Banca Marche corregge il tiro,
50 milioni per l’agricoltura

Non più edilizia. Dopo il turismo, il gruppo marchigiano continua a scegliere settori che possono contribuire al rilancio dell'economia marchigiana. Goffi: "Spinta a compiere un salto di qualità". A fianco dei rappresentanti dell'istituto anche il dg di Carilo e le associazioni di categoria
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Il dg Luciano Goffi oggi pomeriggio nella sala convegni di Fontadamo

Il dg di Banca Marche Luciano Goffi

di Marco Ricci

Dopo il turismo, l’impegno di Banca Marche a favore delle imprese, delle cooperative e delle associazioni agricole, agrituristiche e ittiche delle sei regioni in cui è presente l’istituto, con la messa a disposizione di un plafond di cinquanta milioni di euro. Un impegno che – nelle parole ascoltate oggi in conferenza stampa – sembra marcare una linea ben precisa di intervento, con il sostegno particolare da parte dell’istituto a quei settori che più di altri possono contribuire al rilancio dell’economia marchigiana. Così, dopo aver sottolineato come alcuni dei settori colpiti dalla crisi difficilmente potranno ripartire in tempi rapidi – qui il dg di Banca Marche ha citato la manifattura e il comparto delle costruzioni – Luciano Goffi ha parlato di un “dovere dell’istituto nel sostenere gli investimenti nei settori dell’agricoltura e del turismo”, accompagnando le imprese nel compiere quel salto di qualità più che mai necessario. “Il paese è stremato dopo cinque anni di crisi – ha concluso Goffi auspicando l’intervento dei fondi pubblici a sostegno dell’agricoltura – e ha bisogno di misure veloci. E’ necessario alzare la testa e guardare avanti”. Non più dunque solo edilizia, non più concentrazione degli impieghi su pochi grandi clienti, ma un credito diffuso e mirato al sostegno dei comparti che in questi anni si sono dimostrati più vivaci, con la speranza che una loro crescita possa gradatamente rafforzarsi e contribuire a traghettare le Marche verso anni migliori. Sia Goffi che il direttore commerciale di BM, Filippo Corsaro, hanno ricordato proprio pensando al futuro al crescente interesse dei giovani verso le scuole e le università agrarie – un più 43% di iscrizioni in Italia – e le oltre 45.000 imprese agricole delle Marche.

“La spinta – ha detto Corsaro – è verso un’agricoltura che innova e si trasforma, che possa puntare a un più alto valore aggiunto procedendo nella direzione della qualità e quindi della riconoscibilità.” Sei i finanziamenti di conduzione – cioè quelli a breve termine – andranno a coprire le esigenze dei settori agricolo, agroalimentare e della pesca legate alla stagionalità, alcuni dei finanziamenti a medio termine sono invece destinati da Banca Marche proprio a sostenere l’ottenimento da parte delle aziende delle qualifiche Dop, Igp, doc, Docq, Qm e della certificazione biologica. Una sentiero di sviluppo qualitativo che verrà accompagnato da altre forme di credito mirate invece agli investimenti strutturali e al miglioramento delle dotazioni aziendali. “Il turismo agricolo – ha spiegato Roberto Cecchi, responsabile servizi alle imprese di Bm – deve riqualificarsi, offrendo ai clienti servizi a maggiore valore aggiunto.” Oltre a individuare i settori dove maggiormente sostenere le Pmi, Filippo Corsaro ha illustrato il nuovo paradigma con cui vengono scelti quali servizi mettere a disposizione delle aziende. “Non una tipologia di servizi scelti dalla banca in modo autoreferenziale, ma l’offerta di quei servizi di cui realmente c’è necessità”.  Non è un caso che intorno al tavolo, come avvenne per la presentazione del plafond rivolto al turismo, ci fossero i presidenti regionali delle associazioni di categoria legate al mondo agricolo: Mia Gattari per Cia Marche, Tommaso Di Sante per Coldiretti, Giovanni Bernardini di Copagri e Giovanni Manzotti di Confagricoltura. Se i presidenti hanno ovviamente apprezzato l’impegno e l’esperienza nel settore e il costante sostegno verso l’agricoltura da parte dell’istituto, nei loro è stata più volte ricordata l’importanza delle imprese agricole marchigiane. Non solo “perché non delocalizzano”, come ha spiegato Mia Gattari, ma sopratutto per la loro funzione di tutela della salute e di salvaguardia del territorio. “Legare territorio, agroalimentare e turismo ha fatto sentire la crisi meno che in altri settori – ha spiegato Di Sante – e le leve imprenditoriali hanno bisogno in strumenti importanti. La pesca – ha concluso il presidente di Coldiretti – è invece stata attraversata da una crisi gravissima. Oggi il settore si sta risollevando, con una filiera del made in Italy che ha buone prospettive”. Le associazioni di categoria, oltre ad offrire ai loro associati migliori condizioni nell’accesso ai finanziamenti messi a disposizione da Bm, svolgeranno anche una funzione di informazione in tutte e sei le regioni dove è presente la banca marchigiana: Abruzzo, Emilia Romagna, Marche, Molise ed Umbria. Una nuova lettura del territorio e delle sue potenzialità di sviluppo da parte di Banca Marche e di Carilo – alla conferenza era presente il dg Andrea Carradori – dopo il decennio delle costruzioni che si è concluso con il tonfo del comparto che ha causato gravi contraccolpi all’intera economia marchigiana, un’economia dove la propensione ad investire sembra ancora limitata, segno probabilmente di incertezza nelle imprese e di paura legata al crollo dei consumi interni. Filippo Corsaro ha spiegato ad esempio come dei 20 milioni di euro messi a disposizione da Banca Marche per il turismo, soltanto cinque milioni siano stati utilizzati, anche se le richieste sono arrivate da oltre 200 aziende. “Dall’agricoltura mi aspetto molto di più – ha concluso il direttore commerciale Bm – ma anche nel turismo mi auguro che, terminata la stagione, gli investimenti ripartano”.

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