Banca Marche, la sentenza di Bankitalia
Il potere illimitato di Bianconi
e la carente azione di sindaci e cda

Dopo le pesanti sanzioni che hanno coinvolto l'ex dg, l'ex presidente Costa e altri vertici dell'istituto, via Nazionale imputa le anomalie di governance in primis all'ex direttore generale, il quale, oltre ad un ruolo dominante, avrebbe in alcuni casi fornito informazioni "rassicuranti e poco approfondite". Inconsistenti, secondo Banca d’Italia, anche le difese presentate dall’ex consiglio di amministrazione e dal collegio sindacale in carica fino al 2012. Archiviate le procedure contro i successivi amministratori. “Contesto aziendale ascrivibile alla precedente gestione”
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Lauro Costa, ex-presidente di Banca Marche, con Massimo Bianconi, ex direttore generale

Lauro Costa, ex-presidente di Banca Marche, con Massimo Bianconi, ex direttore generale

 

di Marco Ricci

“Le gravi anomalie in materia creditizia, derivanti dalle imprudenti politiche perseguite dal signor Bianconi, non sono state smentite dalle difese prodotte. L’ex direttore generale godeva di poteri illimitati in ordine al passaggio in sofferenza”. Sono durissime le motivazioni con cui la Banca d’Italia, al termine delle procedure sanzionatorie, ha inflitto complessivamente oltre 4 milioni di euro di multe all’ex direttore generale di Banca Marche, Massimo Bianconi, all’ex presidente Lauro Costa, al Cda e al collegio sindacale in carica dal 2009 fino all’aprile 2012 e all’ex vice direttore, Stefano Vallesi. Le multe, come anticipato nei giorni scorsi, sono le più alte della storia dopo quella comminate per il dissesto del Monte dei Paschi  (leggi l’articolo), con punte da primato nazionale. Accuse che colpiscono in maniera particolare l’ex direttore generale di Banca Marche al quale, per le tre specifiche violazioni contestate, è stato comminato il massimo possibile della sanzione prevista dal Testo Unico Bancario. Da quanto emerge dalla lettura delle motivazioni, Bianconi avrebbe avuto un ruolo centrale in Banca Marche e il suo operato sarebbe stato sottoposto ad uno scarso controllo la cui inefficienza, per Banca d’Italia, è imputabile anche all’ex collegio sindacale la cui azione viene definita “gravemente insufficiente”.

Oltre a Bianconi e ai sindaci, neppure gli ex consiglieri e l’ex presidente Costa si salvano dai rilievi espressi da Via Nazionale, con un ruolo del consiglio definito come scarsamente “incisivo”, in alcuni casi addirittura “carente” e dunque causa  di “squilibri nella situazione tecnica e del differire oltremodo il riordino del gruppo”.  E se Via Nazionale non ha fatto certo sconti a coloro che sono stati raggiunti dalle sanzioni amministrative, allo stesso tempo ha archiviato le posizioni di chi assunse il proprio incarico a  partire dall’aprile del 2012 perché, al di là della breve durata della carica prima del termine delle ispezioni da cui sono scaturite le sanzioni, il difficile contesto aziendale viene di fatto imputato alla gestione precedente. Nonostante i commissari Feliziani e Terrinoni, così come i consiglieri Cesarini e Grassano, abbiano in diversi contesti parlato di lentezza che, secondo i commissari, avrebbe portato ad un aggravio del danno per la banca, sono state archiviate le procedure sanzionatorie aperte nei confronti degli ex amministratori Tardioli, Alessandrini, Civalleri, Checchetto, Scavolini, Federico Valentini e dell’ex collegio sindacale composto da Paccapelo, Landi e Felicissimo. Via Nazionale non aveva invece aperto alcuna procedura nei confronti di altri amministratori e dirigenti in carica dal 2012 al 2013, tra cui l’attuale dg, Luciano Goffi, l’ex presidente, Rainer Masera, e gli stessi ex consiglieri, indicati da Fondazione Carima, Giuseppe Grassano e Francesco Maria Cesarini, né nei confronti di coloro che rivestirono il proprio incarico solo per pochi mesi.

