Banca Marche, l’attacco della Cgil
“al sistema di potere maceratese
Incollati alle poltrone, nonostante tutto ”

Il segretario provinciale Daniel Taddei, partendo dal dissesto dell'istituto di credito e dai "favori agli amici degli amici a danno della collettività", parla esplicitamente di silenzio assordante e di un sistema malato che ha determinato le cause di una crisi sistemica. "La morbosità risiede nella resistenza espressa da questi protagonisti nel rimanere abbarbicati nelle loro postazione di controllo e d'ingerenza". Dubbi anche sul piano di salvataggio di Fonspa: "A rischio la territorialità della banca"
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Daniel Taddei

Daniel Taddei

di Marco Ricci

“Cavalieri, Ufficiali e Commendatori a capo, di associazioni di categoria che rappresentano la quasi totalità del tessuto economico produttivo provinciale o di Enti Pubblici locali che hanno come missione la promozione economica, lo sviluppo del sistema delle imprese e dell’economia locale”. E’ durissimo l’attacco lanciato dal segretario provinciale della Cgil, Daniel Taddei, ai sistemi di governance economico-sociale della provincia di Macerata. Un attacco frontale e a tutto tondo che prende spunto dal dissesto Banca Marche e dalla sentenza della Banca d’Italia che ha comminato agli ex vertici oltre 4 milioni di euro di sanzioni e dall’inchiesta aperta dalla Procura di Ancona che vede indagati, anche per appropriazione indebita e truffa aggravata, molti di coloro che ebbero posizioni di vertice in Banca Marche e che tuttora occupano ruoli di rilievo in associazioni ed enti maceratesi.

“L’anomalia o meglio la morbositàsecondo Taddeirisiede soprattutto nella resistenza che viene espressa da questi protagonisti nel rimanere abbarbicati nelle loro postazione di controllo e d’ingerenza. In una fase storica che dovrebbe vederci impegnati in una ricostruzione materiale e morale, ciascuno per il suo ruolo e responsabilità, assistiamo a perseveranze che tarpano non solo l’innovazione, ma l’aspettativa di migliorare la società. L’aspetto che mi preme sottolineare è l’articolazione di questo sistema di potere, le cui diramazioni portano a diversi esponenti del sistema economico e produttivo della nostra provincia che ancora muovono le leve di comando e risiedono in sedi istituzionali”.

Ci troviamo di fronte alla rappresentazione drammatica di un sistema malato che ha determinato le cause di una crisi sistemica – ha scritto Taddei – una crisi che, purtroppo, sta condizionando anche le prospettive di uscita. Mentre migliaia di famiglie erano costrette a rientrare dal loro indebitamento, le aziende si vedevano negare forme di finanziamento più elementari ed i lavoratori non percepivano lo stipendio o perdevano il posto di lavoro, i vertici e gli amministratori di Banca Marche favorivano interventi di nuova finanza a sostegno di grandi gruppi immobiliari con gravi carenze nella gestione del controllo del credito. Facevano favori agli amici degli amici sulle spalle della collettività e della banca del territorio.

Il discorso di Taddei, partendo dai singoli amministratori ed arrivando ad investire l’intero sistema di potere regionale e provinciale, parla di un silenzio assordante più che esplicativo“Le responsabilità sino ad ora accertate non esauriscono e giustificano un tale disastro, in quanto Banca Marche era la banca di sistema. A questo sistema appartengono gli attori con un ruolo politico, amministrativo, imprenditoriale e finanziario che agiscono sulla scena regionale. Il silenzio assordante che li contorna è più che esplicativo. Ci troviamo di fronte alla rappresentazione drammatica di un sistema malato che ha determinato le cause di una crisi sistemica e che, purtroppo, sta condizionando anche le prospettive di uscita. Mentre migliaia di famiglie erano costrette a rientrare dal loro indebitamento, le aziende si vedevano negare forme di finanziamento più elementari ed i lavoratori non percepivano lo stipendio o perdevano il posto di lavoro, i vertici e gli amministratori di Banca Marche favorivano interventi di nuova finanza a sostegno di grandi gruppi immobiliari con gravi carenze nella gestione del controllo del credito. Facevano favori agli amici degli amici sulle spalle della collettività e della banca del territorio.”

Lo scossone del segretario della Cgil appare indirizzato in primo luogo ai vertici delle associazioni di categoria i quali, per lunghi anni, hanno avuto ruoli di primo piano  nel tessuto produttivo, economico e sociale della provincia di Macerata nonché, appunto, in Banca Marche. Un attacco che viene spinto ad un intero sistema il cui potere non sarebbe stato scalfito neppure dalle drammatiche condizioni in cui è stato ridotto l’istituto di credito. “Il paradosso – ha scritto Taddei – è che lo stesso Governo Italiano ha dato i più elevati riconoscimenti a queste personalità per ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari. Così ci ritroviamo Cavalieri, Ufficiali e Commendatori a capo, o almeno fino a poco tempo fa, di Associazioni di Categoria che rappresentano la quasi totalità del tessuto economico produttivo provinciale o di Enti Pubblici locali che hanno come missione la promozione economica, lo sviluppo del sistema delle imprese e dell’economia locale. C’è qualcosa di più della crisi della rappresentanza.”

Sul piano di salvataggio da parte di Fonspa, Taddei dice che “è tutto da verificare, da un lato potrebbe costituire una buona prospettiva di rilancio ma dall’altro decreterebbe il dissolvimento della ‘banca del territorio’, semmai ci fosse pienamente stata”. Taddei lancia poi il suo forte invito a rompere il silenzio, invitando ad una profonda riflessione anche il mondo dell’impresa della provincia di Macerata. “E’ necessario farlo  per il rispetto di tutti i dipendenti di Banca Marche che continuano a lavorare onestamente, di tutte le famiglie che seguitano a dare fiducia a questo istituto, di tutte le imprese e dei lavoratori che lottano quotidianamente per la sopravvivenza, per tutti i giovani e disoccupati che si meritano un futuro migliore ed un posto in una società più giusta. E’ doverosa una assunzione di responsabilità di tutti i soggetti politici e sociali che intendono salvaguardare il destino del nostro territorio”.

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