Banca Marche, la Fondazione Carima
va avanti con l’azione di responsabilità
Numerose audizioni in Procura

Gli organi dell'istituzione maceratese hanno ascoltato la relazione del legale milanese per procedere con la rivalsa patrimoniale. Dubbi sull'ispezione di Bankitalia del 2010 e sulla volontà di perseguire i responsabili per le perdite subite. I magistrati di Ancona stanno ascoltando diverse persone, tra cui ex-dirigenti di BM
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La sede della Fondazione Carima

La sede della Fondazione Carima

 

di Marco Ricci

Il legale della Fondazione Carima ha relazionato nel pomeriggio davanti al consiglio di amministrazione e all’organo di indirizzo in merito all’azione di responsabilità che l’istituzione maceratese intenderebbe promuovere non solo nei confronti della società di revisione (leggi qui) ma anche nei confronti degli organi di amministrazione e controllo di Banca Marche. Questo anche alla luce dei verbali ispettivi di Banca d’Italia che evidenziano in più di un punto importanti rilievi nei confronti degli ex-consiglieri, degli ex-dirigenti e degli ex-sindaci dell’istituto di credito.

Da quanto hanno riportato diversi componenti degli organi della Fondazione al termine dell’incontro, vi sarebbe unanimità nel conferire allo studio legale milanese il mandato di percorrere ogni strada possibile per rivalersi legalmente delle perdite patrimoniali subite a causa di una non corretta gestione dell’istituto di credito. Dopo aver ascoltato la relazione del legale, diversi componenti degli organi della Fondazione avrebbero inoltre chiesto lumi su aspetti puntuali delle possibili responsabilità e sulla fattibilità tecnico-giuridica di una rivalsa patrimoniale che l’istituzione maceratese sembra più che mai intenzionata a perseguire.

Price Waterhouse CoopersDi certo, da quanto si è appreso, la Fondazione Carima punterà in primis il dito contro la società di revisione, la PricewaterhouseCoopers. Che non solo ha certificato gli ultimi bilanci di Banca Marche ma sui cui dati venne deciso, al pari di tanti piccoli azionisti, di sottoscrivere tra il 2011 e il 2012 l’ultimo aumento di capitale. Tecnicamente più complessa sembrebbe essere l’azione nei confronti dei passati Cda e degli ex sindaci dell’istituto. Ma la volontà di proseguire in questa direzione – pur nel silenzio del presidente Gazzani che al termine della riunione ha preferito non rilasciare dichiarazioni – è trapelata da diversi componenti degli organi della Fondazione. “Il collegio sindacale”, ci ha detto uno dei membri del Cda, “è un organo preposto al controllo. Che se avesse correttamente funzionato non si sarebbe potuto non accorgere di quanto stava accadendo in Banca Marche.”

La sede romana di Banca d'Italia (Fonte: wikipedia.org)

La sede romana di Banca d’Italia (Fonte: wikipedia.org)

Perplessità e dubbi sarebbero emersi nelle parole dei consiglieri anche nei confronti dell’ispezione della Vigilanza di Banca d’Italia che nel 2010 non rilevò criticità tali da lasciare immaginare l’evolversi della situazione fino al punto attuale. L’ispezione, lo ricordiamo, terminò con sanzioni piuttosto esigue nei confronti di Massimo Bianconi e dei membri dell’allora Cda. Una perplessita  che in diverse occasione, non solo a Macerata, è emersa nelle parole di molti. Anche perché i risultati di quella ispezione sono spesso stati utilizzati per minimizzare lo stato reale dell’istituto di credito.

Simile scetticismo sarebbe trapelato anche in merito alla volontà degli attuali commissari Feliziani e Terrinoni nel perseguire un’azione di responsabilità nei confronti della passata dirigenza e dei vecchi amministratori della banca. Sebbene questa non sembri essere un’accusa ad personam, la considerazione rivelerebbe la preoccupazione che tutta la vicenda Banca Marche possa essere in qualche modo sepolta sotto la cenere. Immaginando in particolare che i futuri azionisti di controllo di Banca Marche, una volta andato a buon fine l’aumento di capitale, potrebbero non avere alcun interesse nel perseguire le responsabilità passate. Dunque la speranza che siano gli stessi commissari, sulla base anche dei poteri loro conferiti dal Testo Unico Bancario, a mettere sotto azione di responsabilità chi fosse eventualmente concausa del dissesto dell’istituto di credito.

La Procura della Repubblica di Ancona

La Procura della Repubblica di Ancona

Nel frattempo la Procura della Repubblica di Ancona, dopo aver iscritto nove nomi del registro degli indagati, starebbe ascoltando diverse persone, tra cui ex-dirigenti di Medioleasing. Non si sa bene a quale titolo, probabilmente come persone informate sui fatti, in diversi sarebbero stati infatti chiamati in Procura e molti sarebbero gli avvocati legati all’inchiesta che cominciano a intravedersi al terzo piano del palazzo di giustizia di Ancona. E’ noto che il nucleo provinciale delle Fiamme Gialle ha effettuato in passato il sequestro di molta documentazione proveniente dalla sede centrale di Banca Marche. L’impressione dunque che si ha – pur nello strettissimo riserbo nel quale sono condotte le indagini – è che l’attività del nucleo provinciale della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica sia piuttosto intensa e testimoniata da questo via vai al palazzo di giustizia. Non è dunque da escludere che in tempi non troppo lontani possano venire emessi  i primi avvisi di garanzia. Ricordiamo a questo proposito che il fascicolo aperto dalla Procura (leggi qui) riguarda reati plumiri contro il patrimonio e svariati reati societari.

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