Lara Ricciatti porta
Banca Marche in Parlamento
I soci votano bilancio e azione di responsabilità

La parlamentare di Sel interrogherà il ministro Saccomanni sul ruolo delle Fondazioni. Per domani si attendono a Fontedamo di Jesi oltre 2000 presenti per una riunione che si annuncia infuocata. Resa nota una lettera di novembre in cui i consiglieri Grassano e Cesarini denunciato che parte del Cda ha stentato a rendersi conto delle difficoltà dell'istituto
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Lara Ricciatti

Lara Ricciatti

 

di Matteo Zallocco

Le vicende di Banca delle Marche finiranno in Parlamento. Ad annunciarlo, alla vigilia di un’assemblea dei soci che si prevede infuocata, è l’On. Lara Ricciatti , giovane deputata marchigiana eletta nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà la quale depositerà nei prossimi giorni una interrogazione parlamentare rivolta al neo Ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni.

«Nell’interrogazione – si legge in una nota della deputata –  si chiede conto al Ministro, alla competenza del quale sono devolute le funzioni di indirizzo e controllo delle Fondazioni bancarie, della compatibilità della governance di Banca delle Marche con lo spirito della legge Amato del 1992 , che ha istituito le Fondazioni bancarie ed aveva quale obiettivo quello di ridurre il peso delle Fondazioni stesse nella attività di gestione dell’azienda-banca. Risulta, infatti, che degli undici consiglieri di amministrazione della banca, dieci siano espressione delle tre fondazioni che detengono la maggioranza del capitale, Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata con il 22,51 % del capitale, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro con il 22,51 % e Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi con il 10,78 %.
Inoltre le tre Fondazioni hanno espresso tre sindaci revisori su tre, con grave pregiudizio per una equilibrata attività di controllo da parte dell’azionariato di minoranza , costituito per lo più da correntisti della stessa banca. Nella interrogazione si chiede, anche, di riferire sull’azione di responsabilità mossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata, uno dei tre azionisti di maggioranza, nei confronti dei consiglieri e dei sindaci di Banca delle Marche in carica sino al 31.12.2011».

«Con questa interrogazione parlamentare intendo fare chiarezza sulle informazioni riportate dagli organi di stampa in questi ultimi mesi e sulle preoccupazioni di tanti correntisti che costituiscono l’azionariato diffuso della banca – dichiara l’On. Lara Ricciatti, commentando le ragioni che l’hanno spinta a presentare l’interrogazione – resta di vitale importanza, soprattutto in un periodo delicato come questo, che gli Istituti bancari operino con la massima trasparenza nell’erogazione del credito per rilanciare l’attività economica e produttiva del territorio».

L'ex presidente Lauro Costa con il direttore Goffi

L’ex presidente Lauro Costa con il direttore Goffi

Intanto domani alle 10 arriveranno  nel fortino di Banca Marche a Fontedamo di Jesi migliaia di soci (se ne attendono duemila) intenzionati a far sentire il loro peso sulle tematiche previste dal ricco ordine del giorno. All’appuntamento Banca delle Marche si presenterà senza presidente e vice presidente, Lauro Costa e Michele Ambrosini si sono infatti dimessi nei giorni scorsi.
In primo luogo sarà discusso il bilancio: i 518 milioni di euro di perdita di Banca Marche e i 527 milioni di rosso nel bilancio del gruppo, dopo che il rendiconto semestrale, presentato ad agosto, aveva registrato persino un utile di oltre 40 milioni, non sono certo semplici da accettare, specie per un istituto che per anni è stato un solido punto di riferimento per l’economia regionale. Gli azionisti privati sono sul piede di guerra e hanno già annunciato che non voteranno il documento. Tra i voti contrari sono previsti anche quelli di azionisti di rilievo, la cui posizione peserà notevolmente.

Franco Gazzani, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata

Franco Gazzani, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata

Altro punto che senza dubbio scatenerà scintille nella riunione di domani è proprio quello relativo alla richiesta della Fondazione Carima di promuovere un’azione di responsabilità. In realtà, al di là dell’esito del voto di domani, la Fondazione maceratese ha già ottenuto risultati a brevissimo termine con le dimissioni dei massimi vertici della banca, mentre un’azione risarcitoria ed eventuali ulteriori approfondimenti richiederebbero anni di istruttoria e indagini. Di certo la lettera che la Fondazione Carima ha inviato agli azionisti non fa che gettare benzina sul fuoco. In sostanza pone l’accento sul fatto che la Banca ha ignorato una lettera di gennaio in cui la Fondazione stessa chiedeva di dare quanto prima seguito alle richieste di Bankitalia. «L’impressione nostra è che la Banca, per ragioni a noi non note (e che, a dire il vero, ci paiono inspiegabili), indugi ad adottare quei provvedimenti che la necessità di affrontare con deciso rigore la situazione profilatasi imporrebbe; e ad ovviare quelle iniziative che si rendono – prima ancora che dovute a tutela del patrimonio sociale, così pesantemente intaccato dai fatti emersi solo di recente — addirittura doverose al fine di rimarcare fa più netta preso di distanza da una conduzione degli affari sociali a dir poco scarsamente rispettosa dei principi di sana e prudente gestione.
In questo stato di cose, non possiamo che rivolgere il più fermo invito ad avviare o, comunque, a proseguire, portandolo a termine con la massima sollecitudine, quel processo (solo in parte intrapreso) di rinnovamento del management da più parti auspicato, e che realizzi compiutamente anche gli obiettivi autorevolmente delineati dallo Banca d’Italia: ciò nella più ferma consapevolezza che la gravità della situazione impone interventi certamente indilazionabili».

