Commenti choc di Paolorossi,
sdegno dalle donne del centrosinistra:
«Si scusi, pura viltà istituzionale»
MACERATA AL BALLOTTAGGIO - Appello alle candidate del centrodestra: «Si dissocino, la dignità di genere non ha colore politico». Nel mirino le parole sessiste che il sindaco di Filottrano ha rivolto alla candidata Helena Pieroni

A sinistra Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano; a destra un’iniziativa delle donne del centrosinistra
«Pensa a quando hai perso la verginità. Avevi comunque perso ma sei stata felice lo stesso. Noi siamo messi uguale a te. Contenta tu, contenti noi. Ossequi». Una risposta a dir poco fuori dalle righe quella del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi a un commento Facebook di Helena Pieroni, candidata della lista Altra Macerata a sostegno di Gianluca Tittarelli. La donna aveva semplicemente fatto notare, in un suo commento, che «in termini di voti effettivi, dal 2020 avete perso più di 2000 voti. Contenti voi».

Gli screenshot dei commenti “incriminati”
Un affondo violento quello di Paolorossi che poi aveva pure rincarato la dose alla semplice risposta di Pieroni. «Il suo commento dimostra già da solo il suo squallore», aveva replicato l’esponente di Altra Macerata, trovandosi rovesciate addosso altre parole al vetriolo: «Il tuo commento dimostra che non hai vergogna, perciò curati sempre se trovi uno capace di curarti e poi continua a rosicare. Perché il tuo livello è quello di rosicare. Ossequi».

Helena Pieroni
Parole violente che hanno spinto le donne e candidati della coalizione di centrosinistra a prendere una posizione netta e ferma. «Pretendiamo scuse pubbliche e la rimozione istantanea di ogni commento offensivo da parte di Paolorossi – affermano in una nota congiunta – e chiediamo alle sostenitrici di Parcaroli una condanna unanime. Solo l’altro ieri celebravamo la Festa della Repubblica, ricordando con orgoglio il ruolo fondante delle 21 madri costituenti e la dura, instancabile lotta che ha portato le donne a conquistare il diritto di voto. Oggi, ci troviamo a dover subire l’ennesimo, intollerabile insulto al genere femminile da parte di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe invece difendere la Costituzione. Le dichiarazioni sessiste del sindaco di Filottrano, Luca Paolorossi, scritte su Facebook a una nostra amica candidata solo perché si era permessa di commentare dei numeri sui voti avuti dalla coalizione di Parcaroli, sono un attacco violento che respingiamo al mittente con rabbia e fermezza. È inaccettabile che un primo cittadino utilizzi i canali pubblici per vomitare stereotipi degradanti e linguaggi patriarcali che offendono la dignità di tutte noi. Chi indossa la fascia tricolore rappresenta lo Stato: ridurlo a megafono di volgarità sessiste è un atto di pura viltà istituzionale che avvelena la politica di tutto il nostro territorio».
Per questo le donne del centrosinistra auspicano una presa di posizione anche dalle loro omologhe di centrodestra. «Non siamo disposte a tollerare un millimetro di arretramento culturale. Come donne della coalizione di centrosinistra di Macerata a sostegno del candidato sindaco Gianluca Tittarelli, crediamo fermamente che la dignità di genere non abbia colore politico – rimarcano – per questo motivo, rivolgiamo un appello pubblico e perentorio a tutte le donne e le candidate che sostengono Sandro Parcaroli: dissociatevi apertamente e senza ambiguità dalle parole e dai metodi di Luca Paolorossi. Il silenzio di fronte al sessismo è complicità. Dimostrate che la difesa delle donne viene prima delle alleanze e delle convenienze di partito. Siamo vicine ad Helena a cui esprimiamo la piena e convinta solidarietà».







































