Banca Marche, ecco da dove viene
il miliardo di perdite

Terminate le valutazioni sui crediti. Il commissariamento dell'istituto è entrato in una nuova fase e si prepara all'aumento di capitale. Bruno Inzitari nominato per seguirne gli aspetti legali e contrattualistici. La classificazione dei crediti, le garanzie valutate prima del 2010, l'elevato funding gap, la crisi economica, la forte esposizione nell'edilizia, le circostanze di carattere penale e le cause del dissesto
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di Marco Ricci

Molto rumore si è levato nelle ultime settimane intorno a Banca Marche, ma al di là dei toni  troppo alti della politica, delle preoccupazioni legittime dei lavoratori che hanno proclamato a scaglioni tre giorni di sciopero, l’operazione di salvataggio di Banca Marche prosegue con i tempi che in effetti era lecito attendersi. Evidentemente si sta  però entrando in una nuova fase del commissariamento, con la valutazione dello stato del credito che è sostanzialmente terminata e con Banca Marche che si sta attrezzando, dopo la nomina degli advisor, per l’aumento di capitale.

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Bruno Inzitari, nuovo commissario di Banca Marche

In quest’ottica deve essere letta la nomina da parte di Banca d’Italia del terzo commisario, Bruno Inzitari, una figura con caratteristiche diverse da quelle degli altri due commissari, Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni. Inzitari, ordinario di diritto privato all’Università Milano Bicocca e, tra le altre cose, in passato professore a contratto all’Università di Macerata, è infatti specializzato in diritto e legislazione bancaria, oltre ad avere una spiccata esperienza professionale nelle  problematiche relative alle crisi d’impresa. Già commissario della Cassa di Risparmio di Ferrara, il ruolo di Inzitari in Banca Marche sarà quello di gestire nei prossimi mesi la parte legale e contrattualistica che accompagnerà l’auspicata soluzione della crisi. Al momento è però ancora prematuro parlare di soluzione a breve, seppure la situazione potrebbe sempre sbloccarsi da un momento all’altro con la comparsa di un gruppo intenzionato ad investire nell’istituto, gruppo che  attualmente sembra però non esserci.

L’aumento di capitale non sarà cosa da poco se ormai si parla da più parti di circa 800 milioni di euro. Un valore indicativo ma forse non troppo lontano dall’effettiva necessità, considerando anche come uno degli attuali problemi di Banca Marche sia il funding gap, cioè la differenza tra quanto l’istituto eroga e quanto raccoglie, un problema che ha appesantito anche in questi mesi i conti dell’istituto. Una banca infatti presta soldi e in buona parte lo fa con il denaro che raccoglie dai depositi dei clienti. Gli anni della gestione Bianconi hanno però sbilanciato l’istituto verso erogazioni sempre maggiori, costringendo la banca ad alimentarsi di denaro dal sistema interbancario e dunque a costi maggiori, riducendo così i propri ricavi. Le perdite emerse, ormai non inferiori al miliardo di euro, hanno poi ridotto il patrimonio fino a farlo scendere sotto i limiti di vigilanza, portando l’istituto al commissariamento.

 

La sede romana di Banca d'Italia (Fonte: wikipedia.org)

La sede romana di Banca d’Italia (Fonte: wikipedia.org)

Molto clamore, in particolare sul versante politico, si è sollevato proprio sulla valutazione dei crediti e delle conseguenti perdite sopraggiunte, con accuse alla Vigilanza e alla Banca d’Italia di eccessiva durezza, lasciando intendere l’ipotesi di un complotto ordito ai danni della banca locale per dare in pasto l’istituto a qualche altro gruppo bancario. Via Nazionale non ha certo apprezzato questo clamore e questa sfiducia nei propri confronti. E mentre alcune rappresentanze sindacali hanno chiesto semplicemente ai commissari di capire, la Uilca, il Consiglio Regionale ed alcuni parlamentari, tra cui la senatrice Camilla Fabbri, sono andati giù in modo molto duro, con quest’ultima che ha trovato ancora inspiegabile l’emersione degli oltre 500 milioni di euro di perdite a fine 2012 dopo una semestrale chiusa in attivo, parlando poi di coperture dei crediti deteriorati superiori alla media del sistema.

