Stefano Di Pietro, leader dei “Riformisti”:
«Con Tittarelli una nuova storia civica.
Il centro? Deve essere più vivibile»

MACERATA AL BALLOTTAGGIO - Il commerciante è risultato il più votato della sua lista con 122 preferenze: «E' un centrosinistra rinnovato con una guida che ha una grande capacità di ascolto e confronto»

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Stefano Di Pietro

di Luca Patrassi

Stefano Di Pietro non ha bisogno di specifiche quanto a collocazione politica: da sempre nel centrosinistra, zona Pd e immediati dintorni: “colpa” – stando ai ricordi – dell’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini che rispose a una lettera che l’allora baby Di Pietro aveva spedito al Quirinale a nome dei compagni di scuola (elementare). Già assessore al commercio nella prima giunta Meschini, Stefano Di Pietro si è candidato con “Riformisti Macerata” a sostegno del candidato sindaco Gianluca Tittarelli.

La sua lista è risultata l’ultima tra le sette della coalizione ma lei è risultato il più votato con 122 preferenze. Dovesse vincere Tittarelli, si sente già assessore?

«Gli assessori li sceglie il sindaco in base alle competenze, al rapporto di fiducia e alla rappresentanza di genere. Non si è ancora discusso dell’assetto della giunta, stiamo parlando delle elezioni e del progetto complessivo della nostra coalizione. In ogni caso la lista Riformisti Macerata offre molte competenze ed esperienze».

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Di Pietro alla sede elettorale di via Garibaldi

Lei è un residente e un commerciante del centro storico, due anime da tempo apertamente in contrasto. Come se ne esce?

«Bisogna partire dagli obiettivi comuni che sono il decoro e la cura della città anche nella sua parte interna: l’obiettivo è migliorare i servizi, l’arredo urbano, la vivibilità della zona e questo va a scontrarsi con quello che oggi tutti i centri storici evidenziano essendo in corso la trasformazione in luoghi dove prevale il terziario, tipo ristoranti e bar che, a volte se non ben gestiti, possono portare a tensioni. Nessuno però vorrebbe abitare in un centro senza servizi e gli stessi esercenti hanno bisogno dei residenti per il lavoro quotidiano».

“Scontrarsi” evoca le auto, parola che finora ha omesso di citare. Le auto restano o no nel centro storico ideale e reale di Tittarelli?

«E’ un tema ultradecennale. Fin dalla mia prima esperienza da assessore, con Meschini nel 2000, ho sempre ritenuto che il centro fosse carente di parcheggi e questo perché residenti e commercianti hanno esigenze contrapposte: le soluzioni vanno trovate con nuove strutture o ampliando le esistenti, il punto di arrivo è quello di una gestione della sosta che possa avere lo stesso obiettivo».

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Di Pietro alle spalle di Tittarelli durante la Festa della Repubblica

Quindi? Centro storico con le auto o no?

«Da assessore, su mandato dell’allora sindaco Giorgio Meschini, pedonalizzai corso Matteotti e corso della Repubblica e lo feci attraverso un confronto con i commercianti e con i residenti. Non credo che bisogna stravolgere l’esistente dall’oggi al domani, l’obiettivo è far sì che il centro sia uno spazio più vivibile».

Se i maceratesi saranno d’accordo, quale sarà il tratto distintivo dell’eventuale amministrazione Tittarelli?

«La capacità di confronto e di ascolto, qualità che non sono comuni: la sfida è continuare ad ascoltare anche quando ti rovesciano i problemi sul tavolo, ovvero stare fuori a parlare con le persone più che dentro il Comune con i dirigenti. Poi più attenzione alla qualità della vita, attenzione ai più fragili».

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Di Pietro durante l’incontro con Maria Elena Boschi

Dal centrodestra si ribatte con le opere fatte e si aggiunge che quando era al governo il centrosinistra di fatti non se ne sarebbero visti: cosa risponde?

«Questa è una nuova storia, questa compagine amministrativa non ha mai governato la città, quella di oggi non è la sinistra di 15 anni fa ma è un soggetto politico nuovo con una guida civica. Cambia l’approccio, quanto ai problemi della città ogni amministrazione ci ha messo del suo per risolverli, nessuno li ha risolti tutti».

Il messaggio finale?

«Gianluca Tittarelli ha le capacità umane e personali per guidare la città, ha sempre mantenuto una linea ferma sulle questioni senza esserne travolto, ha l’equilibrio che serve per amministrare una città come la nostra, medio-piccola ma le problematiche di un capoluogo di provincia».

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