Banca Marche, gli indagati salgono a 37
Altri 10 nomi nel fascicolo della Procura

I magistrati dorici hanno riunito due diversi filoni e chiesto la proroga di indagine. Nel frattempo Consob ha mosso a Massimo Bianconi e agli ex amministratori una contestazione formale. Sotto la lente della Commissione il prospetto informativo del 2012 quando venne aperto l'ultimo aumento di capitale
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AGGIORNAMENTO – Banca Marche, indagato l’intero ex Cda. Spuntano i nomi di Bianchi, Volpini ed Ercoli (LEGGI L’ARTICOLO).

di Marco Ricci

Sale a trentasette il numero degli indagati in relazione al fascicolo aperto dalla Procura di Ancona sulle vicende che hanno portato al dissesto di Banca Marche, l’istituto posto lo scorso anno in amministrazione straordinaria da Banca d’Italia. Dopo le dure contestazioni mosse tra gli altri all’ex-dg Massimo Bianconi, agli ex-vice presidenti Costa, Perini e Ambrosini e ai quattro ex-vicedirettori, gli inquirenti hanno iscritto altri dieci nomi nel registro degli indagati. Tra loro ci sarebbero alcuni ex-amministratori in carica dal 2009 al 2012 anche se al momento di questo non si è avuta verifica certa.

Le nuove iscrizioni sarebbero dovute all’ingresso nel fascicolo principale di un secondo filone di indagine già aperto da tempo. Da quanto trapela le contestazioni sarebbero relative a fatti accaduti dal 2006 in avanti. Sempre la Procura ha avanzato la richiesta di proroga delle indagini, una richiesta di proroga che – automaticamente – avrebbe portato alla notifica d’indagine per gli altri nove indagati.

I titolari dell’inchiesta Banca Marche – i sostituti Andrea Laurino, Valeria Sottosanti e Marco Pucilli, coordinati dalla procuratrice Elisabetta Melotti ed affiancati dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Ancona guidata dal colonnello Gianluca Filippi – hanno fin qui avanzato ipotesi di reato che vanno dall’associazione a delinquere all’appropriazione indebita, oltre alla corruzione tra privati, all’ostacolo all’attività di vigilanza e al falso in bilancio. L’istituto, dalla seconda metà del 2012 ad oggi, ha accumulato perdite per circa un miliardo di euro, con la necessità di una ripatrimonializzazione che si immagina oggi dell’ordine dei 700 milioni di euro.

consobLE CONTESTAZIONI DELLA CONSOBAnche Consob, nel frattempo, dopo l’apertura di un dossier (leggi l’articolo) ha mosso delle formali contestazioni a Massimo Bianconi, agli amministratori e al collegio sindacale di Banca Marche in carica ad inizio 2012 per le informazioni contenute all’interno del prospetto informativo redatto dall’istituto in riferimento all’aumento di capitale dello stesso anno quando la banca emise emise circa 212 milioni di nuove azioni al prezzo di 0.85 euro, per un controvalore complessivo di 180 milioni di euro. In Consob erano arrivati diversi esposti, uno dei quali, come avevamo riportato (leggi l’articolo), lamentava tra l’altro come lo scenario della banca rappresentato nel prospetto sarebbe stato ben diverso dal contenuto della lettera del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, recapitata in Banca Marche ai primi di gennaio dello stesso anno.

Uno degli addebiti mossi adesso da Consob sarebbe proprio l’omissione nel prospetto informativo delle durissime critiche allora sollevate da Visco il quale aveva espressamente parlato delle inadeguatezze degli assetti interni di Banca Marche, “inadeguatezze anche alla base della significativa esposizione aziendale ai rischi creditizi e finanziari. Il processo del credito – proseguì visco – risulta caratterizzato da debolezze e disfunzioni in tutte le sue fasi, il che ha contribuito, anche data l’avversa fase congiunturale, allo scadimento della qualità del portafoglio.”

Banca_Marche_Jesi (4)In relazione alle informazioni fornite in quell’occasione agli azionisti, la Procura di Ancona ha già posto sotto indagine Massimo Bianconi, Lauro Costa, Michele Ambrosini, Tonino Perini, Pier Franco Giorgi, Claudio dell’Aquila, Leonardo Cavicchia, Stefano Vallesi, Fabio Baldarelli, Giuseppe Barchiese, Daniele Cuicchi. Secondo i magistrati gli indagati avrebbero contribuito ad occultare dati e notizie con “l’intenzione di ingannare i destinatari del prospetto e in modo idoneo indurli all’errore”. Una cinquantina di azionisti privati, oltre alla Fondazione Carima, hanno invece intrapreso presso il tribunale di Milano un’azione risarcitoria contro la Pwc, l’allora società di revisione che redasse il prospetto informativo del 2012.

Alle contestazioni di Consob seguiranno adesso le memorie difensive degli amministratori e solo al termine della procedura, che non si immagina breve, la commissione deciderà se emettere o meno eventuali sanzioni.

 

 

 

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