Dossier Banca Marche
Un disastro annunciato dal 2010
La Vigilanza aveva scritto tutto

IN ESCLUSIVA I CONTENUTI DEI VERBALI ISPETTIVI - Le lettere di Visco del 2012 non furono affatto fulmini a ciel sereno. Le ispezioni di oltre tre anni fa sul processo creditizio nella capogruppo e su Medioleasing avevano già portato a rilievi pesantissimi. Nei verbali una sfilza di "non coerente", "inefficace", "manchevolezze d'ampia portata" e "aggravamento del rischio". Dure critiche ai collegi sindacali. "La difesa delle performance ha accresciuto i rischi creditizi e finanziari"
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Banca_Marche_Jesi (4)di Marco Ricci

Un miliardo di euro di perdite per Banca Marche, Medioleasing al limite della liquidazione se non fosse intervenuta  la Banca d’Italia, delle tante ipotesi che hanno portato al dissesto del gruppo una non è più sostenibile. Cioè che la Vigilanza ben prima del 2012 avesse segnalato poco o niente agli amministratori. Questa affermazione, su cui si è molto battuto anche per minimizzare a suo tempo le condizioni del gruppo, non è infatti assolutamente vera. E coincide inoltre con quanto i commissari Feliziani e Terrinoni – dall’autunno 2013 alla guida dell’istituto – hanno recentemente sottolineato nelle lettere di diffida inviate agli ex vertici dell’istituto di credito (leggi l’articolo), laddove si segnala come molti rilievi furono mossi a Banca Marche dalla Vigilanza fin dal 2006. Ma senza arrivare così lontano nel tempo, è sufficiente partire da due ispezioni. Quella sul credito condotta in Banca Marche tra la fine del 2010 e i primi giorni del 2011 e quella effettuata qualche mese prima in Medioleasing, nonché dai relativi verbali ispettivi che lasciano davvero pensare a un disastro annunciato.

Entrambe le ispezioni – oltre a quella sull’antiriciclaggio condotta nella stesso periodo – si chiusero con giudizio parzialmente sfavorevole e portarono, sempre nel 2011, all’emissione di sanzioni da parte del direttorio di Via Nazionale per il dg Bianconi, per il collegio sindacale e per il consiglio di amministrazione di Banca Marche.

La sede romana di Banca d'Italia (Fonte: wikipedia.org)

La sede romana di Banca d’Italia (Fonte: wikipedia.org)

Ma come mai, si chiedono in molti, quelle ispezioni non rivelarono già allora le ingenti perdite accumulate dal gruppo nel biennio successivo? La risposta non necessita di tirare in ballo misteriose forze occulte o negligenze particolari. Al di là infatti del successivo irrigidimento di Via Nazionale sulle valutazioni dei crediti e delle garanzie applicato a tutto il sistema bancario e degli effetti peggiori della crisi economica ancora da venire, quelle ispezioni, durate circa tre mesi, non erano mirate a valutare lo stato del credito e delle garanzie – per fare questo la nuova dirigenza di Banca Marche ha impiegato un anno e mezzo – ma semplicemente a valutare il sistema del credito. Sistema che ad occhio e croce, leggendo i verbali consegnati in Banca Marche oltre tre anni fa, faceva acqua da tutte le parti.

 

banca_marcheISPEZIONE SUL SISTEMA DEL CREDITO IN BANCA MARCHE – “In una sfavorevole fase di mercato – iniziano i rilievi ispettivi sulla capogruppo – è stato privilegiato l’obiettivo di difendere le performance economiche ricorrendo anche a iniziative che hanno accentuato i rischi creditizi e finanziari. […] E’ aumentata la concentrazione del credito nel settore immobiliare e verso grandi imprenditori di modesta qualità, nonostante il dichiarato obiettivo di orientarsi verso erogazioni retail e a minor rischio”. E dopo le ben note lacune del reporting interno dai toni rassicuranti e le competenze e la composizione dei comitati direzionali poco funzionali a un’efficace visione d’insieme dei rischi, il verbale segnala come i rischi di liquidità fossero stati “a lungo fronteggiati sul piano meramente tattico”.

