Caos BdM, salta Masera presidente
Cesarini si dimette dal Cda

Ipotesi Commissario più vicina. L'ex ministro eletto dall'Assemblea assieme al commercialista civitanovese Mario Pirro, non si presenta e avanza delle riserve sulle mancate garanzie per l'aumento di capitale di 400 milioni. Fondazione Carima convoca d'urgenza i suoi organi di governo
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Rainer Masera

Rainer Masera

 

 

Aggiornamento delle ore 22.40 – Le dimissioni dal Cda di Banche delle Marche del Consigliere Francesco Cesarini – ex presidente di Borsa Spa e di Bpm ed espressione della Fondazione Carima – ha indotto la Fondazione maceratese a convocare d’urgenza il Consiglio di Amministrazione e l’Organo di indirizzo per la giornata di domani (venerdì) alle 15.30.  L’unico punto all’ordine del giorno di cui si discuterà  riguarda ovviamente le urgenti questioni relative a Banca delle Marche. A questo proposito, e nel contesto complessivo della giornata, le dimissioni di Cesarini appaiono un gesto estremamente forte e significativo. Non si può non ricordare infatti la missiva che lo stesso Cesarini – assieme all’altro “tecnico” espressione di Fondazione Carima, Giuseppe Grassano – inviarono qualche mese fa al Presidente Gazzani per informarlo di come Il cda di Banca delle Marche “ha stentato e ancora stenta a rendersi pienamente conto delle gravi difficoltà della banca e si adopera per rallentare i cambiamenti della struttura di vertice dell’istituto.” Un gesto dunque, le dimissioni di Cesarini, che insieme alla mancata nomina di Masera a Presidente dimostrano le profonde differenze di vedute esistenti tra i tecnici e alcune delle Fondazioni. Una divergenza sullo stato attuale e sul futuro di Banca delle Marche che – se non ricomposta – potrebbe indurre Banca d’Italia ad un intervento più diretto e incisivo sull’Istituto Bancario, quale ad esempio la nomina di un Commissario. Nomina che, alla luce di quanto accaduto oggi, appare sempre meno remota.

(m .r.)

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Appello all’unità delle Fondazioni proprietarie di Banca Marche in vista delle grandi sfide dei prossimi mesi indicata da Banca d’Italia: aumento di capitale fino a 400 milioni e varo del piano industriale 2013-2016. Lo ha rivolto il vicepresidente di BM, Federico Tardioli, all’assemblea dei soci riunita oggi per eleggere i consiglieri Rainer Stefano Masera e Mario Pirro.

Ammettendo di fronte all’uditorio una personale “sensazione di pessimismo” e “la perdita del sonno”, Tardioli ha chiesto di “non abbandonare la nave in un momento di difficoltà come l’attuale”, ed ha sollecitato tutti – proprietà, piccoli azionisti, clientela – “a sentire un senso di appartenenza nei confronti della Banca”.

Come da programma, in virtù della possibilità di votare una sola lista delle due presentate agli azionisti, sono stati eletti l’economista Rainer Masera, presentato da Fondazione CariPesaro con il 59,82% dei voti grazie anche al supporto di Fondazione Jesi e Intesa San Paolo spa, ed il commercialista Pirro presentato da Fondazione Carima con il 34,32% dei voti. Ma nonostante l’appello di Tardioli, la coesione è mancata. Lo ha reso evidente l’assenza in assemblea del presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani, e il mancato intervento dei maceratesi sulle intenzioni di voto, fattori interpretati da qualcuno come un segnale di freddezza nei confronti della convergenza tra le fondazioni di Jesi e Pesaro sul nome di Rainer Masera come futuro presidente di BM senza preventivo accordo con Macerata da cui comunque era arrivato il benestare. Tuttavia Gazzani aveva già comunicato la sua impossibilità a partecipare per motivi personali e la Fondazione Carima era rappresentantata  dal consigliere Marcello Mataloni il quale ha regolarmente partecipato all’assemblea e votato per la propria lista.

