BdM, necessità di prestito in 24 ore
Goffi: “Giro di boa
con l’aumento di capitale”

Le dimissioni di Cesarini, la mancata nomina di Masera a Presidente e le divisioni tra le tre Fondazioni. In corso la riunione degli organi di governo delle tre Istituzioni. Banca Marche necessiterebbe di 70-80 milioni in brevissimo tempo. Il Direttore Generale è comunque fiducioso. Sabbatini (Pesaro): “Adesso armonia e impegno locale"
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L'assemblea dei soci

L’assemblea dei soci

 

di Marco Ricci

Per Banca delle Marche lo scenario è ancora in via di peggioramento. Qualche mese fa l’aumento di capitale valeva 250 milioni, di cui la metà in obbligazioni. Poi i milioni sono diventati trecento, in sole azioni. Poi i milioni necessari sono diventati verosimilmente 400 e oggi la situazione dei conti si aggrava ancora. Nuovi controlli interni avrebbero rivelato infatti un’ulteriore deterioramento delle esposizioni di alcuni grandi costruttori. Questo rende dunque urgentissima l’esigenza di nuovi accantonamenti la cui cifra può aggirarsi 70 e gli 80 milioni di euro. Banca delle Marche ha quindi chiesto alle Fondazioni di Pesaro, Macerata e Jesi la sottoscrizione entro ventiquattro ore di un prestito obbligazionario subordinato. Una situazione di tale urgenza che ha indotto le Fondazioni, tra cui la maceratese Carima, a convocare d’urgenza i Cda e gli Organi di indirizzo. Questo per giungere entro la serata a una deliberazione. Il prestito servirebbe dunque a rafforzare immediatamente il patrimonio dell’istituto jesino, rilevando così oltre all’attuale severa criticità del momento anche l’urgenza del più cospicuo aumento di capitale di trecento o quattrocento milioni di euro che a questo punto andrà sottoscritto al più presto. Gli organi di governo della Fondazione Carima sono attualmente riuniti nella sede di Via Crescimbeni dalle 15 e 30 in una riunione che si immagina non breve. Data l’impegno non trascurabile richiesto da Banca delle Marche, è possibile che il prestito urgente possa essere sottoscritto anche dal Monte Dei Paschi di Siena.

 

Il direttore generale Luciano Goffi

Il direttore generale Luciano Goffi

Una situazione delicatissima che però non fa perdere ottimismo a Luciano Goffi. Il Direttore Generale di Banca delle Marche ha affermato che adesso “l’unico vero tema sia l’aumento di capitale. Passato il nodo dell’aumento” – ha aggiunto fiducioso – ”Banca delle Marche può tornare ad essere quello che era, il gioiellino di qualche hanno fa,” Oltre a confidare a questo proposito in un impegno locale in Bdm, il Direttore Goffi ha smentito con chiarezza ogni voce che parla di una semestrale chiusa con un passivo di 80 milioni, “voce di chi vuol fare solo del male alla banca.” Sempre Goffi ha smentito che dei 18 miliardi di impieghi circa più del cinquanta per cento sia legato al mondo dell’edilizia. “Le cifre le ho davanti e sono altre”, ha spiegato. Nel complesso degli impieghi quelli legati al mondo dell’edilizia – tra prestiti alle aziende e mutui ai privati, la percentuale è del 33% del totale. Limitandosi invece ai prestiti alle imprese, gli impieghi riferibili direttamente o indirettamente all’edilizia arrivano al 45%. Cifre dunque più basse di quelle circolanti e in qualche modo consolatorie, essendo proprio l’edilizia uno dei settori a maggiore criticità non solo in Italia ma in particolare nella Regione Marche. Goffi dunque, non sottovalutando la criticità del momento, ritiene dunque che il vero giro di boa sia proprio l’aumento di capitale.

