Dissesto Banca Marche
Il memoriale di Vallesi:
“Veicolata una sola verità”

LA RICOSTRUZIONE - L'ex vice direttore generale di BM, indagato dalla Procura di Ancona per associazione a delinquere, dà la propria versione dei fatti. Critiche alla nuova dirigenza per l'entità degli accantonamenti. "Tutte le delibere segnalate nelle ispezioni furono approvate dal Cda e dal comitato esecutivo"
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L'ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

L’ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

 

L’ex vice direttore generale di Banca Marche, il maceratese Stefano Vallesi, ha deciso di rendere nota la propria versione a proposito dei fatti che hanno portato al dissesto dell’istituto di credito commissariato da ormai un anno dalla Banca d’Italia per perdite, sopraggiunte in poco più di un anno, superiori al miliardo di euro. Vallesi è stato dal 2009 al 2012 vice direttore generale mercato, con responsabilità tra l’altro nel  comparto creditizio. Licenziato per giusta causa da Banca Marche nel 2013, decisione a cui Vallesi si è opposto con un ricorso al Tribunale del lavoro di Ancona, l’ex vice direttore è attualmente indagato dalla procura dorica con l’ipotesi di essere il promotore – assieme a Massimo Bianconi e  a Giuseppe Barchiesi – di un’associazione per delinquere finalizzata tra l’altro all’appropriazione indebita e alla corruzione tra privati. Raggiunto poche settimane fa da oltre centomila euro di sanzioni comminategli in primo grado dalla Banca d’Italia a seguito delle ispezioni della Vigilanza del 2012 e 2013, Vallesi ha rotto il proprio silenzio per far conoscere la propria verità. E lo ha fatto inviandoci un lungo memoriale che di seguito riportiamo integralmente. Come in tutte le occasioni in cui, a proposito di questa vicenda, abbiamo dato spazio a ricostruzioni in qualche modo personali dei fatti, Cronache Maceratesi è come sempre disponibile a lasciare ampio spazio a chi si sentisse chiamato in causa.

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IL MEMORIALE – Dopo ormai più di 18 mesi ancora non si è fatta chiarezza sulle cause che hanno generato la situazione in cui si è venuta a trovare Banca Marche. La crisi che ha interessato l’economia dal 2008, ancora in atto con forti problemi anche occupazionali, ha contribuito in modo forte a complicare l’attività caratteristica del sistema bancario. Sempre più aziende hanno cessato l’attività e soprattutto sono fallite o aderito a procedure concorsuali visto il calo dei fatturati, la non sopportabilità degli indebitamenti, le insolvenze e soprattutto la costante e progressiva pressione fiscale derivante dall’indebitamento del nostro Paese.

Ho ricoperto il ruolo di vice direttore generale Mercato dal primo agosto 2009 e a fine ottobre 2012 sono stato nominato direttore generale di Carilo Spa ed in data 4.2.2013 licenziato per giusta causa. Le motivazioni addebitatemi, tutte in essere prima della nomina, sono il rischio di concentrazione nel settore immobiliare e verso i grandi prenditori, gli accantonamenti e varie carenze non meglio precisate in merito alla attività della Banca nel settore crediti, nonostante che i rischi di concentrazione siano stati riportati, nel periodo in cui ho ricoperto il ruolo di vice direttore generale, a livelli di normale concentrazione, siano state introdotte modifiche alla struttura distributiva della Banca, siano stati introdotti limiti stringenti all’esercizio dei poteri delegati in materie di credito vista la perdurante critica situazione economica ed avviate le attività, con la consulenza di primaria società del settore fin dall’estate 2011, per la rivisitazione del processo del credito.

Il Gruppo bancario Banca Marche è stato sottoposto a verifiche da parte dell’Organo di Vigilanza dal 2006 in poi con cadenza quasi biennale che si sono sempre chiuse con la irrogazione di sanzioni. La Banca, al termine di ogni ispezione, ha intrapreso con tempestività tutte le attività per eliminare le anomalie rilevate e comunicato tale progettualità e lo stato avanzamento degli interventi, con cadenza periodica, all’organo di controllo. La Banca d’Italia ha concluso una verifica ispettiva sui crediti, la redditività e rischi di tasso a gennaio del 2011. In data 30 marzo 2011 è stato consegnato il verbale ispettivo con un giudizio parzialmente sfavorevole e nel mese di novembre 2011 è stato notificato il procedimento sanzionatorio che riguardava anche l’altra verifica, sempre intervenuta nel 2010, relativa all’antiriciclaggio, con sanzioni da 12mila a 16mila euro. Il sottoscritto non è stato destinatario di tali sanzioni. In quella sede l’Organo di Vigilanza ha verificato tutte le posizioni citate nei verbali ispettivi riferiti alle due verifiche intervenute nel novembre del 2012 e nel marzo 2013, in quanto già affidate prima della mia nomina a Vice direttore generale mercato, concordando con la loro classificazione (sofferenze, incagli, alto rischio, ristrutturati e past-due) e gli accantonamenti per dubbio esito appostati ed ha verificato i criteri di valutazione dei crediti deteriorati utilizzati dalla banca senza muovere eccezioni.