Grazie ai social è molto più agevole trascinare le persone in tribunale: Verba volant, scripta manent.
Riguarda tutti quando si ha a che fare con rozzi pecoroni prepotenti irrispettosi cafoni. vatti a fidare di questi personaggi, come possono essere imparziali e mettersi a disposizione della collettività?
Rispetto ai toni e alle parole inaccettabili di Paolorossi, le donne del centrosinistra non trovano di meglio che colpevolizzare le donne del centrodestra! Si arriva a rivolgere “un appello perentorio”, manco fossero state loro a offendere Helena Pieroni! Addirittura si ripete uno stereotipo imbarazzante e di altri tempi, mettendo in capo alle donne pure la colpa di non saper reagire abbastanza: “il silenzio di fronte al sessismo è complicità”. Se proprio dovete usare elettoralmente questo brutto episodio, pigliatevela con gli uomini del centrodestra!
Ode a ‘sta politica scellerata
Ah, che schifezza ‘e tiempo, signori miei,
che arena ‘e gladiatori senza gloria!
Da na parte ‘o maschio che se sente guappo
e tira ‘na frecciata comme a na lama:
«Penza a quanno hai perzo ‘a verginella…»
Parole ‘e caserma, fetente ‘e fango,
che fanno ‘e femmena na cosa, nu straccio,
nu sacco ‘e risate pe’ fa’ figura ‘e ommo.
E dall’ata parte? ‘O coro ‘e l’indignate,
cu ‘e lettere collettive, cu ‘e appelli,
«Pretendimme ‘e scuse! È viltà istituzionale!»
Tutto ‘o teatro pronto, tutte ‘e luci accese,
‘a dignità ‘e femmena diventa bandiera
pe’ fa’ guerra ‘e parte, pe’ piglia’ quatte vote.
Nun è giustizia, è sulo ‘na sceneggiata
cchiù amara ‘e nu caffè senza zucchero.
Povera creatura umana esposta,
che nun è né ‘e destra né ‘e sinistra,
ma sulo nu core che sente ‘o sfregio!
Guardatela ‘n faccia a chella donna,
nun comme pedina ‘e coalizione,
ma comme criatura ca se sente nuda
davanti a mille uocchie ca ridono.
‘Sta politica s’è fatta na taverna
addó se sputa verità e se magna dignità.
‘A forza se veste ‘a cravatta,
‘o vittimismo se mette ‘o rossetto,
e tutti e dduje se scurdano ‘o ppuro:
ca l’ommo è ommo, ca ‘a femmena è femmena,
e tutte e dduje tenimmo ‘na sola pelle
che se straccia facile cu ‘e parole.
Napule mia, ca sempre ha saputo
ride’ cu ‘o ppoco e chiagnere cu ‘o niente,
nun te scurdà ‘o decoro antico,
chillu silenzio ca vale cchiù ‘e mille grida,
chillu rispetto ca nasce dall’attenzioni,
nun da ‘e bandiere. Ca si no, pure ‘a politica
addiventa sulo na mala femmena:
te promette ammore e po’ te lassa
cu ‘o core spaccato e ‘a faccia ‘nfangata.
E nce restammo nuje,
creature cu ‘e mane vacante,
a cercare ancora nu poco ‘e luce
dinto a ‘sto buio ‘e chiacchiere fetente.
Quando Primo Levi scriveva «Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / Che combatte per mezzo pane / Che muore per un sì o per un no», descriveva l’abisso di un sistema criminale che cercava di annientare l’essere umano spogliandolo di tutto, riducendolo a carne nuda e fame. Ma in quel fango, in quella brutalità estrema, l’uomo sapeva ancora esattamente cos’era l’inferno che lo circondava. La dignità veniva calpestata dall’esterno, con la violenza delle armi e del filo spinato, ma il perimetro dell’anima restava un campo di battaglia drammaticamente chiaro.
La politica attuale, e la società spettacolarizzata che le gira intorno, compie un’operazione se possibile ancora più subdola e distruttiva: non ha bisogno dei reticolati o del fango per svuotare l’essere umano, perché lo convince a svuotarsi da solo, con il proprio consenso e tra gli applausi del pubblico.
Come evoca Pavoni in quella sua straordinaria ode, la sofferenza e la vulnerabilità delle persone non sono più sacre; non c’è più un briciolo di pudore o di silenzio rispettoso di fronte allo sfregio. Tutto viene istantaneamente masticato, digerito e rigurgitato dalla macchina della propaganda. L’individuo viene ridotto a “cosa”, a “pedina di coalizione”, a straccio da sventolare per accaparrare quattro voti al ballottaggio o quattro “mi piace” su una bacheca.
(Gemini AI)
Cara Helena, ti conosco sin da quando eri piccolina, anche se poi ci siamo persi di vista. Un grande abbraccio di solidarietà da parte di un vecchio amico di tuo padre Giuseppe.