Le sanzioni – tranne che per gli ex sindaci di Banca Marche Franco d’Angelo, Piero Valentini e Marco Pierluca, accusati per omesso controllo – sono state comminate per violazione sulle disposizioni di governance, per le carenze nell’organizzazione e nei controlli interni e per la carenza nella gestione del controllo del credito.

Di fatto inconsistenti, secondo Banca d’Italia, le difese presentate dagli interessati alle sanzioni, difese definite spesso “generiche”, “poco pertinenti”, prive di “elementi in grado di superare le censure”, quando non tali da avvallare esse stesse i rilievi mossi dall’autorità di Vigilanza. Le difese sembrano in alcuni casi assumere le fattezze di un vero e proprio scaricabarile, a cominciare dal dg Bianconi il quale, nella sua difesa, ha addossato spesso le responsabilità al Cda, al vice direttore Vallesi, arrivando ad imputare all’ex capo delle risorse umane quel comportamento “opaco, non consono all’alta dirigenza di una banca”, rilevato a metà 2012 nei suoi confronti dallo stesso Ignazio Visco. Si trattava del ben noto cambio di due assegni, diretti proprio all’ex direttore generale, in una filiale di banca Tercas, assegni che vennero cambiati in ulteriori assegni di piccolo taglio.

Alcuni consiglieri, oltre a tirare in ballo le politiche del credito messe in atto dall’attuale direttore generale, Luciano Goffi, hanno tentato in alcuni casi di rifarsi alle ispezioni della Vigilanza. Ispezioni le quali, secondo la Banca d’Italia, avevano invece già sottolineato molte delle criticità che hanno poi condotto alle sanzioni. In merito alle politiche creditizie di Goffi, Bankitalia non ha dato sponda agli ex amministrazioni. “Non ho riscritto le regole sul credito – riportiamo parafrasando una frase che Luciano Goffi pronunciò durante un Cda del 2012 ai consiglieri che domandavano spiegazioni sui nuovi criteri delle valutazioni sul credito – perché riscrivere significa che prima esistesse qualcosa”. Lo stesso Goffi, che chiedeva l’allontanamento degli ex vice direttori, così come Francesco Cesarini, pose lo stesso Cda insediatosi nel 2012 davanti a una sorta di o io o loro, domandando se il consiglio avesse fiducia o meno nel proprio operato. Solo a quel punto, oltre a Vallesi, il cda decise di allontanare  gli altri due vice direttori, Pier Franco Giorgi e Leonardo Cavicchia, attualmente indagati per diversi reati, tra cui l’associazione a delinquere, dalla Procura di Ancona.

La sede romana di Banca d'Italia

La sede romana di Banca d’Italia

IL PERCHE’ DELLE SANZIONI – E’ quasi impossibile riassumere le oltre trenta pagine con cui Banca d’Italia, dopo aver integrato le controdeduzioni degli interessati alle accuse della Vigilanza, spiega le motivazioni che hanno condotto alle sanzioni. Il verbale, oltre a rilevare in più di un punto come la Vigilanza avesse già segnalato nel 2010 e nel 2011 molte delle criticità poi esplose, circostanza che avevamo già posto all’attenzione dell’opinione pubblica (leggi l’articolo), sottolinea in più di un punto il “ruolo predominante” svolto dall’ex direttore generale e la sua forte autonomia decisionale, arrivando a parlare “di poteri illimitati nel passaggio a sofferenza”, ovvero nello stabilire quando un credito viene sostanzialmente dato per perso. Sempre secondo Via Nazionale, le politiche del credito di Banca Marche non erano conformi con i principi “di sana e prudente gestione”, politiche che, insieme alle gravi anomalie nella gestione degli affidamenti, sono state all’origine delle rilevanti perdite che hanno poi  condotto al commissariamento del gruppo. Vediamo ora, a seconda del tipo di irregolarità contestata, alcuni dei principali rilievi mossi da Banca d’Italia.

