BM, Masera decide di lasciare
“L’aumento di capitale
sale a 500 milioni”

Con una lettera il presidente di Banca Marche annuncia le proprie dimissioni e conferma implicitamente il commissariamento dell'istituto. Dure critiche al mondo imprenditoriale marchigiano: "Assenza di impegni per poter assicurare la creazione del nocciolo duro necessario per porre la banca in sicurezza". ANCHE ALTRI MEMBRI DEL CDA PRONTI A DIMETTERSI: IL PRIMO E' PIETRO ALESSANDRINI
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Rainer Masera e il direttore generale di Banca Marche Luciano Goffi

Rainer Masera e il direttore generale di Banca Marche Luciano Goffi

(Ultimo aggiornamento ore 22.05)

di Marco Ricci

Rainer Masera, presidente di Banca Marche, ha comunicato tramite lettera e non senza polemiche le proprie dimissioni  dal ruolo che ricopriva dal 9 di luglio. Perchè quelle ” premesse che lo avevano condotto ad accettare la sfida connessa alla nomina non si sono verificate”, ipotizzando inoltre nella sua missiva la necessità di un aumento di capitale di circa 500 milioni di euro. Masera, lo ricordiamo, fu indicato  dalla Fondazione di Pesaro alla guida dell’istituto di credito con  la garanzia, offerta anche dalle massime autorità regionali, di una cordata locale in grado di coprire l’aumento di capitale necessario a riportare la banca alla piena operatività. Se l’arrivo alla presidenza del banchiere comasco fu preceduto da un giallo, ovvero lo slittamento di una settimana della sua nomina per verificare se quelle garanzie offertegli fossero o meno reali, con la lettera di oggi il presidente  addebita principalmente alla mancanza di capitali da parte dell’imprenditoria marchigiana le proprie dimissioni.

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L’ex presidente Rainer Masera

Nella missiva infatti Masera lamenta “l’assenza di impegni del mondo imprenditoriale per poter assicurare la creazione del nocciolo duro necessario per porre la banca in sicurezza”, così come lamenta la mancanza di intendimento, disponibilità e autorizzazioni per la sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte delle Fondazioni azioniste. In questo quadro, sempre secondo il banchiere di Como, Banca Marche non avrebbe i presupposti per ricorrere, ”in condizioni di ordinaria gestione e tempi brevissimi”, al mercato per rafforzare il patrimonio, auspicando che la propria decisione possa favorire il lavoro dei Commissari e il rilancio della banca. Rainer Masera dunque, come avevamo anticipato (leggi qui), conferma implicitamente il commissariamento di Banca Marche entro la fine di ottobre, al termine della gestione provvisoria che vede Feliziani e Terrinoni alla guida dell’istituto.

ALTRI DEL CDA PRONTI A LASCIARE – E parrebbe che molti membri del consiglio di amministrazione di Banca Marche si stiano a preparando a dare le proprie dimissioni. Questo prima che il Ministero dell’Economia e delle Finanze sciolga definitivamente gli organi attraverso un decreto che dovrebbe essere emanato a giorni. La fuga dalla nave che affonda sembrerebbe motivata dall’impossibilità per i successivi tre anni, stante una norma di Banca d’Italia, di rivestire un analogo ruolo in seno ad altri consigli di amministrazione, tra cui quelli eventuali e futuri di Banca Marche.

Il consigliere dimissionario Pietro Alessandrini

Il consigliere dimissionario Pietro Alessandrini

LE DIMISSIONI DI PIETRO ALESSANDRINI – E il primo a lasciare è Pietro Alessandrini, professore universitario dell’Università Politecnica delle Marche e membro indipendente del Consiglio di amministrazione di Bm, indicato dalla Fondazione di Pesaro. Di Alessandrini sono note le diversità di vedute rispetto a quelle di altri due ex consiglieri della banca, Francesco Cesarini e Giuseppe Grassano. Quest’ultimo, tra le altre cose, ne contestò l’indipendenza in quanto, tramite l’Istao Alessandrini avrebbe erogato formazione a Banca Marche. Sempre Grassano, da quanto scritto al momento delle sue dimissioni, sottolineò come a suo dire il professor Alessandrini non avrebbe stigmatizzato un’operazione apparsa sul Corriere della Sera tra la moglie dell’ex dg Massimo Bianconi e il Gruppo Casale, gruppo ampiamente indebitato con  Banca Marche ed oggetto di uno degli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Ancona. Quanto piuttosto, sempre secondo le parole del consigliere espressione di Fondazione Carima, Alessandrini si preoccupò  per il danno reputazionale che tali notizie avrebbero procurato all’istituto marchigiano. Secondo Francesco Maria Cesarini, invece, al momento in cui in Cda si dibattè sull’allontanamento di  Massimo Bianconi dalla guida dell’istituto di credito, Pietro Alessandrini tra le altre motivazioni contrarie all’inziativa addusse anche quella, definita “inconsistente” da Cesarini, che Bianconi “avesse goduto della fiducia del precedente consiglio.”

