Bianconi, Casale, Tercas
e l’immobile di via Archimede a Roma

Secondo i magistrati la palazzina in zona Parioli sarebbe stato il tornaconto per l'ex dg per l'apertura di linee di credito verso quattro società riferibili all'immobiliarista bolognese. Il quale era però impegnato attraverso un'altra srl a prendere in affitto l'edificio a un canone maggiore della rata del mutuo
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L'immobile di Via Archimede 96/98 a Roma

L’immobile di Via Archimede 96/98 a Roma

di Marco Ricci

Nelle indagini della Procura di Ancona è finita una delle operazioni a suo modo più note che hanno coinvolto l’ex direttore generale di Banca Marche, Massimo Bianconi. Ovvero l’acquisto della palazzina di via Archimede 96  a Roma, dalla Immofinanziaria srl, una società di Vittorio Casale, l’immobiliarista che avrebbe ottenuto credito facile da Banca Marche.  Per questi finanziamenti – che secondo i magistrati potrebbero prefigurare l’appropriazione indebita –  insieme a Bianconi e Casale sono indagati Michele Battistelli, Lauro Costa, Giuseppe Paci, Tonino Perini e Stefano Vallesi, all’epoca a amministratori e dirigenti Banca Marche. Secondo la ricostruzione dei magistrati Massimo Bianconi, dall’acquisto dell’immobile di via Archimede avrebbe ottenuto – in modo più o meno diretto – un proprio tornaconto per i finanziamenti concessi dalla banca marchigiana a quattro società riferibili a Casale: Porto San Rocco srl, Cfn Centralinista srl, Via Stalingrado srl, Cfn Trading srl e Iside 4 srl.

L'ex direttore generale di Bdm, Massimo Bianconi

L’ex direttore generale di Bdm, Massimo Bianconi

Per la Procura, tutta l’operazione nascerebbe da una delibera di fine luglio 2010 quando il comitato esecutivo di Banca Marche – in cui sedevano Costa, Ambrosini e Perini – aprono delle linee di credito a favore delle società di Casale per quasi 4.6 milioni di euro. I finanziamenti, almeno teoricamente, sarebbe stati erogati da Banca Marche alle società di Casale per anticipare dei crediti Iva pur – rilevano i magistrati – mancando dei presupposti, con l’erogazione da parte dell’istituto che sarebbe avvenuta senza la produzione di alcuna certificazione dell’Agenzia delle Entrate. La Procura di Ancona – dopo aver rilevato che le pratiche di finanziamento furono avvallate da Massimo Bianconi –  hanno quindi  ricostruito come Casale avrebbe reso il favore all’allora direttore di Banca Marche, partendo da un accordo di compravendita tra una società di Casale – la Immofinanziaria srl – e una società acquirente – la Archimede 96 srl – amministrata dalla figlia di Bianconi e di proprietà sempre di familiari dell’ex dg. Prezzo stipulato della vendita 7 milioni di euro. Ma pagati come?

Ad inizio 2010 la Tercas – la banca allora diretta da Antonio di Matteo – avrebbe aperto un mutuo ipotecario a favore dell’Archimede srl, la società appunto riconducibile a familiari dell’ex dg di Banca Marche, un mutuo da rimborsare in 19 anni che sarebbe poi servito per sottoscrivere l’atto di compravendita. Fin qui niente di particolarmente, se un’altra società del gruppo Casale – la Cfn Servizi immobiliari srl – non avesse precedentemente preso in affitto lo stesso immobile di Via Archimede 96 dalla società che poi vendette a Bianconi, ad un canone di 600.000 euro all’anno.

Insomma, alla fine della fiera, la Archimede 96 – e quindi più o meno direttamente Massimo Bianconi – si sarebbe ritrovata, secondo le ipotesi degli inquirenti – con 37.000 euro di rata di mutuo da pagare ogni mese a Tercas, incassando però 50.000 euro di canone mensile di affitto dalla società riferibile a Vittorio Casale. Oltre, ovviamente, all’immobile di via Archimede a Roma.

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