Assente in assemblea lo stesso Masera, che pur eletto non ha partecipato al suo primo Cda: l’ex ministro avrebbe infatti chiesto di attivare un consorzio bancario di garanzia sull’aumento di capitale fino a 400 milioni deliberato da BM quale condizione per la sua nomina a presidente. In forte dubbio dunque una sua veloce nomina alla guida dell’istituto, come inizialmente previsto.
Messi ai voti i nomi di Rainer Masera e di Mario Pirro, si è astenuta nell’assemblea dei soci di Banca Marche la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, con il presidente Fabio Tombari che ha ricordato la vertenza legale in corso dal 2012 con BM sulla mancata rappresentanza ai fanesi nel cda e nel collegio sindacale. Astenuti anche i dipendenti azionisti, riuniti nell’associazione Dipendiamo Banca Marche, con il presidente Sandro Forlani che, pur apprezzando i profili professionali di Masera e Pirro, ha chiesto chiarezza sul passato e sul presente di BM (“come si è potuto logorare il patrimonio della banca? Sull’aumento di capitale, chi mette i soldi, e per quali fini?”). Voto contrario dall’associazione jesina degli azionisti privati, con Giampiero Ganzetti che alle Fondazioni proprietarie ha ricordato le richieste, disattese, di un “rinnovamento generale del cda” e di dare “adeguata rappresentanza ai 40 mila soci privati che rappresentano circa il 33% del capitale sociale della banca”.
Tra gli interventi più polemici, anche quello di un pensionato, Enzo Bonacucina, che ha detto di sentirsi danneggiato dalla repentina perdita di valore delle azioni, e che ha minacciato di mettersi in catene “davanti ai cancelli della banca”. Fondazioni CariPesaro e Carisj hanno dato segnali di apertura agli azionisti privati, ma prima occorre rafforzare il patrimonio della banca.
Il presidente pesarese Gianfranco Sabbatini si è augurato che “all’appello dell’aumento di capitale siano in primo luogo i marchigiani a rispondere, e poi di seguito tutti gli altri soggetti che potranno aiutarci. Sarà questa la sede per dare agli azionisti privati la giusta rappresentanza”. Per il neo presidente della fondazione jesina, Alfio Bassotti, “é probabile che le fondazioni proprietarie non avranno più la maggioranza assoluta della Banca, e forse nemmeno quella relativa, non potendo partecipare all’aumento di capitale. Per questo un orizzonte comune con i piccoli azionisti è possibile”.
Bassotti ha inoltre chiarito che Banca d’Italia, nella lettera inviata lo scorso 25 giugno ai vertici BM, ha dettato i tempi per il varo dell’aumento di capitale (“entro settembre”) e per l’approvazione del nuovo piano industriale, “entro il 25 luglio”.

Si profila dunque un dietrofront di Masera per la presidenza di Banca Marche che sarebbe riconducibile alle mancate risposte alla sua richiesta di un consorzio bancario di garanzia per il maxi-aumento di 400 milioni richiesto dalla Banca d’Italia, di cui 300 subito e 100 da chiamare nei prossimi 24 mesi.

L’ex ministro, non presente alla riunione del Cda ancora in corso,  si è riservato di fare pervenire al più presto le proprie determinazioni ma di sicuro a questo punto non accetterà la presidenza senza ricevere garanzie. Tutto ciò determina quindi grande possibilità in ordine a come sono state condotti i contatti e le trattative da parte della Fondazione di Pesaro con questo personaggio di grande rilievo. E’ singolare infatti che tutte queste problematiche non siano state sviscerate e definite prima della candidatura, visto che già si conoscevano perfettamente i grandi problemi dell’Istituto segnalati ai presidenti delle Fondazioni dalla stessa Banca d’Italia.

 Inoltre, nel corso della odierna riunione consiliare, ha rassegnato le proprie dimissioni, con effetto immediato, il consigliere indipendente Francesco Maria Cesarini (espressione della Fondazione Carima), il quale sarà sostituito quanto prima secondo le vigenti disposizioni di legge e di statuto. A quanto risulta Cesarini, banchiere milanese di grande prestigio, è sempre stato fortemente critico nei confronti dell’attendismo che l’attuale Cda ha utilizzato in questo ultimo anno di attività. 

(Servizio in aggiornamento)

 

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