I sindacati chiedono un’accelerazione
per progettare il futuro di Banca Marche

A margine della vicenda giudiziaria, riprende il dibattito sull'istituto. Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil e Uilca insistono sulla tutela, sull'integrità a e sulla necessità di un rilancio commerciale
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Banca_Marche_Jesi (5)di Marco Ricci

Dopo le ultime giornate caratterizzate dalla cronaca giudiziaria, Banca Marche riparte dal punto in cui era e dalle discussioni che riguardano il futuro dell’istituto e dei lavoratori. I sindacati aziendali, che solo una decina di giorni fa si erano dimostrati molto con critici con le politiche aziendali sugli accantonamenti, ritenuti eccessi e dannosi all’operatività dell’istituto, dopo aver partecipato in Regione all’incontro con la terza commissione e con i parlamentari (leggi l’articolo), hanno fatto di nuovo sentire la loro voce. Oltre a chiedere tempi certi, perché la discussione sul futuro di Banca Marche non resti un pour parler, i sindacati vorrebbero adesso tempi certi per verificare l’impegno della società marchigiana perché Banca Marche resti l’istituto di riferimento del territorio, una richiesta alle associazioni di categoria e alle fondazioni azioniste. Un’accelerazione che, in qualche modo, ricorda l’appello lanciato pochi giorni fa dal governatore Gian Mario Spacca il quale, durante lo stesso convegno durante il quale le rappresentanze dei lavoratori avevano sollevato le loro critiche nei confronti di Banca d’Italia, aveva invitato ad aprire un tavolo perché si giunga in tempi brevi ad un progetto concreto e ad un piano industriale da presentare ai commissari Feliziani e Terrinoni (leggi l’articolo).

“Sulle note vicende giudiziarie le organizzazioni hanno già da tempo espresso un giudizio negativo relativo alle responsabilità gestionali e lasciano alla Magistratura la verifica di eventuali addebiti specifici – si legge in un comunicato congiunto firmato da Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil e Uilca – L’incontro con la terza commissione e i parlamentari si è incentrato sostanzialmente sulla necessità di individuare le reali necessità di fabbisogno patrimoniale di cui Banca Marche; si è ribadita la necessità, quindi, di fare luce sui criteri di valutazione del credito deteriorato e in particolare sulla loro ineluttabilità. Si è condivisa la necessità di confrontarsi sulle diverse modalità di accantonamento praticate dal sistema bancario, poiché quelle adottate oggi in Banca Marche la penalizzano fortemente nella gestione rendendo necessaria una sua fortissima ricapitalizzazione che inevitabilmente porterebbe la Governance lontano dal territorio (non solo da un punto di vista geografico).”  Il punto dunque è quello della quantità di nuovo patrimonio di cui necessita Banca Marche, con il timore dei rappresentanti dei lavoratori che una ricapitalizzazione pesante possa togliere ai marchigiani ogni velleità di mantenere la propria banca del territorio. “Il tavolo ha dimostrato, ampia e sinergica condivisione, in particolare rispetto alla salvaguardia di Banca Marche – hanno scritto ancora i rappresentanti dei lavoratori –  agli obiettivi di erogazione del credito (soprattutto alle famiglie e alle piccole e medie imprese) e alla generazione di stabile e nuova occupazione per la stessa Banca e per tutto il Territorio; la azienda deve rimanere integra nelle sue componenti di rete e di direzione ed essere veramente rilanciata commercialmente.”

L'incontro tra i parlamentari marchigiani e la commissione

L’incontro tra i parlamentari marchigiani e la commissione attività produttive della Regione