 

Francesco Cesarini si è dimesso ieri dal Cda di Banca Marche

Francesco Cesarini si è dimesso ieri dal Cda di Banca Marche

Una nuova tegola comunque per Banca delle Marche che si aggiunge all’infelice giornata di ieri, con Rainer Stefano Masera che diserta il Cda e pone condizioni per la sua Presidenza e con l’altro tecnico di prestigio in Consiglio – Francesco Cesarini – che rassegna le dimissioni. Ce ne abbastanza per provare allora porsi alcune domande. Ma cosa sta succedendo all’interno di Banca delle Marche? E cosa davvero divide le Fondazioni, nonostante la reciproca volontà di attutire i toni delle divergenze nel tentativo di preservare la banca? Ridurre il tutto a una questione di nomi o di logiche campanilistiche rischierebbe solo di raschiare la superficie di un mare ben più profondo. Proviamo a questo punto ad inquadrare lo scenario partendo proprio dalle dimissioni di ieri di Francesco Cesarini.

Banchiere di altissimo profilo nazionale, l’ex-presidente di Borsa Italiana – insieme all’altro tecnico Grassano – venne inserito nel Cda di Banca delle Marche in quota Fondazione Carima. Questo quando i bilanci facevano ancora apparentemente furore. Evidentemente nella Fondazione maceratese si cominciava già a prendere coscienza che – dietro quei numeri da favola – qualcosa all’interno della Banca non andasse. E sempre Cesarini si rifiutò di votare la semestrale del 2012 chiusa con un attivo di quaranta milioni. Come ben sappiamo l’anno finirà malissimo, con un passivo di oltre mezzo miliardo di euro. Sempre Cesarini, insieme al collega Grassano, scriverà più di una missiva al Cda di Banca delle Marche e alla Fondazione Carima, in particolare per informare quest’ultima di come il Consiglio di Amministrazione dell’istituto di credito stesse sottovalutando la gravità della situazione, ingessato da pressioni esterne. L’uomo appoggiato da Macerata vedeva insomma una situazione peggiore di quanto comunemente percepito e comunicato. E come una Cassandra sembrò rimanere inascoltato, con il presente purtroppo che sembra dargli ragione. Dunque – seppure le motivazioni delle dimissioni di Cesarini non siano ancora state comunicate ufficialmente – è difficile non credere che sia stato proprio il proseguire di queste divergenze all’interno del Cda un motivo dirimente che hanno spinto Cesarini a lasciare. E ricordiamo qui che Francesco Cesarini è molto ascoltato in Fondazione Carima.

Aggiungiamo adesso dell’altro. Solo qualche settimana fa vediamo che le Fondazioni si dividono su un altro punto importante, la Presidenza dell’istituto Jesino. Pesaro e Jesi vogliono Masera, Macerata preferirebbe Girotti. Forse appoggiata in questo anche da Banca d’Italia. Due nomi di prestigio ma con profili profondamente diversi. Più politico, più di “alto livello” Masera. Più operativo Girotti. E di certo con maggiori possibilità di essere presente e di operare all’interno della Banca. Dunque è come se Fondazione Carima – rispetto alle consorelle di Pesaro e Jesi – vedesse la crisi di Bdm non solo come il prodotto dello scenario economico complessivo, ma anche come il frutto di precise responsabilità nella gestione passata dell’istituto e nelle scelte del vecchio managment. Dunque Girotti come un uomo che più di Masera avrebbe potuto appoggiare l’attuale Direttore Generale Luciano Goffi nel risanamento e soprattutto nella riorganizzazione della Banca. Alla base dunque una diversa analisi delle responsabilità. E non per niente la Fondazione Carima proverà a coinvolgere invano le altre due Fondazioni nella richiesta di un’azione di responsabilità verso le figure apicali. A questo proposito va detto “en passant” che cominciano a circolare voci su tutta una serie di rimborsi spese illegittimi presentati proprio da alcuni uomini in passato al vertice dell’istituto di credito. Oltre al comparire di altra documentazione che pare essere al vaglio di Banca d’Italia.

