Bdm, gli azionisti chiedono chiarezza
Il Cda frena sulla Popolare di Vicenza

I piccoli risparmiatori vogliono da Goffi risposte sulla situazione dell'istituto e sul management. "Bene l'azione degli imprenditori ma ancora poca concretezza". Si raffredda l'ipotesi di cedere gli asset alla banca veneta
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Una passata assemblea dell'associazione

Una passata assemblea dell’associazione

di Marco Ricci

I piccoli azionisti di Banca delle Marche rompono il silenzio. L’associazione presieduta da Bruno Stronati, che rappresenta – sul complessivo 38% di azionariato diffuso –  il 3% delle azioni di Banca delle Marche oggi ha criticato incisivamente la direzione dell’istituto di credito. Dal canto suo, la banca, frenerebbe la vendita della Carilo e di 50 sportelli di Bdm alla Popolare di Vicenza.

I piccoli azionisti, di cui in generale si parla effettivamente poco, non hanno gradito il non essere mai stati convocati dal direttore Goffi nonostante “tre lettere a lui inviate in merito all’aumento di capitale”. Ma cosa chiedono? In particolare si vuole chiarezza. Chiarezza sulla situazione reale della banca, chiarezza sull’azione di responsabilità, chiarezza sull’indagine che l’istituto jesino ha affidato allo studio Bonelli Erede Pappalardo in merito all’individuazione di responsabilità nella passata gestione della banca. Una indagine legale che lo studio ha già comunicato – quanto meno parzialmente se non integralmente – a Banca delle Marche.

Attenzione dunque verso l’azionariato diffuso e verso quegli interessi che inevitabilmente risulteranno compromessi dall’intera vicenda. Ma anche una prospettiva certa per eventualmente sottoscrivere l’aumento di capitale. Oltre al ricambio del management – solo parzialmente avvenuto – i piccoli azionisti vorrebbero certezze sull’iniziativa in corso, che coinvolge gli imprenditori locali. Seppure si apprezzi l’operazione coordinata dall’avvocato Tanoni e dalle forze economiche marchigiane, agli occhi dei piccoli azionisti tale operazione è ancora avvolta in una certa nebulosità. In particolare per quanto riguarda l’effettiva sottoscrizione dell’impegno. Un impegno giudicato forse poco stringente, almeno nei termini della mail inviata dallo stesso Tanoni agli imprenditori (leggi l’articolo). Una serie di perplessità indirizzate più che altro alla Banca che, qualora non venissero diradate, rischiano di compromettere la possibilità di un impegno all’aumento di capitale da parte dell’azionariato diffuso. Azionariato in cui in passato è stato promesso molto ma che – alla luce dei fatti – ha visto da questa vicenda solo compromessi i propri risparmi e i propri investimenti.

Il direttore generale Luciano Goffi

Il direttore generale Luciano Goffi

Nella giornata di oggi inoltre la Fisac-Cigl, la Fiba-Cisl e Dircredito hanno confermato la giornata di agitazione anticipandola però al 30 di agosto, con una settimana di anticipo rispetto a quanto annunciato venerdì scorso. Niente di particolarmente misterioso, se non l’adeguarsi ai tempi tecnici della procedura necessaria alla proclamazione della giornata di agitazione. Posticipare a settembre avrebbe significato infatti ricominciare la procedura dall’inizio. Restano comunque le preoccupazioni in merito al ridimensionamento complessivo del gruppo e alle prospettive industriali future. In merito allo sciopero restano ferme le perplessità di Fabi e Uilca che non hanno sottoscritto l’agitazione. Le due organizzazioni sindacali hanno infatti colto positivamente la disponibilità della banca a rivalutare – a parità di risultati – la cessione degli asset e a discutere compiutamente del piano industriale. Domani il piano dovrebbe essere consegnato dal Direttore Goffi alle rappresentanze dei lavoratori – così come riportato dal comunicato della Fabi e della Uilca del 2 agosto, oltre al verbale dell’incontro dello stesso giorno tra Goffi e i sindacati. La Fabi ci ha confermato oggi la necessità di un’attenta valutazione del piano industriale – i cui contenuti sono fino ad oggi poco chiari –  prima di effettuare qualsiasi azione sindacale. La volontà è anche quella di sondare la disponibilità di Banca delle Marche alla trattativa.

Una filiale della Carilo

Una filiale della Carilo

Per quanto riguarda proprio gli asset  – la cessione di circa 50 sportelli, della Cassa di Risparmio di Loreto e l’esternalizzazione del Ced – pare che l’ultimo Cda abbia frenato le operazioni. In particolare pare sia in stand-by la proposta pervenuta dalla Popolare di Vicenza per l’acquisto delle filiali e degli sportelli. Chi parla di stop, chi di pausa di riflessione solo verso Vicenza, c’è comunque la conferma di manifestazioni di interesse non vincolanti pervenute in Banca delle Marche per la Cassa di Risparmio di Loreto.  Il piccolo istituto controllato da Bdm era già in passato all’attenzione della Cassa di Risparmio di Fermo e della maceratese Fondazione Carima. Il valore dell’istituto, lo ricordiamo, potrebbe aggirarsi intorno ai venti milioni di euro.

 

 

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