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Poi gli ispettori riversano sul sistema del credito di Banca Marche un fuoco di fila di “non coerente”, “inefficace”, “poco efficiente”, “manchevolezze d’ampia portata”, per arrivare a parlare di un collegio sindacalenon in grado di rilevare le problematicità emerse nel corso del presente accertamento, per la scarsa attenzione ai processi core dell’azienda […] e la sua carente azione propositiva per migliorare i sistemi di controllo interni”.

E dopo un passaggio sull’eccessiva esposizione verso i grandi gruppi, arrivano i “frequenti sostegni a iniziative rapidamente degradatesi” e la concessione di nuova finanza per rimodulare le posizioni debitorie e per porre sotto traccia latenti difficoltà di alcuni imprenditori,  andando nel complesso ad attenuare la percezione del rischio. E se questo non bastasse, il verbale ricorda come alcune criticità non fossero state rimosse  neppure dopo che la task force interna sul credito individuò “ampie anomalie sfuggite agli ordinari controlli”.

Giusto en-passant, comunque, gli ispettori della Banca d’Italia un occhio sullo stato del credito di Banca Marche lo mettono. E partendo dalla situazione a luglio del 2010 aumentano di 198 milioni di euro le sofferenze, di 181 milioni di euro gli incagli, diminuendo allo stesso tempo per 82 milioni di euro i crediti scaduti che probabilmente erano passati a peggior sorte. Insomma, un 20% di sofferenze in più e un 25% di incagli in più rispetto a quanto segnalato dalla banca e che, secondo la Vigilanza, aumentarono le previsioni di perdita di una sessantina di milioni.

 

medioleasingISPEZIONE SU MEDIOLEASING – In Medioleasing non andò affatto meglio. Tutt’altro se, una volta  esaminato solo un campione delle posizioni, gli ispettori lasciarono la controllata di Banca Marche dopo aver aumentato di quasi il 300% le sofferenze, scrivendo di un significativo deterioramento del portafoglio e della sottovalutazione dei rischi assunti. “L’analisi condotta in sede ispettiva – scrivono gli ispettori a fine estate del 2010 – ha evidenziato un significativo accrescimento del rischio rispetto alle  segnalazioni aziendali”, con le posizioni ad alto rischio che per l’organo di vigilanza erano pari al 30% su un totale di circa 1,7 miliardi di euro di portafoglio.

Così, a metà 2010, su Medioleasing piovve una grandinata di “rapido degrado delle posizioni supportate“, “operazioni a favore di società con scarsa dotazione patrimoniale“, “sovvenzioni accordate nonostante la criticità dei clienti“, sostegno ad  aziende in difficoltà per ripianare pregresse situazioni debitorie verso il sistema creditizio e via dicendo. Ma i rilievi  non si fermano qui. Perché oltre a sottolineare la non completamente adeguata operatività dei controlli interni, l’inefficienza del monitoraggio, le lacunose segnalazioni alla centrale rischil’inadeguatezza delle verifiche per sapere chi si coprisse dietro le società fiduciarie, la mancanza di approfondite analisi nei finanziamenti a Sal, l’eccessivo potere della direzione commerciale, arriva l’affondo verso il collegio sindacale. Un collegio sindacale che non sarebbe intervenuto per “stigmatizzare l’inadeguatezza della struttura organizzativa e le non sempre corrette prassi operative nel processo creditizio”.

 

 

Luciano Goffi, attuale direttore generale di Banca Marche

Luciano Goffi, attuale direttore generale di Banca Marche

Dunque nel 2010 la Vigilanza, nella stretta competenza di quelle ispezioni, non solo vide ma forse vide anche piuttosto bene le condizioni del processo creditizio in Banca Marche, tanto che anche gli ispettori che si occuparono di antiriciclaggio si accorsero della necessità di approfondire la valutazione del credito. E, per comprendere l’efficienza dei processi in Medioleasing, si potrebbero citare i risultati dell’ispezione interna, promossa dalla nuova dirigenza guidata da Luciano Goffi, e condotta su dieci operazioni della controllata di Banca Marche. Le anomalie rilevate furono così gravi e diffuse da non poter essere utilizzata una normale scala di rischio, con il gruppo che, solo per queste dieci operazioni, mise in conto una previsione di perdita di quasi 50 milioni di euro. Di una di queste operazioni, quella riguardante i famosi capannoni fantasma e che è forse sintomatica di come funzionassero a volte le cose in Medioleasing, abbiamo parlato diffusamente in un altro articolo (leggi qui).