La banca ha sempre operato prevalentemente nel centro Italia (Lazio, Marche, Umbria, Emilia Romagna e da ultimo in Abruzzo) con controparti affidate anche dal resto del sistema bancario e dalle banche di provenienza del nuovo management. Qualcuno ha creduto che la crisi finanziaria non avrebbe interessato il Gruppo Banca delle Marche ma solo le altre banche. Questo è un problema che è divenuto non gestibile nel momento in cui sono state introdotte regole fortemente impattanti (che nessuno ha richiesto visto che l’azione della Banca d’Italia era mirata a verificare nei primi 20 gruppi bancari italiani i criteri di valutazione del credito deteriorato) nella gestione della struttura/banca, che nessuna altra banca ha utilizzato in modo così drastico, che il resto delle banche hanno utilizzato in modo diverso e discrezionale e soprattutto in modo sopportabile rispetto alla dotazione di mezzi patrimoniali vista la natura di copertura di future perdite ipotizzate e non certe.

I citati criteri, che non sono regolamentati ed imposti dalla Banca d’Italia ma decisi in autonomia da ogni banca nel rispetto della normativa dei principi contabili internazionali Ias introdotti fin dal 2005, sono stati modificati nel terzo trimestre del 2012. I nuovi parametri, che nessuna banca in Italia ha applicato con la stessa metodologia, sono stati applicati in sede di chiusura del bilancio 2012, senza verificarne evidentemente l’impatto a conto economico, approvato con la nota perdita di oltre 500 milioni di euro derivante da accantonamenti per dubbio esito per oltre 1 miliardo di euro ad aprile 2013 e con la presa d’atto da parte del Cda. Sono stati approvati dal Consiglio di Amministrazione, seppur più prudenziali rispetto alla media del settore, nel mese di maggio 2013 (dopo la chiusura del bilancio 2012) e adottati da quella data a livello di Gruppo Bancario.

La semestrale al 30 giugno 2013 è stata approvata e chiusa con una ulteriore perdita di oltre 250 milioni di euro derivanti da accantonamenti per oltre 450 milioni di euro. La variazione dei criteri di valutazione delle garanzie immobiliari, acquisite a sostegno delle operazioni di finanziamento a medio e lungo termine, sia a privati che ad imprese, ha introdotto la valutazione degli immobili al valore di pronto realizzo (valore commerciale o costo di acquisto, determinato in presenza di un mercato immobiliare in piena crisi, diminuito minimo del 30%). A tale valore è stato poi applicato un ulteriore abbattimento del 40% per gli immobili residenziali e del 50% per tutte le altre tipologie di immobili compresi quelli in corso di realizzazione (stato avanzamento lavori);

E’ quindi comprensibile, anche da parte di chi non è addetto ai lavori, che il valore di un immobile residenziale acquistato al prezzo di 200mila euro è stato valorizzato circa 84mila euro pari al 42% del costo di acquisto. La Banca ha operato fin dal 2001 utilizzando parametri restringenti per i finanziamenti ipotecari. Nei casi di mutui a privati, ha finanziato fin dal 2001 l’80% del valore cauzionale dell’immobile acquistato (costo di acquisto diminuito del 15% in caso di nuova abitazione e a seguire del 25% nel caso di immobili costruiti da oltre 12 mesi) e quindi a fronte di un costo di acquisto di 200mila euro erogato un finanziamento di 136mila euro pari al 68% del valore commerciale. Da ciò scaturisce che nei casi in cui il mutuo non è in regolare ammortamento (past due) o insorgono eventi pregiudizievoli non sanati, la posizione viene incagliata o trasferita a sofferenza e la Banca ha contabilizza un accantonamento (dubbio esito) di 52mila euro (136mila euro meno 84mila è uguale a 52mila).

Ancora più negativa è la valutazione riferita agli immobili commerciali/industriali o in corso di realizzazione. La banca ha finanziato fin dal 2001 l’80% dei costi di costruzione certificati da tecnico di fiducia e dal 2009 il 50% del costo dell’area e al 70% dei costi di costruzione sostenuti sempre verificati da periti di fiducia e confrontati ai valori Omi. Gli accantonamenti quindi sono stati determinati non a fronte di una perdita certa ma a fronte di stimate soggettive ipotetiche future perdite che si potranno verificare al momento del recupero del credito e forse senza tenere conto delle garanzie fidejussorie garanzie personali acquisite a sostegno dell’affidamento.