La Fondazione aveva anche ricevuto un sollecito in questo senso nel novembre scorso da parte dei suoi consiglieri d’amministrazione Francesco Cesarini e Giuseppe Grassano: «”Nella lunga riunione consiliare di Banca delle Marche del 22 novembre  sono purtroppo emerse altre situazioni molto difficili riguardanti prestiti concessi in passato per i quali, su proposta del Direttore Generale e del nuovo responsabile dell’area crediti, si è subito proceduto a rettifiche di valore e ad accantonamenti per importi tali da pregiudicare prevedibilmente in modo pesante il risultato dell’esercizio 2012.
Le confermiamo, inoltre, che, a nostro modo di vedere, il Consiglio di amministrazione di cui facciamo parte, nonostante le nostre pressanti sollecitazioni — che vengono da taluni erroneamente ed assurdamente scambiate per espressioni di preconcetta volontà di recriminazione o addirittura di litigiosità — ha stentato e ancora stenta a rendersi pienamente conto delle gravi difficoltà di Banca Marche — da alcuni giorni rese più evidenti anche dalla presenza degli ispettori di Banca d’Italia— e si è  invece adoperato in forme diverse per rallentare i cambiamenti della struttura di vertice e nel presidio di aree chiave nella gestione, che il forzato allontanamento del precedente Direttore Generale avrebbe reso possibile realizzare con sollecitudine, come del resto da tempo richiesto dai ripetuti interventi dell’Organo di Vigilanza. Cambiamenti di persone e immissione di energie nuove — vorremmo aggiungere — che riteniamo indispensabili per ridare slancio alla Banca, migliorare la sua professionalità e farle riguadagnare consenso presso la clientela e nel mercato». In conclusione la Fondazione Carima spiega le tante ragioni che la spingono a chiedere un’azione di responsabilità e risarcitoria, tra le quali le “marcate inefficienze della gestione”,  una “politica del credito” evidentemente aliena dal rispetto dei principi di sana e prudente gestione se non addirittura conflittuale” e qui cita i casi dell’imprenditore Ciro Di Pietro che ha ottenuto un finanziamento senza garanzie e di Anemone – Balducci, “la presenza di ampie lacune nei sistemi di governo e controllo e le connesse ripercussioni sulle politiche di assunzione e gestione dei rischi” e la “ridotta consapevolezza delle criticità aziendali, limitandosi a recepire le informazioni fornite dalle altre strutture di controllo” da parte del Collegio Sindacale.

Il fronte delle Fondazioni però, appare spaccato, e la Fondazione maceratese sarà probabilmente la sola a sostenere l’azione di responsabilità. E proprio sulla necessità che le fondazioni si ricompattino ha fatto leva nei giorni scorsi il governatore delle Marche Gian Mario Spacca e insistono oggi i sindacati di Dircredito – Fiba/Cisl – Fisac/Cgil: «L’Autonomia  – scrivono – è un concetto ampio, vitale e composito e comporta che le Fondazioni insieme all’azionariato diffuso nei territori, devono garantire un assetto stabile della proprietà; il rapporto della nostra Banca con l’economia, il credito e il risparmio locale deve essere governato nell’interesse della Comunità; deve essere tutelata l’occupazione attuale e futura presente nelle Direzioni e nella Rete Commerciale.
La contemporanea presenza di tutti questi fattori garantisce la sola e vera Autonomia della Banca. Noi Crediamo in Banca Marche; il Piano industriale di rilancio della Banca non dovrà scaricare costi sociali sui Lavoratori e sui Territori e dovrà essere efficace con un ampio respiro progettuale degno di questa Banca. L’Assemblea Generale di lunedì 22 ha, con forza, espresso la volontà che le Fondazioni recuperino la coesione e l’unità che hanno consentito la nascita e la crescita del progetto Banca Marche; domani nell’ Assemblea degli Azionisti saremo presenti insieme ai rappresentanti del Territorio e sarà l’occasione per verificare la effettiva volontà di tutti al fine di preservare l’Autonomia della Banca».

E sempre domani si parlerà senza dubbio dell’esito dell’indagine interna promossa dalla banca stessa e affidata allo studio Bonelli Erede Pappalardo che ha preparato un rapporto nel quale sono emersi elementi che faranno sicuramente discutere.
Se l’appuntamento di domani sarà senz’altro complicato, ancor più difficile sarà l’assemblea dei soci prevista per l’estate quando si tratterà di discutere l’aumento di capitale di 250 milioni di euro attraverso l’emissione di nuove azioni ordinarie per 125 milioni e un prestito obbligazionario subordinato convertibile per altri 125 milioni.

 

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