Fuori dalle comunicazioni ufficiali, i sindacati criticano anche l’attuale dirigenza per il taglio dei costi a loro parere avvenuto fuori da accordi sindacali, con quegli accantonamenti – giudicati eccessivi – che limitano le scelte che potrebbero essere portate avanti dai dirigenti. Diverse sono comunque le rivendicazioni dei lavoratori del gruppo, rivendicazioni che rischiano di generare frizioni tra chi uscirà dalla banca con il fondo esuberi, chi rimarrà e chi, come i precari, in banca vorrebbero entrare. Non tutte le sigle sindacali, ad esempio, concordano su come ci si debba muovere per consentire ai precari un lavoro stabili, con la Fiba-Cisl che, con una lettera, ha invitato i giovani precari ad inserire la loro lotta nelle più complessive rivendicazioni sindacali. “Abbiamo seguito con estrema attenzione il vostro impegno, in prima persona, a rendere visibile la battaglia per la buona occupazione in Banca Marche e, ancor prima, abbiamo apprezzato la serietà da voi espressa nell’apprendere e nell’inserirvi all’interno del contesto lavorativo aziendale. Condividiamo pienamente le esigenze che vi muovono, anche nell’attuale situazione”, comincia la lettera della Fabi che spiega come al momento l’attività dei sindacati si deve muovere  su tre piani, quello qualitativo, quello quantitativo e quello strategico. “La Fiba Cisl, quindi, ha proposto di richiedere alla Banca l’intero elenco di tutti i giovani colleghi che hanno prestato la loro opera a tempo determinato per controllarne la completezza e verificare la correttezza aziendale onde evitare future discriminazioni tra gli stessi precari”, prosegue la lettera che chiarisce come al momento non sia possibile parlare di numeri certi per un futuro inserimento. “Non potendo assicurare o prevedere “numeri” – non lesineremo sforzi per ottenere risultati il più possibile positivi sul fronte della buona occupazione, chiedendo assunzioni in base alla verifica semestrale delle reali scoperture di personale, originatesi nelle Filiali e negli Uffici con l’uscita dei colleghi in esodo. Infine, un’ultima cosa. In molte delle nostre famiglie si vive il dramma della ricerca del lavoro e quindi ben comprendiamo che i giovani siano disposti a percorrere tutte le strade pur di trovarlo.  C’è però un’unica condizione da parte di chi voglia aiutarli in questo, senza fare marketing, ovvero essere leali.”

Un problema, quello dei precari, a cui si aggiunge il problema dei lavoratori della SeBa, la società che fino a pochi giorni fa effettuava alcuni servizi – come ad esempio il trasporto valori e la lavorazione di assegni – al gruppo Banca Marche. La società – che già era in forte crisi – ha visto forse arrivare il colpo definitivo con la rescissione dei contratti da parte del gruppo creditizio, con i lavoratori che tre giorni fa avevano fatto sentire la loro voce dopo la bufera giudiziaria, perché non vedono affatto chiarezza in quella vendita di alcuni anni fa della Seba al gruppo Kgs da parte dell’istituto di credito. “La svolta giudiziaria della vecchia gestione di Banca Marche – hanno scritto i lavoratori Seba – riporta in primo piano la vertenza della nostra società. Quali sono state le motivazioni che hanno portato il vecchio management a sbarazzarsi di una loro controllata per soli € 43.425,00 (quota Banca Marche azionista di maggioranza) come risulta dal bilancio pubblicato nel sito della Banca, quali sono state le modalità di vendita? Questo è l’interrogativo che i dipendenti della Se.Ba. si chiedono. Ad oggi l’unica certezza è che i lavoratori della Se.Ba. rischiano di perdere il loro posto di lavoro. Il compratore ne ha tratto dei vantaggi? Il venditore ne ha tratto dei vantaggi? L’unica cosa certa è che a rimetterci ad oggi sono solo i lavoratori. Come o chi può rimediare a tutto questo?” Secondo i lavoratori della Seba, come si legge in un loro documento, ritengono la vendita avvenuta ad un “prezzo irrisorio”, prefigurando la ricollocazione di nove dipendenti all’interno delle banche ex proprietarie e senza nessuna garanzia per gli ulteriori 26 dipendenti rimasti in Se.Ba.

Insomma, ancora tanti problemi sul tappeto per i lavoratori e molta incertezza da più punti di vista, con i prossimi mesi che una volta per tutte dovrebbero rilanciare o lasciar cadere una volta per tutte l’opzione della cordata locale, con qualche contatto – o richiesta di contatto – che effettivamente comincia ad esserci con le fondazioni azioniste. Pesaro e Jesi dovrebbero già aver avuto degli incontri, mentre Macerata si terrebbe ancora distante. L’operazione, come più volte apparso sulla stampa, vorrebbe interessare una popolare del nord, un fondo e le stesse Fondazioni alle quali verrebbe proposto uno swap di azioni.

 

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