ASSETTO DI GOVERNANCEDurissime le responsabilità addossate da Banca d’Italia a Massimo Bianconi. Oltre ad agire con eccessiva autonomia, secondo via Nazionale Bianconi avrebbe fornito al Cda flussi informativi “parziali e inadeguati”, sottacendo in alcuni casi “importanti questioni della vita societaria”, con la tendenza a fornire informazioni di portata “rassicurante e non approfondita”. Massimo Bianconi, come detto,  avrebbe tentato di addossare all’ex capo dell’area risorse umane il cambio in banca Tercas di due assegni relativi a premi diretti all’ex dg in assegni da 5000. Tali operazioni, per Banca d’Italia, lascerebbero invece desumere la volontà dell’ex dg di non rendere noto l’importo dell’emolumento. Bianconi avrebbe inoltre promosso lo sviluppo dell’attività creditizia senza predisporre “presidi organizzativi appropriati rispetto agli elevati rischi assunti”. Davanti a questa accusa, l’ex direttore generale si è tra l’altro difeso argomentando come la politica creditizia di Banca Marche avesse avuto origine prima del 2004, ovvero prima che egli assumesse il ruolo di direttore generale di Banca Marche. “L’argomentazione difensiva – replica seccamente Banca d’Italia – non considera la gestione che lo stesso ha condotto per quasi un decennio”.

Anche il Cda in carica dal 2009 al 2012  è stato tra l’altro ritenuto responsabile delle “persistenti e gravi anomalie” di un’azione  non ispirata a “sana e prudente gestione.” La difesa dei consiglieri di amministrazione avrebbe inoltre  confermato indirettamente le anomalie relative ai compensi dell’ex dg, riferendosi in particolare all’interruzione per tre settimane del rapporto di lavoro tra Bianconi e Banca Marche, interruzione che, nell’estate del 2011, portò nelle tasche di Bianconi 1.5 milioni di euro come trattamento di fine rapporto, pur se la banca gli avesse già predisposto un altro contratto. Come avevamo illustrato in un nostro dossier di più di un anno fa (vedi qui), Banca d’Italia ha rilevato come la cifra erogata non fosse stata correlata “con i rischi assunti e con l’andamento della gestione”, questo nonostante le nuove disposizioni emesse da Via Nazionale in merito alle retribuzioni dei manager. Sui dettagli delle accuse mosse dalla Vigilanza su questo punto, avevamo parlato in un dettagliato articolo precedente a cui rimandiamo chi volesse approfondire (leggi qui). I verbali toccano inoltre la questione della lettera che l’ex presidente di Banca Marche, Lauro Costa, consegnò a Bianconi al momento dell’allontanamento dal gruppo. Costa, su questo punto, alcuni consiglieri si sarebbero tra l’altro difesi sottolineando come l’accusa si sarebbe basata solo su una bozza il cui testo abbiamo pubblicato qualche mese fa (leggi qui). Banca Marche, e dunque lo stesso Costa che consegnò la lettera, non possederebbero copia dell’ originale. La bozza, oltre ad un panegirico sull’operato dell’ex dg e sulla sua “alta direzione”, dichiara come Bianconi si sia sempre mosso in linea con le indicazioni dei consigli di amministrazione.

ORGANIZZAZIONE E CONTROLLI INTERNI – Se l’ex consiglio di amministrazione viene ritenuto responsabile di non aver supervisionato il lavoro del direttore generale né di aver riorganizzato, nonostante le precedenti segnalazioni della Vigilanza, l’assetto dei controlli interni, Banca d’Italia imputa a Massimo Bianconi di aver mantenuto sotto la propria autorità tutte le unità di controllo, senza assicurare “un adeguato presidio dell’area crediti” la quale, unitamente all’unità commerciale, venne demandata ad un unico dirigente. Per Banca d’Italia sarebbe toccato proprio a Massimo Bianconi verificare la funzionalità e l’efficacia dei controlli aziendali e promuoverne il tempestivo adeguamento. “L’ex dg ha omesso di proporre al Cda i necessari interventi correttivi”, scrive Banca d’Italia pronunciando la sua pesante accusa e parlando in seguito di una “inerzia” ancor più grave poiché la Vigilanza aveva già segnalato le criticità emerse.

L'ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

L’ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

GESTIONE E CONTROLLO DEL CREDITO – “Gli accertamenti ispettivi hanno evidenziato una situazione di crisi di Banca Marche derivante dall’assunzione di elevati rischi creditizi e dall’assunzione di criteri gestionali poco prudenti da parte degli organi della passata gestione i quali, nonostante le carenze già evidenziate dalla Vigilanza, non hanno assunto efficaci misure correttive. In tale contesto le perdite progressivamente maturate nel comparto creditizio hanno comportato l’erosione dei mezzi patrimoniali della banca. […] Le controdeduzioni prodotte, tese a negare la gravità delle irregolarità gestorie riscontrate […] non introducono elementi che possano superare le responsabilità dell’organo di supervisione strategica [Cda, ndr].

