Banca Marche, si sfila anche Intesa
Tanoni: “Avanti ma troppe incertezze”

Dopo Unicredit anche Intesa-San Paolo dichiara di non essere interessata a BM. Mentre Moody's si chiede se l'aumento di capitale basterà, l'avvocato recanatese prende atto della situazione. "Proseguiamo i contatti ma in questo scenario non riusciamo a dare numeri certi." Il futuro sempre più nelle mani di Banca d'Italia.
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Enzo Cucciani, Consigliere delegato di Intesa-San Paolo

Enrico Cucchiani, Consigliere delegato di Intesa-San Paolo (Fonte: wikipedia.org)

 

di Marco Ricci

Dal Forum di Cernobbio rimbalzano più notizie su Banca Marche di quante ne vengano prodotte in regione. Ieri dal Forum Ambrosetti sono arrivate ad esempio le parole di Francesco Merloni che ha confermato non solo il proprio impegno a sottoscrivere l’aumento di capitale ma si è detto oltretutto certo della presenza nella cordata locale anche di Diego Della Valle. Che però, da parte sua, non ha mai fino ad ora confermato né mai smentito il proprio impegno per Bdm. E sempre ieri, sempre da Cernobbio, l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha escluso una possibile operazione su Banca delle Marche. Oggi è stato il turno di Intesa-San Paolo. A margine del Forum il consigliere delegato Enrico Cucchiani ha escluso qualsiasi interessamento del gruppo bancario in future acquisizioni, riferendosi in particolare a Banca delle Marche. Che l’intervento di Intesa e di Unicredit non fosse scontato era noto da tempo. Entrambi i gruppi sono già molto esposti non solo in Italia ma anche nelle Marche. Il che, in caso di acquisizione, avrebbe non solo fatto correre il rischio di incorrere nelle maglie dell’antitrust ma anche di produrre un’eccessiva concentrazione di sportelli su una regione, le Marche, attualmente in forte crisi economica.

moodysE’ evidente  che dopo la semestrale il quadro stia cambiando. E si stia dimostrando non solo più complesso ma anche meno certo di quanto si percepisse qualche mese fa. Con ancora un quasi un 25% di crediti a rischio che – al di là delle perdite già registrare dalla semestrale – stanno ad indicare un futuro ancora incerto per via di possibili ulteriori rettifiche. Viene allora anche da domandarsi se l’aumento di capitale per 300 milioni sia sufficiente a tenere la banca lontana da brutte sorprese. Nella sua analisi relativa al downgrade di Bdm, l’analista di Moody’s mette in evidenza questo. Ovvero come  l’aumento di capitale, ai numeri attuali, non possa far altro che riportare il Total Capital Ratio della banca appena un poco oltre i limiti di vigilanza. Senza così garantire quel “cuscinetto” di garanzia in caso di nuove evenutuali perdite. Secondo Moody’s dunque l’aumento di capitale è oltremodo urgente. Ma per il futuro, almeno a queste cifre, potrebbe non bastare.

“Al momento le variabili sono troppe. Quale sarà l’aumento di capitale, a quali che prezzi verranno emesse le nuove azioni, quale il futuro dei crediti”, queste le parole dell’avvocato Paolo Tanoni che, in uno scenario così incerto, si rende perfettamente conto di non riuscire ad ottenere in alcuni casi altro che intenzioni di massima da parte degli imprenditori. Un quadro incerto in cui i possibili sottoscrittori non riescono ad  esprimere con certezza la quantità di capitale che potrebbero sottoscrivere. “A volte ottengo un intervallo tra 1 e 5 milioni, altre tra 1 e 10. Ma è ovvio che in questa situazione non posso dare sicurezze.” L’avvocato recanatese, nonostante queste difficoltà, ha confermato la propria volontà e quella degli imprenditori nel tentativo di non far finire Bdm in mani lontane dalle regione. Proseguiranno dunque “gli incontri e i contatti”, ma senza nascondersi come sia  “un’assunzione di responsabilità” il chiarire che – con numeri così poco certi – neppure la cordata locale riesce a offrire numeri certi. Notiamo per inciso che, a differenza di quanto affermato ieri da Merloni,  secondo  dichiarazioni passate dello stesso avvocato Tanoni, non tutti accetterebbero  di “fare la stampella di qualcuno.” Il ruolo della cordata locale, infatti, sarebbe quello di sostituirsi alle Fondazioni. Fondazioni che negli anni passati avevano garantito un impegno cospicuo negli aumenti di capitale, lasciando ai piccoli risparmiatori il compito di coprire il resto.

L'avvocato Paolo Tanoni

L’avvocato Paolo Tanoni

Paolo Tanoni  ha anche espresso la propria convinzione che, qualora non si chiudesse a breve l’aumento di capitale, la banca possa eventualmente essere commissariata. Ricordiamo a questo punto che la gestione straordinaria ha una durata massima di due mesi. Un eventuale commissariamento garantirebbe invece tempi più lunghi e forse azioni più incise. E la presenza di Banca d’Italia, finché i livelli patrimoniali non torneranno adeguati, sarà fondamentale in caso del perdurare di un Total Capital Ratio inferiore all’8%. Solo la presenza forte di Via Nazionale sarà infatti in grado di evitare, con valori dei coefficienti patrimoniali sotto i limiti di vigilanza, la restituzione di quei quasi 4 miliardi di prestiti ottenuti da Banca Marche a tassi molto bassi dalla Bce. Eventualità, quella della restituzione dei prestiti, che avrebbe  ripercussioni importanti sul conto economico dell’istituto. Poiché Bdm dovrebbe allora alimentarsi con i prestiti interbancari a tassi  superiori di quelli attuali. E l’attività di base di una banca, in fin dei conti, non è altro che prendere denaro ad un tasso ed impiegarlo ad un altro. E se i valori dei due tassi si avvicinano il ricavo conseguentemente si riduce.

Uno scenario incerto quindi. Uno scenario di cui anche gli imprenditori locali devo prendere atto e dove, molto probabilmente, sarà sempre più Banca d’Italia a stringere nelle proprie mani le redini della situazione.



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