Il terzo punto che sembra dividere le Fondazioni riguarda il futuro. La Fondazione di Macerata non ha mai speso recentemente una parola sul mantenimento del controllo locale. Questo a differenza di Pesaro e di buona parte della politica regionale, in particolare se si estende il termine “politica” anche alle associazioni di categoria e ai sindacati. Perché? Probabilmente perché all’interno della Fondazione maceratese si ha la percezione di come l’opzione localistica possa essere difficilmente percorribile se non assolutamente impraticabile. Impraticabile per via di un aumento di capitale che già in passato era destinato a crescere fino ai livelli attuali. Impraticabile per via forse di pressioni della stessa Banca d’Italia. Impraticabile perché nessun’altra Banca oggi come oggi sarebbe disposta ad investire una cifra così ingente su Bdm senza poterne assumere il controllo. Da questo punto di vista alcuni scenari che ci eravamo permessi di prospettare qualche settimana fa oggi potrebbero addirittura apparire ingenui. Dunque se le Fondazione di Pesaro e Jesi credono e sperano ancora nella possibilità di un controllo locale della Banca, Fondazione Carima sembra pensare che questa sia più che altro una speranza vana. Non dunque un’opposizione di principio alla banca locale. Ma una diversa presa di coscienza e una diversa interpretazione della realtà attuale.

Quarto punto da prendere in considerazione, lo slittamento della nomina di Rainer Masera alla Presidenza di Bdm. Nonostante i tentativi di minimizzare l’accaduto e l’uso di toni soffusi per non ingenerare polemiche, a Macerata c’è più di qualche mal di pancia sugli avvenimenti di ieri. Non tanto perché Fondazione Carima avesse in principio appoggiato Girotti al ruolo di Presidente di Bdm per poi convergere anch’essa sul nome di Masera. Quanto sulla precedente trattativa con Rainer Masera – di cui Macerata non si dice coinvolta – e durante la quale presumibilmente non si è stati in grado di prospettare al banchiere comasco in modo compiuto né la situazione dell’Istituto né la reale possibilità di un aumento di capitale sottoscritto dalle forze economiche locali. Da questo punto di vista il paracadute prospettato da Masera – ovvero un consorzio di banche in grado di sottoscrivere l’aumento di capitale – potrebbe denotare non solo un accorgimento prudente ma anche l’attuale mancanza di una cordata marchigiana all’orizzonte.

Rainer Masera

Rainer Masera

La Fondazione di Pesaro da questo punto di vista sembra non voler dare grande enfasi allo slittamento della nomina di Masera. Il Presidente Sabbatini, raggiunto telefonicamente, ha più che altro sottolineato “il passo in avanti fatto con l’ingresso in Cda di Banca delle Marche proprio di Masera e del civitanovese Pirro”, invitando ad attendere la settimana prossima senza eccessivi turbamenti. La “non presenza” di Masera sarebbe dunque considerata solo una presa di tempo da parte del banchiere per “valutare meglio gli scenari e la situazioni.” In merito a Francesco Cesarini e alle sue dimissioni, il Presidente Sabbatini – a cui abbiamo posto all’attenzione le diverse rimproveri espressi al Cda dal rappresentante di Fondazione Carima – ha parlato di “una persona di profonda competenza che merita enorme rispetto,” un banchiere le cui posizioni critiche “andranno valutate con attenzione.” Sabbatini comunque rivolge l’attenzione alla complessa difficoltà in cui si trova l’economia marchigiana, una realtà che in pochi anni “ha perso tutto il vantaggio che aveva.” Oltre alla caduta dell’edilizia il Presidente della Fondazione di Pesaro ha ricordato la crisi della cantieristica, particolarmente sentita nel nord delle Marche. Uno scenario dunque difficile che, sempre secondo Sabbatini, “ha inevitabilmente coinvolto anche Banca delle Marche.” Per quanto riguarda il futuro, l’auspicio non solo di unità delle Fondazioni per “superare in armonia un momento critico”, ma anche lo sforzo economico dei soggetti locali per sottoscrivere l’aumento di capitale.”

 



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