Banca d’Italia, su questo punto, alza il dito prima contro il consiglio di amministrazione, sottolineando le irregolarità nel processo di valutazione degli affidamenti spesso concessi più sulla “conoscenza soggettiva dell’affidato rispetto alla profondità di analisi istruttoria” e imputando il consiglio di criteri gestionali poco prudenti. Ma anche al direttore generale, a cui vengono riconosciuti “poteri illimitati nei passaggi a sofferenza”, vengono addebitate le stesse politiche creditizie imprudenti. I rilievi mossi a Bianconi  si estendono anche alle “prassi istruttorie carenti, all’eccessiva tolleranza verso affidati inadempienti, alle lacune nell’impianto normativo e alla classificazione dei crediti deteriorati”. Oltre a Bianconi e all’ex cda, anche a Stefano Vallesi, ex vice direttore generale di Banca Marche e responsabile dei crediti, Banca d’Italia rivolge nella sua sentenza pesanti addebiti. Vallesi, a cui Via Nazionale ha comminato una sanzione superiore ai centomila euro, viene definito tributario, assieme allo stesso Bianconi, di ampi poteri esecutivi. Secondo i memoriali di alcuni degli interessati alle procedure sanzionatorie, Vallesi si sarebbe occupato “in prima persona della politica allocativa”.

LE ACCUSE AL COLLEGIO SINDACALE Se Banca d’Italia ha ritenuto di non dover sanzionare i sindaci in carica dall’aprile 2012 in poi, le controdeduzioni presentate dai tre precedenti membri del collegio sindacale di Banca Marche avrebbero confermato “l’azione gravemente insufficiente dell’organo di controllo.” Il collegio non avrebbe sollecitato, stante anche i rilievi di Visco pervenuti in Banca Marche nel gennaio 2012, gli altri organi e strutture aziendali in merito ai cambiamenti necessari da porre in atto. Gli stessi verbali delle riunioni del collegio sindacale rileverebbero inoltre verifiche poco incisive e non aderenti “alle criticità esistenti”, con gli stessi sindaci che non avrebbero svolto un ruolo di controllo adeguato sull’operato dell’allora direttore generale.

 LE SANZIONI DI BANKITALIA Banca Marche: Massimo Bianconi, ex direttore generale (387.000 euro) – Stefano Vallesi, ex vice direttore generale (105.000 euro) –  Lauro Costa, ex presidente (291.000 euro) – Michele Ambrosini, Tonino Perini, Francesco Calai, Bruno Brusciotti, Marcello Gennari, Eliseo Di Luca, Walter Darini, Germano Ercoli, Mario Volpini, Pio Bussolotto, Massimo Cremona e Giuliano Bianchi, ex membri del cda (256.000 euro) – Piero Valentini, Franco d’Angelo e Marco Pierluca, ex membri del collegio sindacale (129.000 euro). Medioleasing: Giuseppe Barchiesi, ex direttore generale (54.000 euro) – Michele Ambrosini, Lauro Costa, Tonino Perini, Massimo Bianconi e Stefano dell’Aquila, ex membri del Cda (54.000 euro) – Pietro Paccapelo, Francesca di Marino e Giovanni Caruso, ex membri del collegio sindacale (54.000 euro)

L’AZIONE DI RESPONSABILITA’ – Come previsto dal Testo Unico Bancario, i commissari alla guida di Banca Marche hanno inviato in Banca d’Italia la richiesta di apertura di un’azione di responsabilità nei confronti dei passati vertici dell’istituto di credito. Il fascicolo con la richiesta sarebbe ancora nelle mani di Via Nazionale che ne starebbe valutando la consistenza prima della concessione dell’eventuale via libera. L’azione di responsabilità, prevista dal diritto societario, una volta avviata non potrebbe venire interrotta dagli amministratori della banca che prenderanno il posto dei commissari al termine dell’amministrazione straordinaria. Al contrario, qualora venisse dato avvio all’azione, i nuovi vertici di Banca Marche dovrebbero relazionarne costantemente alla stessa Banca d’Italia.

 

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