“A che punto è Banca Marche?”

Sandro Forlani, presidente di "Dipendiamo BancaMarche" in una conferenza stampa davanti a 20 giovani lavoratori, ha sottolineato il clima di incertezza, la mancanza di impegno per preservare la territorialità.Tirata d'orecchie per i commissari Feliziani e Terrinoni, troppo silenziosi, per le associazioni di categoria e per le imprese. Giovedì la commissione industria del senato incontrerà i commissari e i precari dell'istituto
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banca_marche.jpgdi Marco Ricci

“Superata ormai la boa dell’esercizio 2013 e dopo alcuni mesi di commissariamento, quest’associazione ritiene che sia giunto il momento in cui gli organismi preposti inizino a fare chiarezza su quello che sarà il futuro di Banca Marche”. Così è iniziata a Jesi – davanti a una ventina di giovanissimi precari dell’istituto di credito – la conferenza stampa di Sandro Forlani, presidente dell’associazione “Dipendiamo BancaMarche”. Parlando  ai precari, Forlani ha rilevato per prima cosa il clima di incertezza che si respira sul futuro della banca, dei dipendenti – precari o meno che siano –  e sull’individuazione delle responsabilità “nonostante tre Procure siano al lavoro”. Al di là dell’aver poi stigmatizzato non solo la “consistente cordata di imprenditori locali che però, puntualmente, svanisce il giorno dopo come neve al sole” e le dichiarazioni di qualche giorno fa del presidente della Fondazione jesina sul possibile ingresso di capitali russi (“a questo punto mancano solo i cinesi e poi ci sono davvero tutti)”, l’intervento di Forlani ha rappresentato bene il clima di incertezza che si respira nelle ultime settimane tra i dipendenti e nel mondo sindacale sul futuro dell’istituto di credito.

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm

Se dunque la prima tiratina d’orecchie Forlani l’ha data ai commissari Feliziani e Terrinoni – sia per il loro eccessivo silenzio, sia per non aver utilizzato a pieno quelle risorse interne “non implicate con la passata gestione” al momento dell’elaborazione del nuovo organigramma la seconda tirata d’orecchie è andata alle associazioni di categoria, alle imprese marchigiane, alle cooperative e ai confidi per non aver indetto una “chiamata alle armi” nel tentativo di mantenere l’autonomia regionale di Banca Marche, il punto forse più importante che il presidente di Dipendiamo Banca Marche ha toccato nuovamente anche in questo suo intervento.

“Sarebbe davvero una mancanza grave che”, ha spiegato Forlani – dopo che per anni Banca Marche è stata sempre il maggior sostenitore del credito alle nostre tipiche imprese, queste non partecipassero alla costruzione di una banca che questa volta sarebbe davvero del territorio, sia per la qualità del lavoro che in essa verrà svolto, sia per la forma e la composizione che dovrà essere data ad un nuovo consiglio di amministrazione dove all’egemonia sino ad oggi esercitata dalle Fondazioni dovrà sostituirsi una compagine di amministrazione, controllo e proposta formata dai rappresentanti dei settori produttivi, del personale e delle famiglie”. Insomma una nuova governance non coloro che in seguito Forlani definirà “i notabili”, ma gli attori reali del territorio e del mondo economico marchigiano che ne sottoscrivano il capitale. “A tale proposito”, ha spiegato Forlani, “sarebbe opportuna una iniziativa che, attraverso una forma di deposito vincolato mirato al futuro aumento di capitale e adeguatamente remunerato, permettesse alle famiglie ed alle imprese di potere sottoscrivere sin da ora le quote che si desidererà poi acquistare”.

Nando Ottavi, presidente di Confindustria Marche

Nando Ottavi, presidente di Confindustria Marche

In effetti le associazioni di categoria sono state pressoché assenti in questi mesi e i possibili impegni nei confronti dell’istituto di credito sono venuti più che altro da singoli imprenditori, creando anche una certa confusione per quella sorta di gioco “c’è o non c’è” che inevitabilmente si è creato. Vendendo alle associazioni di categoria,  il presidente di Confindustria Marche, Nando Ottavi, aveva incontrato in passato i commissari e oggi ha rilasciato all’Ansa una dichiarazione. “L’incontro – ha ricordato Ottavi – “era servito per capire il piano della Banca d’Italia: avevamo ribadito che non si possono lasciare le aziende senza credito. Tra due-tre mesi ci rivedremo per verificare se l’andamento di BM risponde alle nostre richieste». Spunta dunque di nuovo il problema del credito alle aziende, un problema che però molto difficilmente potrà essere risolto prima dell’ingresso di risorse fresche nelle casse dell’istituto. Fino ad allora Banca Marche non può che procedere con il freno tirato.

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

Centro direzionale Fontedamo Jesi, sede direzione generale Banca Marche

Ma tornando alla conferenza stampa di oggi, quale banca immagina l’associazione Dipendiamo Banca Marche? Una banca del territorio – e molto è stato il plauso rivolto dal presidente ai dipendenti e in particolare alle prime file dell’istituto – che operi nel microcredito, nel credito alle famiglie e alle piccole imprese, una banca “che invece di guadagnare 100 guadagni 80” ma che riversi quel 20 di differenza a vantaggio del territorio. Quindi una banca radicata nelle Marche ma con una dimensione operativa più idonea all’istituto. Al contrario gli scenari temuti – come ad esempio quello di Tercas – sono quelli che vedono la perdita del controllo regionale e in qualche modo la scomparsa del marchio Banca Marche e di quel modello di banca di sistema che è stato tipico dell’istituto. Forlani, ovviamente, auspica un modello riveduto e corretto rispetto a quello degli ultimi anni.

La Procura della Repubblica di Ancona

La Procura della Repubblica di Ancona

Il presidente ha parlato inoltre delle responsabilità passate. “Pensiamo anche che una completa chiarezza e certezza di ciò che è avvenuto sotto la passata gestione contribuisca in maniera determinante a riportare un po’ di serenità e di fiducia agli azionisti ed ai lavoratori di Banca Marche che già hanno personalmente e pesantemente pagato la situazione determinatasi”, ha detto a questo proposito dopo aver rilevato che – nonostante mesi di indagini e il lavoro di almeno tre procure – nulla di definito si ancora emerso. Anche se questo, ovviamente, è in parte spiegabile per la complessità del lavoro della magistratura, per la mole di materiale sequestrato e per il silenzio con cui stanno proseguendo le indagini. E’ noto in ogni caso che a breve – in caso non fosse stato già ricevuto – verrà consegnato a Feliziani e Terrinoni un ulteriore studio sulla base del quale i commissari potrebbero decidere essi stessi – secondo i poteri loro attribuiti dal testo unico bancario – di procedere autonomamento con un’azione di responsabilità nei confronti dei passati dirigenti e amministratori di Banca Marche.

I PRECARI  E LA COMMISSIONE INDUSTRIA DEL SENATO – Presenti all’inconto anche una ventina di giovani dipendenti dell’istituto che giovedì’, su loro richiesta, incontreranno in Prefettura ad Ancona la commissione industria del Senato. In visita nelle Marche per iniziativa della senatrice Camilla Fabbri, la commissione incontrerà nei prossimi due giorni lavoratori, imprenditori, istituzioni locali, associazioni di categoria e sindacati, per toccaare con mano il contesto economico attualmente vissuto dalla Regione Marche. E inevitabilmente si vedrà anche con i commissari Feliziani e Terrinoni. L’incontro è previsto per giovedì alle 18.00.



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