Bdm, Fondazione Carima: “La nostra scelta resta Rainer Masera”

Con un comunicato Franco Gazzani bolla come “totalmente difformi dalla realtà” le responsabilità di Macerata nell’impasse per la presidenza. Confermato l’appoggio al banchiere, l’isituzione maceratese si dice “sorpresa” per gli altri nomi che circolano. Intanto la Fiba Cisl promuove "Occupy Fontedamo" per chiedere chiarezza
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Franco Gazzani, presidente della Fondazione Carima

di Marco Ricci

Il Presidente della Fondazione Carima, Franco Gazzani, con un comunicato stampa ha rotto oggi quel silenzio che la Fondazione maceratese si era imposta in merito alle vicende e alle decisioni relative a Banca delle Marche. Questo a causa delle interpretazioni  che imputano alla Fondazione maceratese la possibile rinuncia di Rainer Masera alla Presidenza di Bdm. Era già noto che tali voci avessero creato molto stupore all’interno dell’istituzione di via Crescimbeni nonché un certo fastidio, tanto che informalmente già nella giornata di ieri tali articoli di stampa venivano definiti “assolutamente fantasiosi.” Evidentemente oggi – a seguito di nuove interpretazioni apparse – la volontà di chiarezza ha avuto il sopravvento sull’intento di evitare ogni polemica in un momento molto complesso della vita della Banca.

Così il presidente Gazzani, dopo aver “preso atto che gli sono state attribuite decisioni, indirizzi e scelte totalmente difformi dalla realtà dei fatti” ha tenuto nel suo comunicato a puntualizzare in primo luogo le modalità che hanno portato alla scelta di Masera come possibile Presidente di Bdm, una scelta che “dopo le opportune consultazioni e verifiche con gli altri azionisti, pur in presenza di altra figura autorevole e competente in grado di poter rivestire il ruolo apicale in Consiglio di Amministrazione (leggi Girotti), la Fondazione di Macerata ha subito condiviso, ufficializzando, con un comunicato stampa del 17 giugno. Una scelta – si legge sempre nel comunicato – proposta dalle Fondazioni della Cassa di Risparmio di Pesaro e di Jesi.”
In un precedente articolo avevamo già ipotizzato come la candidatura da parte della Fondazione Carima del civitanovese Mario Pirro a membro del Cda avesse anche il chiaro significato di non proporre un nome che sarebbe potuto apparire in competizione con quello di Masera. Un passaggio questo che oggi Fondazione Carima tiene particolarmente a sottolineare, rimarcando come proprio la candidatura del commercialista civitanovese Pirro avesse il “fine di dare il massimo supporto consiliare” al banchiere comasco. Fondazione Carima rivendica dunque di aver garantito “l’ingresso nel Consiglio di Amministrazione di una figura professionalmente qualificata come quella di Mario Pirro, assicurando contestualmente il totale gradimento della candidatura del prof. Masera”.
Pur con toni soffusi, Fondazione Carima rivendica dunque il percorso di appoggio a Masera dopo il ritiro dell’ipotesi Girotti, senza per questo non rimarcare nel proprio comunicato come il nome del banchiere comasco sia venuto dalle Fondazioni di Pesaro e Jesi. Quasi a volersi togliere qualche sassolino dalla scarpa e a prendere distanza dalle responsabilità altrui, Fondazione Carima si dice infatti sorpresa dalla notizie recenti “secondo le quali mancherebbe un’accettazione dell’incarico da parte del candidato Presidente, nonché l’ipotesi di altre candidature in sostituzione dello stesso.” Come a dire, non solo un pasticciaccio di cui Fondazione Carima declina ogni responsabilità ma anche una presa di distanza dalle ipotesi prospettate di una possibile candidatura da parte della Fondazione di Pesaro di Piero Alessandrini alla presidenza di Bdm. Un’eventualità che – sempre secondo il comunicato a firma Franco Gazzani – “non rientrano in analisi e valutazioni comunicate in passato alla nostra Fondazione che, in modo coerente, rimane ferma a difesa delle scelte recentemente prospettate, condivise e votate in Assemblea.”
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Sulla nomina del presidente e sul caos nell’istituto interviene anche la Fiba Cisl con un comunicato: «Le ultime vicende – legate alla mancata nomina di Masera a presidente di Banca Marche, ai successivi colpi di scena (dimissioni del consigliere Cesarini, rifiuto della Fondazione Carima di sottoscrivere una quota di obbligazioni subordinate) – la dicono lunga sulla capacità di governare la nostra Banca da parte del C.d.A. e gettano una sinistra luce sul futuro “autonomo” di Banca Marche. L’approssimazione con cui è stata condotta la vicenda della nomina di Masera (il quale, come ben noto, all’ultimo minuto ha fatto sapere di non essere disposto ad accettare la carica senza un “consorzio di garanzia bancario” pronto a sottoscrivere l’inoptato post ADC) e le incolmabili, a quanto pare, distanze fra Fondazioni contribuiscono a mantenere forte la turbolenza che stiamo attraversando. Su queste premesse, speravamo si trovasse un tavolo più unito sulle questioni del lavoro e sulle iniziative da intraprendere – assieme e convintamente stavolta – per alzare progressivamente il livello della mobilitazione. La proposta della Fiba-Cisl, in sede intersindacale, è stata articolata secondo questi passaggi progressivi:  nuova grande manifestazione assembleare del tipo “Occupy Fontedamo”, intorno e dentro Fontedamo, proclamazione immediata dello stato di agitazione  che serve anche a mettere bene in chiaro di chi sono queste responsabilità. Questa situazione sta producendo comportamenti anomali, difformi dalle normative civilistiche, contrattuali ed interne. Tutto ciò è inaccettabile e va contrastato. Già abbiamo dato il contributo di solidarietà al Fondo per l’Occupazione per i nuovi assunti e pagato di tasca nostra la decurtazione del premio aziendale e del sistema incentivante. In questo momento, andare ad uno sciopero di protesta senza un obiettivo preciso ed un effettivo interlocutore equivarrebbe a dare una giornata del nostro stipendio in solidarietà per pagare, stavolta, il compenso annuale al nuovo Presidente (!), chiunque egli sarà.  Al nuovo Presidente chiederemo chiarezza e garanzie su azione di responsabilità nei confronti del precedente C.d.A., piano industriale e sottoscrizione di capitale, autonomia della Banca,  ventilate ipotesi di “spacchettamento” della Banca e del Gruppo o di parti di essi (vendita Filiali, Ced, Carilo, etc,), mantenimento del patrimonio contrattuale aziendale. Se non saremo soddisfatti andremo allo sciopero generale. ! In altro caso, se non ci fosse un nuovo Presidente, ci aspettiamo come logica conseguenza l’azzeramento del C.d.A. con il ridisegno dell’organismo nei numeri e nei compensi. Si renderebbe altresì necessario un nuovo accordo tra le Fondazioni con designazione di personalità competenti, autorevoli e sensibili alla “mission” di Banca autonoma a carattere interregionale e l’allargamento della governance anche ai dipendenti del gruppo con inserimento di una presenza in ruoli di garanzia.

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