Il Governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco

Il Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco

IL PERCHE’ DELLE LETTERE DI VISCO – I risultati di queste due ispezioni del 2010 diventano centrali anche per comprendere perché Banca Marche decise nel 2011 di individuare un condirettore da affiancare a Bianconi – condirettore che non arriverà mai – e l’origine delle due comunicazioni del governatore della Banca d’Italia che pervennero in Banca Marche il 9 gennaio e il 12 giugno del 2012. Comunicazioni che dunque per Banca Marche non furono affatto fulmini a ciel sereno, ma la naturale conseguenza di rilievi già mossi e di criticità con tutta probabilità non rimosse. Nonostante l’istituto guidato da Massimo Bianconi avesse infatti ribattuto punto su punto alle osservazioni ispettive – in taluni casi accettandone i rilievi, in altri rifacendosi alla politica di sostegno al territorio e alla sua economia, in altri sottolineando le azioni intraprese o non condividendo le contestazioni – per Bankitalia l’intero sistema di controllo e del credito era “caratterizzato da debolezze e disfunzioni in tutte le sue fasi”, come scrisse poi Visco nel 2012.

 

L'ex-dg di Banca delle Marche, Massimo Bianconi.

L’ex-dg di Banca delle Marche, Massimo Bianconi.

Viene però da domandarsi, davanti a tali e tanti rilievi, il motivo della successiva lentezza e delle resistenze emerse nel Cda dell’istituto per il ricambio della dirigenza. Non sarebbe proprio la dirigenza ad avere la responsabilità di far funzionare i processi e i controlli? Non è un direttore generale, a cui molti poteri furono concessi, a dover far funzionare la macchina? Un imprenditore, come avrebbe reagito davanti a tre ispezioni nessuna delle quali si era conclusa con esito positivo se si fosse trattato della propria azienda? Avrebbe lasciato tutti ai loro posti e avrebbe continuato a tessere lodi ai massimi vertici aziendali come è accaduto in Banca Marche fino al 2012? Molto probabilmente no. E forse di questo andrebbe compresa la ragione o qualcuno dovrebbe spiegarla ai tanti piccoli azionisti che nel 2012 diedero nuovamente fiducia all’istituto sottoscrivendo l’ultimo aumento di capitale.

L'ex d.g. Massimo Bianconi, il vice-presidente Michele Ambrosini, l'attuale d.g. Luciano Goffi e il presidente Lauro Costa

L’ex d.g. Massimo Bianconi, l’ex presidente Michele Ambrosini, l’attuale d.g. Luciano Goffi e l’ex presidente di Banca Marche, Lauro Costa

Ovviamente è possibile che alcuni consiglieri non abbiano compreso la gravità dei rilievi  o che le contromisure messe in atto – che in alcuni casi vi furono, come ad esempio per l’antiriciclaggio – non si dimostrarono efficaci come sperato. Il fatto certo è che è falso affermare che la Vigilanza prima del 2012 non avvertì gli amministratori di Banca Marche.  Si potrebbe al limite obiettare come l’azione di Bankitalia potesse essere da subito più incisiva, ma un punto va ricordato. Che la banca non era diretta e amministrata da Banca d’Italia – la quale peraltro si muove nelle strette competenze del Testo Unico Bancario – ma dal dg Bianconi, dai presidenti, dai sindaci e dai consiglieri di amministrazione i quali avranno letto i rilievi di cui abbiamo parlato tanto quanto il direttorio di Via Nazionale che poi comminò le sanzioni.

Dunque oggi, guardando a quelle ispezioni di più di tre anni  fa, è difficile affermare che non si potesse almeno sospettare cosa si sarebbe abbattuto in seguito sul gruppo Banca Marche. Un gruppo che nei mesi successivi alle ispezioni non solo cedette i propri immobili ma invitò le fondazioni e i piccoli azionisti a sottoscrivere il nuovo aumento di capitale. Aumento di capitale e immobili bruciati in poco più di un anno, insieme ad altre centinaia di milioni di euro di patrimonio, complice una fallimentare e inadeguata politica economica regionale fatta spesso più di slogan che di altro, incentrata sull’edilizia e spazzata via dalla crisi.

 

 

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