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

LA LETTERA DI MASERA, AUMENTO A 500 MILIONI – Tornando alla lettera di dimisisioni di Rainer Masera, prima di ripercorrere i poco più di tre mesi trascorsi alla guida di Banca Marche, anche alla luce della semestrale chiusa in rosso per 232 milioni, il presidente dimissionario ha sottolineato come sia ”da ritenere che la messa in sicurezza della Banca, accanto alla immediata realizzazione del Piano Industriale, che prevede di riportare in utile l’Istituto già nel 2015, richieda un aumento di capitale dell’ordine di 500 milioni di euro, da realizzare in tempi molto ristretti, anche per ricostituire idonei margini in vista dell’entrata in vigore nel prossimo anno della normativa EU CRR/CRDIV e dei canoni stringenti di valutazione dei crediti connessi al passaggio alla Vigilanza Unica in Europa”. Dunque 100 milioni in più rispetto a quanto immaginato qualche mese fa.

LA SEMESTRALE E IL PIANO INDUSTRIALE – Oltre alle polemiche nei confronti del mondo imprenditoriale marchigiano, Masera ha ripercorso i mesi che sono succeduti alla sua nomina, nel mese di luglio, quando “il CdA ha predisposto una semestrale gestionale che confermava l’esigenza peraltro già indicata e sollecitata dalle stesse Autorità di Vigilanza (che si ringraziano per l’azione svolta, in particolare nell’attività di ispezione della Banca), di assicurare in tempi brevi la copertura di un fabbisogno patrimoniale complessivo almeno dell’ordine di 400 milioni di euro. Tale fabbisogno”, ha proseguito, “era necessario non solo per il rispetto dei vincoli patrimoniali, ma anche per consentire un saldo presidio della Banca nell’ambito della esecuzione di un incisivo e rigoroso Piano Industriale, approvato contestualmente nella riunione consiliare del 1° agosto 2013. Il Piano di Risanamento e Rilancio”, prosegue l’ex presidente, “poggiava sulla simultanea attuazione di diverse, complementari, leve gestionali/operative volte a realizzare un drastico ridimensionamento dei costi e il rilancio sostenibile dei ricavi. In particolare, il rafforzamento dei livelli di patrimonializzazione sarebbe stato perseguito anche attivando la dismissione di asset e di sportelli non strategici, per rifocalizzare la Banca nei territori di elezione, conseguire un idoneo downsizing, favorire il forte radicamento territoriale. Le ulteriori principali direttrici di intervento individuate consistevano in gestione sostenibile della liquidità, evoluzione della piattaforma di gestione, controllo e recupero dei crediti, conseguimento in tutti i settori di strutture di costo “eccellenti”, consolidamento dei ricavi con idonea gestione della clientela e opportuna strategia di pricing.”

Il Consiglio di Amministrazione di Banca delle Marche

Il Consiglio di Amministrazione di Banca delle Marche

LE RETTIFICHE DI META’ ESTATE – “Già a cavallo fra luglio e agosto”, ha proseguito il presidente dimissionario, ”emergeva, peraltro, la necessità di assicurare piena, trasparente copertura dei rischi presenti nel portafoglio creditizio della Banca. Proprio questa esigenza induceva a rinviare l’approvazione dei dati di bilancio del 1° semestre 2013 alla fine del mese di agosto per i doverosi approfondimenti. Il 30 agosto il CdA approvava il bilancio semestrale con rettifiche sui crediti pari a 452 milioni di euro, con un incremento di 170 milioni rispetto alle indicazioni della gestionale. L’aumento delle coperture incorporava gli adeguamenti resi necessari dalle mutate condizioni di contesto, dai parametri di impairment collettivo del portafoglio in bonis e di attualizzazione dei crediti in sofferenza.” La conferma dunque, come avevamo descritto, che l’incremento di rettifiche per oltre 170 milioni in un mese non fossero dovute a nuovi e più stringenti parametri di valutazione dei crediti e delle garanzie, quanto di un’analisi più approfondita di situazioni critiche già precedentemente emerse.

Sempre a proposito della semestrale,  ha proseguito Masera, “le componenti economiche portavano a un risultato netto di periodo negativo per 232 milioni di euro. La patrimonializzazione si attestava su livelli non sostenibili. Nel corso della stessa giornata, al termine della riunione consiliare, la Banca d’Italia provvedeva a porre la Banca in gestione provvisoria, con un intervento tempestivo e necessario, anche per le turbolenze mediatiche, conseguenti a gravi fughe di notizie, che avrebbero potuto corrodere la fiducia dei depositanti.” 

Una lettera dunque molto dura quella con cui Rainer Stefano Masera mette fine alla sua presidenza in Banca Marche. Dimissioni per certi versi non obbligate in quanto a breve gli organi amministrativi verranno sciolti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in vista dell’amministrazione straordinaria. Dimissioni che paiono dunque essere anche l’occasione per un atto di accusa verso il mondo imprenditoriale marchigiano e verso chi gli offrì quelle garanzie sufficenti per indurlo ad accettare l’offerta della Fondazione di Pesaro al ruolo di presidente di Banca Marche . Malumori e insoddisfazioni del presidente dimissionario che già  trapelavano da vario tempo ma che non erano mai stati resi pubblici in modo conclamato. E un quadro, quello descritto da Masera, che potrebbe portare ad alzare l’asticella dell’aumento di capitale arrivando a 500 milioni. Una cifra che con ogni probabilità spazza via ogni pretesa di tenere  Banca Marche nelle mani dell’economia regionale.

 

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