Banca Marche, la commedia è finita

IL PUNTO - Il triste risveglio dei piccoli azionisti che, dal 2012, hanno visto andare in fumo quasi 300 milioni di euro di loro azioni
- caricamento letture

Ricci Marcodi Marco Ricci

Per troppo tempo gli azionisti della banca e il territorio si sono sentiti raccontare poco meno che favole, favole che oggi si stanno rivelando per quello che erano. Sarebbe un gioco troppo facile riprendere alcune di quelle tante frasi, ormai epiche, pronunciate o scritte nei mesi passati o le tante idee stravaganti che hanno ruotato intorno al dissesto Banca Marche. Dalla teoria del complotto, teoria degna delle scie chimiche, a cui hanno partecipato un po’ tutti, dagli usceri ai parlamentari, alle affermazioni rassicuranti, come ad esempio quella del presidente della Fondazione di Fano il quale ha asserito che le svalutazioni messe in atto dall’istituzione solo pochi mesi fa non siano perdite ma, appunto, solo svalutazioni. Il leite motive, in ogni caso, è stato sempre lo stesso. Qualche problemino sì, ma la banca è sana, la banca si riprenderà.

La commedia, però, adesso è finita. E mentre viene emessa, seppure solo in primo grado, la prima sentenza che stabilisce come la banca non sia stata gestita bene (così per usare un eufemismo), comminando sanzioni agli ex vertici per oltre 4 milioni di euro, il territorio si rende conto che il salvataggio dell’istituto di credito sta avvenendo solo grazie al cappello della Banca d’Italia e all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Questo perché, in soldoni, Banca Marche, era arrivata sull’orlo della liquidazione. Il genius loci regionale deve proprio fare cilecca quando si parla di credito, così che molto difficilmente l’ottimismo che pioveva da ogni palazzo, tra cui da quello del Consiglio Regionale, e da ogni Fondazione (ad eccezione, per il vero di Macerata, accusata spesso negli ultimi due anni di disfattismo), potrà essere condiviso dai 40.000 azionisti di Banca Marche i quali, da questa vicenda, ne usciranno come carne da macello.

Perché mentre l’istituto, durante l’era Bianconi, prestava soldi ai gruppi legati a Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Mazzaro Canio (noto nei rotocalchi perché ex marito di Daniela Santanché), a un altro imprenditore napoletano (arrestato nel 2012 dalla squadra anti crimine organizzato della questura di Perugia), a Vittorio Casale (l’immobiliarista del famoso appartamento di via Archimede a Roma, indagato da svariate procure), ai grandi gruppi edilizi della regione (dal fanese all’anconetano, con decine di milioni di euro che saltavano da una società all’altra quando non finivano direttamente nelle tasche degli amministratori delle stesse società, con i terreni che, passando di mano in mano, da uno che valevano all’inizio dieci valevano alla fine), mentre i gruppi Anemone e Balduzzi facevano centinaia di operazioni, alcune delle quali in barba alle segnalazioni antiriciclaggio in una delle due filiali romane dell’istituto, mentre Banca Marche si proponeva come capofila tra gli istituti di credito per fornire liquidità, attraverso Finsoe, all’Unipol di Consorte per la scalata Bnl (“abbiamo una banca!”, esultò Piero Fassino, peccato per lui che la banca poi non l’ebbe), mentre alcuni capitali locali si volatilizzavo chissà dove attraverso la Amphora Fiduciaria, partner commerciale di BM, mentre accadeva questo e molto molto altro, i marchigiani, così come si mettono al sicuro i propri risparmi sotto al materasso, investivano pensioni e liquidazioni in azioni Banca Marche, sicuri come quando si investe in titoli di stato. Perché Banca Marche, in fin dei conti, era la banca di stato della regione Marche, la banca di cui le persone si fidavano perché avevano la filiale dietro l’angolo di casa e perché era nata dalle vecchie Casse di Risparmio. La banca che, nel 2011, vinse il premio Creatori di Valori al Milano Finanza Global Awards come migliore istituto italiano di dimensioni regionali (un certo genius non dove essere prerogativa dei soli marchigiani!).

