Lettera aperta di Stefano Vallesi:
“Provvedimento ingiustificato di BdM”

BANCA MARCHE - L'ex vicedirettore dell'istituto interviene dopo il ricorso contro il suo licenziamento
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Stefano Vallesi

Stefano Vallesi

 

di Marco Ricci

“In tutti questi mesi ho inteso mantenere un assoluto riserbo sulla mia vicenda per non alimentare inutili polemiche; ora che la notizia della mia reazione giudiziale è pubblica tengo a precisare che il silenzio sin qui serbato non poteva essere scambiato per una manifestazione di acquiescenza ad un provvedimento assunto da Banca delle Marche ai miei danni che valuto come assolutamente ingiustificato ed illegittimo”.

Così l’ex vicedirettore di Banca Marche, Stefano Vallesi, dopo il ricorso presentato al giudice del lavoro del tribunale di Ancona contro il licenziamento da parte dell’istituto. Vallesi, dipendente di BdM per 37 anni, dice di avere “fiducia nella magistratura e da questa mi attendo una pronuncia di riparazione; riparazione morale del grave danno anche d’immagine subito per essere stato additato come uno dei responsabili della situazione di crisi della banca che ho servito per quasi quarant’anni con dedizione ed onestà e dalla quale ho ricevuto – sino all’illegittimo licenziamento – solo encomi e riconoscimenti come la promozione a direttore generale della controllata Carilo avvenuta solo tre mesi prima del licenziamento e ad opera della nuova direzione: prova evidente dell’irrazionalità e contraddittorietà del licenziamento avvenuto appena tre mesi dopo”.

Vallesi, assistito da un pool di avvocati, i legali Nicola Perfetti, Ubaldo Perfetti, Francesco Rizzo, Emanuele Lamanna e la dottoressa Michela Cinti, patrocinatrice legale, nel ricorso presentato ieri (leggi l’articolo) chiede un risarcimento di svariati milioni di euro a BdM. L’ex vicedirettore afferma di aver subito “gravissimi danni di immagine e di mortificazione delle aspettative di lavoro ulteriori, seguirà quale conseguenza ineluttabile del riconoscimento dell’illegittimità del licenziamento ma non è questo lo scopo principale per cui mi sono deciso ad agire: ho deciso di ricorrere al giudice perché non si consumi senza colpevoli un’ingiustizia ed anche per rispetto della mia famiglia dalla quale ho ricevuto in questi mesi l’unica vera e disinteressata solidarietà”.



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