Fondazione Carima chiede 38 milioni
alla società di revisione di Banca Marche

I sottoscrittori dell'ultimo aumento di capitale hanno citato in giudizio davanti al Tribunale di Milano la PriceWaterhouseCoopers ritenendo il prospetto Informativo che aveva redatto prima dell'ultimo aumento di capitale totalmente fuorviante. Gli organi dell'istituzione maceratese hanno intanto deciso di svalutare la partecipazione dell'istituto di credito per altri 40 milioni di euro
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Price Waterhouse Coopersdi Marco Ricci

Se avessero conosciuto la reale situazione di Banca Marche non avrebbero mai sottoscritto l’aumento di capitale conclusosi nei primi mesi del 2012, mentre le uniche informazioni a disposizione erano quelle pubbliche presentate agli azionisti – cioè i bilanci, il piano industriale e il Prospetto Informativo, indicazioni – considerate nel migliore dei casi fuorvianti poiché dipingevano una situazione dell’istituto di credito ben diversa da quella reale. E’ su questa base che è partita nei giorni scorsi l’azione risarcitoria, annunciata da tempo, da parte della Fondazione Carima e di un’altra ventina di azionisti contro la PriceWaterhouseCoopers, la società di revisione che ha certificato i dati con i quali è stato redatto il prospetto informativo relativo all’ultimo aumento di capitale dell’istituto di credito e tutti gli ultimi bilanci di Banca Marche. L’operazione, messa in campo da Banca Marche tra il novembre 2011 e il marzo 2012, aveva portato all’emissione di quasi 212 milioni di nuove azioni al prezzo di 0.85 euro ciascuna, con la Fondazione Carima che sottoscrisse l’aumento per circa 42 milioni di euro. Così la Fondazione Carima e i piccoli azioni che l’hanno seguita – ritenendo totalmente inattendibili i dati certificati dalla Pwc e relativi alla situazione economica e patrimoniale della banca – hanno depositato al tribunale di Milano la citazione contro la PriceWaterhouseCoppers, con la richiesta di condannare la società di revisione al risarcimento del danno emergente e del lucro cessante, un risarcimento che solo per Fondazione Carima potrebbe valere 38 milioni di euro.

Il tribunale di Milano

Il tribunale di Milano

Secondo lo studio legale che ha curato l’atto di citazione, gli azionisti sarebbero stati indotti a sottoscrivere l’aumento di capitale su dati economici e previsioni reddituali di Banca Marche privi di attendibilità mentre, se correttamente informati della situazione reale dell’istituto di credito, non avrebbero acquistato le azioni o lo avrebbero fatto a un prezzo inferiore. Dopo aver citato il prospetto informativo relativo all’aumento 2012- prospetto tra l’altro presentato in Consob la quale, a sua volta, ha aperto un fascicolo per verificare la veridicità del contenuto (leggi l’articolo) – e ritenuto in qualche misura ingannevole al pari degli altri documenti ufficiali a cui potevano accedere i sottoscrittori, l’atto presentato in tribunale rimarcherebbe proprio la differenza tra quanto comunicato e la situazione reale di Banca Marche, con le ben note perdite superiore al mezzo miliardo di euro che l’istituto accumulò a fine 2012, dopo una semestrale chiusa addirittura in attivo per 66 milioni di euro. Le perdite, secondo i legali, si sarebbero accumulate in così breve tempo non a causa di eventi straordinari, ma di un loro illegittimo occultamento nei bilanci, tesi questa almeno in parte avvalorata anche dai commissari Feliziani e Terrinoni i quali – nelle lettere di diffida inviate agli ex-amministratori – hanno parlato di bilanci sostanzialmente falsificati fin dal 2006 (leggi l’articolo).

Il frontespizio del prospetto informativo relativo all'aumento di capitale BM del 2012

Il frontespizio del prospetto informativo relativo all’aumento di capitale BM del 2012

A conferma della propria tesi, gli azionisti citano inoltre i pesantissimi verbali allegati all’avvio delle procedure sanzionatorie inviati dall’autorità di Vigilanza agli amministratori di Banca Marche (leggi l’articolo), verbali che, secondo lo studio legale, dimostrerebbero la totale inaffidabilità dei bilanci certificati dalla Pwc e utilizzati per la compilazione del Prospetto informativo. Come esempio viene citata la quantità di rettifiche messe a bilancio nella semestrale 2012, quei 70 milioni di euro che a fine anno raggiunsero l’iperbolica cifra di 800 milioni di euro. Entrambi i bilanci furono certificati dalla Pwc, alla quale viene così addebitato di aver certificato tutto, mentre la società di revisione avrebbe dovuto verificare negli anni l’adeguatezza di quanto scritto nei bilanci. Ma è sul Prospetto Informativo relativo all’aumento di capitale che insisterebbero in maniera articolare i legali dei sottoscrittori, prospetto che avrebbe influenzato in maniera determinante gli azionisti verso l’acquisto ad inizio 2012 delle azioni BM, rappresentando una situazione della banca ben diversa da quella reale.

Le responsabilità della PriceWaterhouseCoppers, secondo gli azionisti, si estenderebbero anche al ruolo che dovrebbero avere le società di revisione e la cui attività non si fermerebbe ad un controllo formale dei dati ma di verifica della loro correttezza, contestando inoltre alla Pwc una colpevole inaccuratezza sulle previsioni fatte sulla redditività di Banca Marche, contribuendo così a dare una rappresentazione totalmente fuorviante dell’istituto di credito. Dunque, sentendosi fuorviati da quei documenti pubblici in qualche modo certificati dalla PriceWaterhouseCoopers, i sottoscrittori dell’aumento di capitale chiedono il risarcimento dell’intero investimento, lamentando un danno per azione pari alla differenza tra il prezzo di acquisto (0.85 euro) e quello attuale (0.3 circa), cioè di 0.55 euro. Inoltre i sottoscrittori chiedono il rimborso per il lucro cessante, cioè per la mancata redditività dell’investimento che, nel caso di Fondazione Carima, viene stimato in più di 11 milioni di euro.

 

La sede della Fondazione Carima

La sede della Fondazione Carima

Nel frattempo gli organi della Fondazione Carima hanno deciso di svalutare per il secondo anno consecutivo il portafoglio di azioni Banca Marche, ritenendo che l’istituto di credito abbia subito nel corso del 2013 un’ulteriore perdita di valore di natura durevole. Così il prezzo a bilancio 2013 della singola azione – calcolato soppesando i valori del titolo Banca Marche nel secondo semestre del 2013 e i risultati dell’istituto di credito 30 giugno dello stesso anno – è stato portato a 0.43 euro, dallo 0.57 euro del bilancio nel 2012, per una perdita di patrimonio poco inferiore ai 40 milioni di euro. Una svalutazione delle azioni Banca Marche che, sommata a quella che la fondazione maceratese aveva già effettuato del 2012, ha diminuito il valore del portafoglio di azioni della banca conferitaria per un totale di 71 milioni di euro.

 

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