 

L'andamento delle azioni Banca Marche

L’andamento delle azioni Banca Marche (Fonte: www.bancamarche.it)

L’ultima contrattazione del titolo, prima della sospensione stabilita a fine agosto dai commissari, ha visto le azioni Banca Marche scendere fino a 0.2 centesimi e pochi spiccioli. E se ad inizio del 2012, quell’oltre 30% di capitale sociale posseduto dai privati valeva sul mercato quasi 400 milioni di euro, a fine agosto di quest’anno ne valeva poco più di 80, con il rischio, ovviamente, che non sia finita qui. Il vero timore che aleggia adesso nell’azionariato, dopo un riferimento apparso su IlSole24ore, è che si riproponga per Banca Marche lo stesso scenario del salvataggio Tercas, ovvero l’azzeramento del valore delle azioni. Quest’ipotesi, va sottolineato, non ha avuto conferma, sia perché non sarebbero ancora maturi i tempi per stabilire esattamente il valore della banca, sia perché le voci che si rincorrono sono diverse, sia perché c’è da immaginarsi una fase di contrattazione che andrà ad aprirsi nelle prossime settimane sul valore di avviamento dell’istituto di credito.

L’investitore tipico di Banca Marche, è importante ricordarlo, molto spesso non era un investitore speculativo ma erano le famiglie, i pensionati, i piccoli imprenditori, coloro che hanno investito nelle azioni della banca la propria liquidazione, gli stessi correntisti e dipendenti dell’istituto, il popolo bue che dava fiducia alla banca del territorio, una fiducia che valeva centinaia e centinaia di milioni di euro di risparmi della collettività. In ogni locale si incontra un barista o un cliente che ci racconta di possedere azioni Banca Marche, di avere investito un’eredità, la vendita di una casa, i risparmi di famiglia. Chi racconterà a questi azionisti che quei risparmi sono andati in buona parte in fumo? E chi in Regione, ha mai mosso una parola su questo, dopo averne sprecate a bizzeffe sull’autonomia, la territorialità, sulla delirante teoria del complotto su cui si sono riversati fiumi di inchiostro e di energie prima di scoprire (o far finta di scoprire) che le Marche il complotto ce l’avevano in casa?

Composizione dell'azionariato BM (fonte: www.bancamarche.it)

Composizione dell’azionariato BM (fonte: www.bancamarche.it)

Insieme ai patrimoni delle Fondazioni, il drastico ridimensionamento del capitale dei piccoli risparmiatori rischia di avere effetti sociali molto duri, specie nel periodo di crisi epocale che sta vivendo l’economia delle Marche, un’economia che, al di là dello solite facilonerie, non sta affatto per riprendersi. Così, mentre le famiglie arrancano paurosamente, buona parte di quei risparmi investiti in azioni Banca Marche se ne andrà in fumo. E cosa avevano a loro disposizione i piccoli azionisti, così come per certi versi anche le Fondazioni, per valutare lo stato della banca? I piani industriali, i bilanci (che la Procura ha ipotizzato falsi) e nel 2012 un prospetto informativo per cui la Consob ha avviato delle formali contestazioni nei confronti di Bianconi e dell’allora Cda, oltre a una lettera che affermava come Banca Marche “non fosse mai stata così liquida e patrimonializzata” (sul liquida, in effetti, anche oggi si potrebbe ironicamente concordare). Molti risparmiatori acquisirono azioni perché spinti allo sportello dalla stessa banca, fidandosi, in sostanza, della parola dell’istituto e dei dipendenti, i quali furono fortemente spinti a far sottoscrivere l’offerta del 2012.

