Appello alle nostre istituzioni:
abbiate pietà!

Interessi, egoismi, narcisismi e privilegi che schiacciano intere generazioni. Alcuni casi: Banca Marche, biogas, Università, Comune di Macerata e Provincia
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Ricci Marcodi Marco Ricci

Non è più questione di destra né di sinistra, di partiti, di sindacati o di movimenti. La classe dirigente della città, della Provincia e della Regione è una classe dirigente che si è progressivamente consumata e che si sta dimostrando assolutamente incancrenita, inadeguata e fuori da ogni realtà. Spesso incapace di comprendere la società e di adeguarsi ai suoi cambiamenti si è logorata con anni di clientele, di compromessi inaccettabili, di scelte sbagliate, di lotte interne tra partiti, cordate, correnti, campanili e ideologie. Perché il potere logora. E logora soprattutto chi il potere, in forme diverse, lo ha gestito per più di vent’anni. Mi spiace dirlo, ma sta diventando una questione generazionale. E chi ha governato banche, città, province, regioni, sindacati, università, amministrazioni pubbliche è ora che si faccia da parte e se ne vada. E se questa classe dirigente vuole a tutti i costi rimanere forse è ora di cominciare a cacciarne una buona perte una volta per tutte. Sfogliare velocemente la cronaca di queste ultime settimane, tralasciando per rispetto la tristissima vicenda di Civitanova, credo sia un modo come un altro per rendersene conto.

 

L'ex d.g. Massimo Bianconi, il vice-presidente Michele Ambrosini, l'attuale d.g. Luciano Goffi e il presidente Lauro Costa

L’ex d.g. Massimo Bianconi, il vice-presidente Michele Ambrosini, l’attuale d.g. Luciano Goffi e il presidente Lauro Costa

 Banca Marche si scopre con una voragine di almeno 500 milioni di euro. Un ex-direttore generale, Massimo Bianconi, di cui tutti conoscevano la prossimità con le vicende romane dei furbetti del quartierino, se ne va con gli ispettori della Banca d’Italia a soffiargli sul collo. Prestiti giganteschi a gruppi immobiliari sull’orlo del fallimento, dirigenti con lauree fasulle, fondazioni perennemente in guerra tra loro, nella storia di BancaMarche e delle Fondazioni che la controllano la classe dirigente, quasi tutta di centrodestra, ha dato il peggio di sé e mostrato la propria inadeguatezza, chiusa in un sistema di potere (il credito è potere per eccellenza) e di autoreferenzialità.

 

Dopo sette anni Cristiana Di Stefano può uscre di casa: "Grazie al grande cuore dei maceratesi"

Dopo sette anni Cristiana Di Stefano può uscre di casa: “Grazie al grande cuore dei maceratesi” (clicca sull’immagine per guardare il video)

Dall’altra parte la storia di Cristiana. Reclusa in casa da quasi dieci anni perché nessun Ente Pubblico è stato in grado di racimolare i 16.500 euro necessari per una rampa elettrica. La sua vicenda, l’abbiamo letto in questi giorni, è finita bene ma le è costata anni di isolamento. Cristiana però non è l’unica a vivere disagi di questo genere e purtroppo non è l’unica persona disabile a non poter uscire dal suo appartamento. Ce ne sono moltissimi ma normalmente le loro storie non arrivano sui giornali. Pochi se ne accorgono, pochi fanno qualcosa. E se un disabile si trova anche in ristrettezze economiche, come un po’ tutti noi in questo, le storie diventano agghiaccianti con ricadute pesantissime sulle famiglie. Per vivere nei drammi non c’è bisogno di andare molto lontano. A volte si consumano nella porta accanto. Ora vorrei il nome di un paio di politici o di dirigenti che abbiamo sbattuto in faccia a tutti la durezza di certe situazioni, a partire dai dirigenti della Sanità. Non so se questi due nomi riusciremo a trovarli. Ne troveremo sicuramente molti di più tra coloro che difendono i campanili, gli ospedali assurdi, le sagre delle papere o che osannano l’eccellenza marchigiana. Qui va tutto a rotoli eppure l’importante è non pensarci. Viva i fuochi d’artificio, viva la Repubblica!

