Banca Marche, per le Fondazioni
già in fumo 170 milioni di patrimonio

Anche Jesi, dopo Macerata e Fano, ha svalutato il proprio portafoglio di azioni Bm per quasi 18 milioni di euro. Per Pesaro si annuncia una riduzione ancora maggiore. Le azioni valutate nei bilanci 2013 da un minimo di 0.43 a un massimo di 0.49. Alcune istituzioni hanno intaccato i fondi di stabilizzazione e di riserva. Al di là delle minimizzazioni, ampiamente a rischio le erogazioni per i prossimi anni
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Banca_Marche_Jesi (2)di Marco Ricci

Per le quattro fondazioni azioniste di Banca Marche è di almeno 170 milioni di euro la perdita complessiva di patrimonio dovuta al dissesto dell’istituto di credito da quando, a metà del 2012, la nuova dirigenza ha provveduto a far piena luce sullo stato dei prestiti e delle garanzie dell’istituto di credito. Così dopo le fondazioni di Macerata e Fano, anche Pesaro e Jesi hanno  svalutato in fase di approvazione del bilancio 2013 il valore del proprio portafoglio di azioni Bm. Se non è ancora esattamente nota la perdita patrimoniale contabilizzata dalla Fondazione di Pesaro – perdita che si può immaginate prossima ai 60 milioni di euro – per Jesi la svalutazione delle azioni Banca Marche è stata pari 17.9 milioni, quasi il 25% del valore del portafoglio Bm che è andato in fumo. A Fano è andata anche peggio, con il valore di quel 3% dell’istituto di credito che si è alleggerito di quasi 25 milioni anche per valori di carico in partenza più alti.

Concordi nel ritenere che la banca abbia subito una caduta di valore di natura durevole, le quattro fondazioni hanno utilizzato differenti parametri di valutazione nella stima del valore attuale delle azioni. Macerata e Jesi, attestandosi su uno 0.43 euro, hanno usato criteri più prudenziali rispetto a Fano che si è fermata invece a 0.49, con Pesaro che dovrebbe aver utilizzato una simile valutazione strettamente legata ai dati di bilancio noti.  Nei giorni scorsi, sempre in fase di approvazione del consolidato 2013, anche Intesa-San Paolo ha svalutato per 72 milioni di euro il 5.84% del capitale Banca Marche detenuto, non rendendo però noto il valore assoluto ascritto ora in bilancio.

Fondazione_Carima (8)Le differenti perdite di patrimonio per le quattro fondazioni risentono non solo delle differenti stime utilizzate ma anche dei diversi valori a cui erano storicamente caricate nei bilanci le azioni Banca Marche oltre, ovviamente, alle diverse quantità possedute.

MACERATA – Fondazione Carima, che al pari di Pesaro possiede il 22.51% del capitale della conferitaria, aveva già effettuato una prima svalutazione per circa 40 milioni di euro nel bilancio 2012, portando il titolo a 0.57. Una perdita a cui si sono aggiunti i 32 milioni di euro del 2013, con l’azione abbassata adesso fino a 0.43. Il valore finale sarebbe stato ottenuto da una ponderazione tra l’andamento del titolo nel corso del 2013 e la stima del patrimonio dell’istituto di credito effettuata a partire dal bilancio 2012 e dai risultati semestrali del 2013. Da allora, a seguito della gestione provvisoria prima e del commissariamento poi, Banca Marche non ha più reso pubblici i propri bilanci, come consentito dal Testo Unico Bancario. Il bilancio di Fondazione Carima, ovviamente, risente dei mancati dividendi della banca conferitaria, con le erogazioni per il 2014 che si attesterebbero intorno ai 2 milioni di euro. Da quanto si apprende Macerata – che immagina di avere davanti a sé ancora tempi bui – ha infatti preferito redarre un bilancio estremamente prudenziale, non solo scegliendo di non intaccare le riserve ma anzi di incrementarle ulteriormente.