La fase valutativa ha però fatto emergere cosa è accaduto e il perché delle perdite. Il punto centrale, poco compreso, è che il problema di Banca Marche non risiedeva tanto nelle coperture delle sofferenze, ma nel reale stato del credito che era ben diverso da quello riportato nei bilanci. Detto in parole povere, l’istituto teneva in bonis crediti che in parte erano già irrecuperabili, con valutazione sulla solvibilità dei clienti lontane dalla realtà. I numeri tornavano, ma dietro quei numeri si nascondeva qualcosa di ben diverso. Così, nel momeno in cui la Vigilanza e la nuova dirigenza hanno verificato lo stato delle cose, è stato necessario riclassificare una massiccia quantità di prestiti e di conseguenza utilizzare il patrimonio per coprire le maggiori stime di perdita. Questo, a ben vedere, era già accaduto durante l’ispezione mirata di fine 2010. Gli ispettori della Vigilanza non lamentarono tanto che le sofferenze segnalate dalla banca non fossero coperte. Analizzarono invece un campione degli impieghi e obbligarono Banca Marche a porre a sofferenza o a incaglio crediti classificati con uno stato migliore. Così Banca Marche, dopo l’analisi di solo un campione di posizioni, si trovò con un 20% di sofferenze in più e un 25% di incagli in più rispetto a quanto segnalato. Non per niente la Procura di Ancona ha ipotizzato i reati di falso in bilancio nonché di ostacolo all’attività di vigilanza per la presunta alterazione, attraverso il sistema informatico, delle posizioni degli impieghi in Medioleasing durante un’altra ispezione del 2010.

CRISI EDILIZIAOltre a questo e  agli effetti dei gravi comportamenti ipotizzati dalla magistratura, tra cui l’appropriazione indebita e la corruzione tra privati, comportamenti emersi sui giornali solo in parte e che nel complesso potrebbero aver avuto conseguenze sui conti della banca maggiori di quanto si immagini, si sono aggiunti altri due fattori in parte collegati. La crisi dell’edilizia, settore verso cui Banca Marche era molto sbilanciata, e gli effettivi valori delle garanzie le quali, in moltissimi casi, avevano stime antecedenti al 2010. In regione la recessione si è acutizzata più tardi rispetto al resto del paese e ha colpito in modo più drammatico e più rapido a partire dal 2011. Ma l’istituto aveva “congelato” la valutazione dei beni a garanzia a prima che tutto ciò accadesse, così la nuova dirigenza si è trovata costretta ad accantonare parte del proprio patrimonio per coprirne la svalutazione. Se poi oggi nelle Marche il 60% dei crediti al settore edile è deteriorato, c’è solo da immaginarne gli effetti sul principale istituto di credito regionale. Senza contare, ovviamente, che è l’intera economia della regione ad essere un disastro senza l’intravedersi di una via d’uscita, con gli istituti di credito costretti a una maggiore prudenza sull’ effettiva possibilità di rientro dei crediti. Da qui quelle maggiori coperture sui crediti in bonis sottolineate dai sindacati, coperture in ogni caso almeno di un ordine di grandezza inferiore rispetto al complesso delle perdite.

Il Governatore Spacca

Il Governatore Spacca

Segnali positivi cominciano in ogni caso ad emergere pur in una situazione che resta seria. Il “marchio” Banca Marche si è rivelato solido nel territorio anche nei momenti peggiori, grazie anche all’impegno di chi, in filiale, si è trovato in prima fila davanti ai clienti e ha evitato la fuga dei correntisti, una fuga che a metà 2013 sarebbe stata deleteria per l’istituto, con invece un buon afflusso di denaro venuto nei mesi successivi alla banca dal Conto Deposito Sicuro. Il colloquio fissato il 4 luglio dal Governatore Ignazio Visco con il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, contribuirà a fare maggiore chiarezza sia sul presente che sul futuro dell’istituto e questo, molto probabilmente, porterà ad un abbassamento dei toni che non nuocerà.

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