Qualcuno ha sostenuto che il grado di copertura del credito deteriorato (accantonamenti) era troppo basso rispetto al resto del sistema bancario. Non ha però tenuto conto che Banca Marche è stata confrontata con altre banche che utilizzano il sistema di rating avanzato e non ha tenuto conto della composizione degli impieghi garantiti rispetto a quelli non garantiti. Ha solo fatto un compito in classe basato solo su dati di bilancio senza considerare ad esempio le percentuali di recupero dei crediti in sofferenza e le plusvalenze nel tempo realizzate. Basti solo sapere che l’adozione del sistema interno di rating validato da Banca d’Italia avrebbe liberato capitale in Banca Marche per un importo stimato tra i 300/400 mln di euro.

La Banca d’Italia, la società di revisione, i Consigli di Amministrazione, i collegi sindacali, i direttori generali, i responsabili delle varie funzioni organizzative della Banca, le funzioni di controllo, i Capi Zona (15), i Titolari di Filiale (circa 300), i Dipendenti (circa 3.000), i Soci (circa 40.000), le Associazioni di categoria, le Banche anche internazionali che hanno perfezionato operazioni di cessione e cartolarizzazione con la Banca, gli Enti (circa 500) di cui la Banca ha gestito le tesorerie o i servizi di cassa, la clientela affidata e non, i Sindacati non hanno mai percepito questa situazione così grave. La Banca ha il potere di modificare le regole gestionali in qualsiasi momento ma deve essere trasparente verso tutti in merito alle cause che generano poi situazioni così difficili e non addossare la colpa a chi non c’è più.

I nuovi complessivi accantonamenti per circa 1,5 miliardi di euro che hanno generato le complessive perdite di circa 750 milioni hanno comportato il fatto che il gruppo bancario non avesse più i requisiti patrimoniali stabiliti dall’Organo di Vigilanza. Dopo il commissariamento della capogruppo è intervenuto il commissariamento della controllata Medioleasing e nel mese di aprile 2014 il commissariamento della controllata Carilo. Il bilancio 2012 della Carilo è stato chiuso con l’applicazione dei vecchi criteri valutativi e la Banca d’Italia che stava effettuando verifiche sulla Capogruppo non ha eccepito alcunché in merito ai dubbi esiti riferiti a clientela affidata comune.

Nel verbale ispettivo riferito alle due verifiche conclusesi nel 2013 il predetto organo di controllo afferma che sono stati utilizzati criteri più prudenziali e non afferma quindi che quelli in precedenza utilizzati non lo fossero. Si pensa che la Banca d’Italia possa affermare che un accantonamento è eccessivo. Di solito pretende l’immediato recepimento a livello di conto economico di quelli che ritiene non adeguati.

Nel mese di novembre 2013 la Banca ha presentato, dopo quelli inviati nel mese di febbraio e marzo 2013, un ulteriore esposto alla Procura di Ancona che ha ipotizzato reati di estrema gravità quali associazione a delinquere ed appropriazione indebita in danno di Banca Marche e Medioleasing, corruzione tra privati, ostacolo alla vigilanza ed altri, a carico di 37 nominativi tra cui il sottoscritto, e le indagini sono ancora in corso. Nel mese di novembre 2013 la Banca d’Italia ha avviato il procedimento sanzionatorio riferito alle ultime due verifiche che si è concluso con la irrogazione delle sanzioni più volte riportate dai giornali a carico degli amministratori di Banca Marche e di Medioleasing e dei rispettivi collegi sindacali in carica fino al 30 aprile 2012, oltre che al sottoscritto, lasciando indenni gli organi societari ed il management che ha gestito il gruppo bancario da quella data fino al commissariamento.

Le motivazioni scaturiscono da anomalie che la Banca d’Italia non ha rilevato nella precedente ispezione, ed in presenza di continui interventi di miglioramento nella gestione dei rischi, dell’operatività e dei controlli, puntualmente e periodicamente comunicati all’Organo di Vigilanza, posizioni affidate già in essere e gestite nella logica di un graduale disimpegno e livelli di concentrazione riportati alla normalità in anticipo rispetto a quanto pianificato nei piani industriali della Banca noti all’organo di controllo.

In merito alla mia situazione professionale ho chiarito quanto accaduto attraverso i due ricorsi pendenti presso il Tribunale di Ancona – Sezione del Lavoro, con le controdeduzioni al procedimento sanzionatorio della Banca di Italia per il quale è stato presentato ricorso presso la Corte di Appello di Roma e attraverso un corposo memoriale depositato presso la Procura di Ancona che sta indagando sulla vicenda. Documenti puntualmente corredati di atti ufficiali della Banca intervenuti dal mese di ottobre 2012.