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

JESI – Un criterio simile a quello della Fondazione Carima sarebbe stato utilizzato per il calcolo del valore delle azioni anche dal consiglio di amministrazione della Fondazione Carisj la quale, nel bilancio 2012,  aveva in portafoglio 137 milioni di azioni Banca Marche (pari al 10.78% del capitale sociale), azioni caricate a una media di 0,56 euro ciascuna. Per Jesi la partecipazione in Banca Marche è così passata da 77 a circa 59 milioni di euro anche se, per il presidente Alfio Bassotti, la perdita non andrà ad intaccare il patrimonio della Fondazione in quanto compensata dall’utilizzo del fondo di riserva per la svalutazione del capitale. Jesi, inoltre, avrebbe intaccato anche il fondo per la stabilizzazione delle erogazioni, con una contrazione delle erogazioni rispetto al 2012 di soli 650.000 euro rispetto al milione e 650.000 euro previsto. Non è chiaro al momento se l’istituto abbia messo o meno come attivo di bilancio le cedole delle obbligazioni subordinate Banca Marche upper tier II acquistate nel giugno scorso.

(Fonte: Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro)

(Fonte: Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro)

FANO – La Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, che detiene il 3,35 % del capitale sociale dell’istituto di credito, ha invece stimato il valore delle azioni a partire dal bilancio del 2012 di Banca Marche, sottraendo al patrimonio dell’istituto le perdite rese note a metà dello scorso anno. Ottenuta così un primo valore di massima, la stima è stata ulteriormente abbassata in via prudenziale di un ulteriore 10%, arrivando al fatidico 0.49 e a una perdita di quasi 25 milioni di euro. Secondo gli organi della fondazione fanese “la svalutazione non comporterà ricadute sulle erogazioni della fondazione”. Non è semplice comprendere come questo possa avvenire in futuro senza intaccare le riserve che, si immagina, prima o poi finiranno.

PESARO – Un criterio, quello di Fano, che si suppone sia stato utilizzato nel calcolo del valore delle azioni anche dalla fondazione di Pesaro la quale, nel bilancio 2012, aveva in carico le proprie 286 milioni di azioni Banca Marche a una media di 0.705, per un controvalore di circa 202 milioni. Immaginando che Pesaro si sia avvicinata alle stime di Fano, la perdita di patrimonio per l’istituzione pesarese sarebbe intorno ai 60 milioni di euro.

 

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Andamento dell’azione Banca Marche (Fonte: Banca Marche)

Non è ovviamente scontato che per le quattro fondazioni le perdite patrimoniali si siano arrestate qui. Non solo infatti non sono noti i risultati 2013 di Banca Marche, ma lo stesso calcolo del valore dell’istituto è un’operazione complessa. C’è oltretutto incertezza su quale sia la necessità di capitale fresco da immettere nelle casse di Jesi per consentire alla banca un pieno ritorno all’operatività, con l’ultima stima effettuata da Rainer Masera che a fine estate dello scorso anno aveva indicato una cifra di 500 milioni, cifra su cui oggi non c’è più certezza e che potrebbe essere in aumento. Sarà adesso compito di Banca Imi e Unicredit – scelti come advisor dai commissari Feliziani e Terrinoni – stabilire il prezzo delle azioni Banca Marche che, al momento, hanno un valore di mercato intorno a 0.3 euro per azione. Solo una volta conosciuto il valore delle azioni e la necessità di capitale il quadro si potrà dire completo, comprendendo così quanto  patrimonio abbiano realmente perso le Fondazioni azioniste e di quanto sarà diluita la loro partecipazione nel nuovo capitale sociale. A rischio, nonostante le molte minimizzazioni di alcuni, non solo i patrimoni ma ovviamente anche le erogazioni per gli anni a venire, anni che dovranno confrontarsi con una minore fetta di dividendi per ciascuna Fondazione.

 

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