Non è adesso difficile essere facili profeti per immaginare che, se nessuno si renderà conto anche della valenza sociale che per le Marche avrebbe una drastica penalizzazione degli azionisti (e dunque in fin dei conti della società), all’assemblea dei soci, chiamata in futuro a ratificare l’operazione di salvataggio, più che una pattuglia andrà allertato un intero battaglione di Carabinieri a cavallo. Le responsabilità, ovviamente, non sono di chi sta salvando Banca Marche ma di chi l’ha ridotto nello stato in cui versa, oltre, ovviamente, al concomitante abbattersi della crisi economica. La Banca d’Italia e i commissari stanno mettendo in campo una buona soluzione, forse l’unica possibile e non si possono certo pretendere miracoli. Ma la soluzione ottimale dovrebbe tenere conto in qualche modo, nei limiti delle difficoltà, anche dei piccoli azionisti che nessun Fondo Interbancario tutela, dando magari a lungo termine una possibilità almeno parziale di ripresa. Perché salva la banca (che dovrebbe ripartire molto meglio di prima), i piccoli azionisti, i quali non avevano di fatto neppure rappresentanti in Cda, sarebbero gli unici davvero senza colpa ma anche gli unici a pagare gli effetti reali del disastro.

Da quando si parla dell’intervento di Fonspa e del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (il Fitd dovrebbe riunirsi il 16 settembre) ci sono arrivate moltissime lettere che sollevavano il problema, alcune paventando proprio l’azzeramento del valore delle azioni come avvenuto per Tercas, altre ricordano l’operazione di salvataggio del Banco Ambrosiano che lasciò in pista l’azionariato, altre ancora auspicando l’emissione di warrant, con qualcuno ancora dubbioso se rimettersi in gioco con il prossimo aumento di capitale. Sono i primi vagiti del risveglio. La commedia, in fin dei conti, è finita. Così che oggi citare, come abbiamo fatto, la famosa opera di Ruggero Leoncavallo, Pagliacci, quando appunto la commedia termina perché il protagonista riconosce l’amara verità del tradimento dell’amata, è forse l’unico riferimento che viene in mente pensando alla vicenda Banca Marche e ai suoi tanti piccoli (e incolpevoli) azionisti.

 

Banca_M_Finanziamento fini scolastici-4**** BANCA MARCHE, PLAFOND DI 350.000 PER STUDENTI E FAMIGLIE 

Banca Marche ha stanziato un plafond di 350mila euro per prestiti a tasso zero e senza costi a favore di studenti e famiglie che devono affrontare le spese per il prossimo anno scolastico e accademico. Il prestito personale per fini scolastici a tasso zero di Banca Marche è riservato alle famiglie con ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 30mila euro che abbiano la necessità di finanziare le spese per la frequenza dell’anno scolastico o accademico dei propri figli, come l’acquisto di libri o di materiale didattico o il pagamento delle tasse scolastiche e universitarie. Saranno concessi prestiti di 900 euro a studente, rimborsabili con 12 rate di 75 euro di sola quota capitale, cioè senza il pagamento di interessi, spese o commissioni. L’iniziativa scade il 31 gennaio 2015, salvo esaurimento anticipato del plafond.

“In un contesto di incertezza economica come quello attuale – spiega Filippo Corsaro, Direttore Commerciale di Banca Marche – il nostro istituto rinnova il proprio impegno a sostegno del diritto allo studio da parte di tutti i giovani. L’iniziativa “Finanziamento per fini scolastici” è infatti finalizzata a consentire a tutti gli studenti di svolgere il proprio percorso di formazione in totale tranquillità, senza sostenere interessi e spese aggiuntive, semplicemente rimborsando ratealmente l’importo della quota capitale relativa al finanziamento concesso. Il prestito può essere richiesto anche dallo stesso studente, se maggiorenne, e può essere affiancato da una serie di prodotti e servizi che Banca Marche ha studiato appositamente per i giovani ”.

 

 

 

 

Articoli correlati



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X