Fino ad oggi è stata veicolata una sola verità e la unica responsabilità in capo ai vecchi amministratori ed il management in carica fino al mese di aprile 2012, data in cui si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione e a seguire (settembre ottobre 2012) la nuova direzione. Ho tentato di chiarire quanto avvenuto in questo anno e mezzo sia ai presidenti delle Fondazioni che a personaggi politici della regione. Nessuno ha voluto o richiesto chiarimenti, segno evidente che la verità, che non è la mia verità ma gli accadimenti succedutesi, non interessa a nessuno.

Una delle gravi anomalie denunciate è stato il fatto che la semestrale al 30.6.2012 è stata chiusa con un utile di oltre 40 mln ed il bilancio al 31 dicembre 2012 con una perdita di oltre 500 milioni. Come già detto le motivazioni sono state descritte ma amareggia il fatto che chi ha espresso giudizi critici in merito e ha gridato allo scandalo non ha compreso che la marginalità del primo semestre 2012 derivava esclusivamente da plusvalenze realizzate dall’Area finanza della banca attraverso la vendita ed il riacquisto di titoli in portafoglio della banca e non ha notato che gli accantonamenti per il rischio di credito erano di molto superiori a quelli della semestrale al 30.6.2011.

L’aumento di capitale sociale conclusosi nel mese di marzo 2012 è stato allocato tra tutta la clientela della banca ed è stato incrementato il numero dei soci privati ad oltre 40.000 nominativi. Le Fondazioni hanno sottoscritto le quote di loro competenza. Il valore della azione della Banca, a seguire, si è notevolmente ridotto (da 0,85 prezzo dell’aumento di capitale a meno di 0,30) ed i soci lamentano questo fatto. Ritengo che, se esistono i presupposti legali per tutelare la loro situazione, hanno tutto il diritto di agire sulla base però della reale dinamica che ha portato la Banca in questa situazione.

E’ da tutto questo tempo che tento di dare una risposta alla domanda che spesso mi faccio: come mai questa azienda (il gruppo bancario era uno dei primi 20 gruppi in Italia) è stata in appena 9 mesi esclusa dal panorama bancario nazionale?

Tutte le delibere riferite alle posizioni citate nei verbali ispettivi sono state approvate dal Consiglio di Amministrazione o dal Comitato Esecutivo. Ogni qualvolta un consigliere ha richiesto approfondimenti in merito ad una qualsiasi delibera sono stati forniti tutti i chiarimenti e le notizie richieste per consentire l’adeguata informativa utile per l’eventualmente delibera. Con cadenza quindicinale o mensile le Fondazioni sono sempre state informate, attraverso incontri programmati, dal presidente, dai vice presidenti e dal direttore generale sulla situazione aziendale (rischi di credito, rischi di concentrazione, di mercato, di tasso e operativi), sulla progettualità, sui piani industriali e la Loan Policy del Gruppo bancario). Inoltre anche i consiglieri ritengo che abbiano fornito alle stesse aggiornamenti in merito alle attività della Banca.

Le strutture operative della banca hanno agito in questo contesto sempre mettendo in campo la massima attenzione alla gestione dei rischi in portafoglio evitando di assumersi rischi in capo ad altri istituti bancari ma sempre nel rispetto del territorio e del tessuto economico in cui operavano consapevoli che tutte le imprese hanno subito ripercussioni più o meno gravi in termini di fatturato, di liquidità e di redditività e per i privati in termini di occupazione.

Diversi soggetti, emanazione delle fondazioni, hanno partecipato alla gestione della Banca fin dal 1994, data in cui è stata costituita, e hanno partecipato alla gestione anche nel periodo seguente all’aprile 2012. Prima tutto era corretto e poi è diventato tutto sbagliato. Potremmo parlare ancora per tanto tempo ma anche se comprendere la materia è complicato, il tempo è galantuomo, la giustizia farà il proprio corso avvalendosi sicuramente di valide consulenze tecniche e la verità dovrà emergere nell’interesse di tutti e non solo del sottoscritto ed ogni attore dovrà assumersi le proprie responsabilità e rispondere del proprio operato.

Se qualcuno ha utilizzato il ruolo ricoperto nella banca per trarne vantaggi a livello professionale o personale o quant’altro, se ha operato con dolo ed in malafede deve risponderne. Nessuno riuscirà a scalfire la mia onorabilità, trasparenza e correttezza nei confronti di tutti. Chiaro è che ho svolto la mia attività con fermezza e determinazione, visto il particolare momento di crisi, e certamente a qualcuno non sono piaciute le mie decisioni ma ho sempre anteposto gli interessi della Banca a tutto. Ritengo di aver operato in modo corretto ma rimane l’amarezza per quanto sta accadendo.

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