Banca Marche, l’accordo con Fonspa
potrebbe vedere la luce entro sei settimane

I commissari Feliziani e Terrinoni, incontrando i sindacati, si sono detti fiduciosi negli esiti della trattativa con l'ex Credito Fondiario che sta analizzando i dati raccolti durante la due diligence. La discussione sarebbe ancora ad alto livello. Prorogato di quattro mesi il contratto integrativo, i sindacati pronti a presentare un “protocollo di garanzie strategiche
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Giuseppe Feliziani, uno dei tre commissari di Banca Marche

Giuseppe Feliziani, uno dei tre commissari di Banca Marche

di Marco Ricci

Ci sarebbe ancora un mese, un mese e mezzo perché la soluzione di salvataggio e rilancio di Banca Marche possa vedere pienamente la luce con la sottoscrizione di un’offerta vincolante, mentre prosegue la negoziazione tra i commissari di Banca Marche – Feliziani e Terrinoni, Inzitari – e Fonspa, con quest’ultima che sta analizzando i dati ottenuti dalla due diligenze effettuata nei mesi scorsi. Secondo quanto avrebbero riferito Feliziani e Terrinoni durante il previsto incontro di oggi con le rappresentanze sindacali di Banca Marche, la discussione con Fonspa, dato anche il complesso impianto della soluzione prospettata, sarebbe ancora ad alto livello, senza che si sia ancora entrati nei dettagli o che siano state affrontate le questioni relative al futuro piano industriale e quelle occupazionali. Giuseppe Feliziani, in ogni caso, si sarebbe detto confidente del buon esito finale della trattativa. Riprendendo poi l’immagine usata solo pochi giorni fa davanti ai direttori di filiale, secondo il commissario la lancetta dell’orologio, dopo essersi lasciata alle spalle le ore più buie, punterà per Banca Marche sulle “sette di mattina” più o meno nel mese di febbraio. Un auspicio che tiene ovviamente conto di tutta una serie di passaggi tecnici, non ultima un’assemblea dei soci che dovrà ratificare il tutto, che seguiranno all’accordo vincolante.

Da quanto era trapelato nelle settimane passate, lo ricordiamo, l’operazione di rilancio e salvataggio di Banca Marche prevederebbe la cessione di qualche miliardo di crediti deteriorati garantiti per 600-800 milioni dal Fondo Interbancario e un aumento di capitale che si dovrebbe aggirare intorno ai 900 milioni di euro. Fonspa, che interverrebbe in entrambe le operazioni, verrebbe affiancata da alcuni fondi di investimento e, qualora ve ne sia la disponibilità, in parte anche da forze locali. Più sfumato, al limite dell’ininfluente, sarà invece l’eventuale apporto delle Fondazioni attuali azioniste.

Il quartier generale di Banca Marche a Jesi

Il quartier generale di Banca Marche a Jesi

In questo contesto in qualche modo di attesa, con un clima aziendale rasserenato e un tipo di confronto tra azienda e lavoratori che appare costruttivo, Banca Marche ha comunicato ai sindacati l’intenzione di rinnovare per quattro mesi il contratto integrativo dei dipendenti. Un nuovo confronto sulla questione dovrebbe poi riprendere a metà gennaio. Nel prossimo futuro, da quanto trapela, ci sarebbe la chiusura di quattro filiali, sebbene nel breve periodo, in attesa proprio della soluzione, non sarebbero previste importanti ristrutturazioni della rete. Nel contesto piuttosto disteso del clima le rappresentanze dei lavoratori hanno fatto presente ai commissari la loro intenzione di portare all’azienda un “protocollo di garanzie strategiche”, ovvero un elenco di requisiti di cui la soluzione di rilancio dovrebbe tenere conto. Dopo l’esigenza di mantenere una banca del territorio e, possibilmente, di salvaguardare il più possibile gli azionisti, i lavoratori porteranno dunque al tavolo i loro punti e le loro priorità che, la soluzione ottimale, dovrebbe tenere in considerazione. Tra questi, si immagina, il mantenimento dei livelli occupazionali e forse anche la questione precari.

Sebbene sia prematuro parlarne, cominciano infatti a trapelare le prime preoccupazioni dei lavoratori, una preoccupazione che in parte riguarda l’intero sistema bancario nazionale ma che, dato il momento, è maggiormente sentita dai lavoratori dell’istituto marchigiano. Salta ovviamente agli occhi come la riduzione degli impieghi, dovuta in parte anche alla cessione del portafoglio deteriorato, possa squilibrare il futuro rapporto tra dipendenti-impieghi. Preoccupazioni queste ovviamente legittime ma che al momento si basano su ragionamenti di massima più che su intenzioni o dati di fatto.

Si è appreso inoltre che la richiesta di proroga del commissariamento, inoltrata da Feliziani, Terrinoni e Inzitari alla Banca d’Italia, sarebbe stata chiesta per il tempo necessario alla ricapitalizzazione dell’istituto di credito, in linea con quanto espresso dal momento della messa in amministrazione straordinaria di Banca Marche dalla stessa Via Nazionale. Non è dunque ancora chiaro se si tratti di un periodo di sei mesi o qualcosa di meno.

 

 

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