 

Discussione nel corso del Consiglio tra il sindaco Carancini, il presidente del consiglio Mari e il capogruppo Pd Ricotta

Discussione nel corso del Consiglio tra il sindaco Carancini, il presidente del consiglio Mari e il capogruppo Pd Ricotta

Sempre dalle cronache. A Macerata ancora si litiga se ridurre gli Assessori, ridurre i compensi o non ridurre un bel niente, perdendosi dietro a psichiatriche diatribe di competenze comunali. Le ultime sedute del Consiglio sono state una via di mezzo tra un baraccone da mercatino delle pulci e una seduta di psicoterapia di gruppo. I Comunisti Italiani credono fermamente nel centro-sinistra ma votano sempre con l’opposizione. Guido Garufi gioca a rubaposto in commissione e se ne vanta come un bambino spavaldo sul proscenio di un teatro. Carelli e Carancini si insultano ad ogni seduta di Consiglio neanche fossero in un’assemblea di condominio a litigare per il posteggio, dando uno spettacolo indecoroso e di rara irresponsabilità. Il PD è inesistente e la maggioranza non si capisce più cosa ci sta a fare. Tralasciamo la verifica su cui è stato già detto tutto il peggio possibile e su cui è difficile aggiungere altro. L’opposizione in tre anni non ha fatto una proposta decente che sia una se non soffiare sul vento di palazzetti, campi da calcio, di bocce, di ruzzola, palestre di Judo e chi più ne ha più metta. E un Sindaco che, insieme agli Assessori, da quanto è scoppiata la crisi non hanno mai veramente avuto il coraggio di dire come stanno le cose. Che non c’è più una lira. Che la crisi è paurosa e che il programma di mandato andava completamente rivisto. Ci si è crogiolati invece (e ci si crogiola ancora) con manie di grandezza di altri tempi senza risolvere le situazioni chiave, a partire dalle partecipate. La crisi sta devastando le famiglie e la città ma un’assunzione pubblica di responsabilità che avrebbe dovuto indirizzare le scelte politiche verso il risparmio, l’efficienza e lo sviluppo non c’è mai stata. Siamo annegati tra statue, fuochi d’artificio, liti in commissione, giunte itineranti (urrà, nel 2012 abbiamo inventato le riunioni!), piscine, aperitivi europei e meno, giornate delle donne, degli uomini, delle memorie, delle ricordanze, delle dimenticanze, dei tricicli e delle Madonne. E sabato scorso, per chi fosse stato interessato, in Biblioteca si parlava di Dylan. Quello del Tamburino e dei tempi che stanno per cambiare.

 biogas 000Poi la vicenda biogas. In Regione non sapeva niente nessuno. Non sapeva Spacca, non sapeva Giannini, non sapevano sindaci e Consiglieri Regionali, non sapevano niente nonostante i ricorsi dei Comitati, le proteste, gli impianti spuntati come funghi lungo le vallate. Non sanno ora come non sapevano quando gli impianti fotovoltaici saltavano da una collina all’altra facendo arrivare le Marche ad essere una delle regioni d’Italia con più potenza prodotta. Come nessuno sapeva che dietro questi impianti si nascondessero soltanto logiche puramente speculative. Allora le cose sono due. O sono in malafede e mentono, oppure non sono in malafede e non capiscono. Nessuna delle due alternative appare però di per sé granché buona. Da Ancona comunque un’ottima notizia. Gli attuali Consiglieri Regionali avranno il vitalizio. Avete per caso avvertito qualche voce di dissenso?

 Sempre dalle cronache degli ultimi giorni cominciamo a renderci rendendo conto che i fondi per il sostegno agli affitti sono stati miseramente tagliati dall’autunno scorso. E in una città come Macerata, poco industriale e dunque quasi priva del sostegno della cassa integrazione, sostenere gli affitti è una delle poche forme di welfare in caso di necessità. Nuova domanda: quanti amministratori sono saltati sulla sedia sbattendo in faccia all’opinione pubblica e ai decisori quello che stava succedendo e di cui vediamo oggi le tragiche conseguenze? E mi riferisco ad amministratori di destra, di sinistra o di centro. Si sono per caso spesi come con la stessa enfasi con cui sollevano a scadenza quindicinale i turpi problemi del glorioso PalaLube? In compenso il Comune di Macerata ci ha fatto trionfalmente sapere che abbiamo avuto più o meno 200 visitatori per il ponte di Pasqua. Urrà. C’è da augurarsi che i vinci sgrassi siano stati buoni e non troppo indigesti.

Palazzo Conventati, sede degli uffici amministrativi dell'Università di Macerata

Palazzo Conventati, sede degli uffici amministrativi dell’Università di Macerata

Università di Macerata alla canna del gas. Se non sbaglio risulta essere percentualmente una delle più indebitate d’Italia. Il Rettore e il Direttore Generale stanno tentando di rianimarla ma è dura. Ovviamente chi l’ha ridotta in questo stato è in buona parte ancora lì. Come sono ancora lì docenti entrati di ruolo con concorsi quanto meno sospetti, amanti, amici degli amanti, capre, cavalli e coloro che li difendono. Non resta quindi che rinunciare al palazzo del Rettorato aprendo di conseguenza un altro buco nei conti del comune di circa 200.000 euro a causa del mancato introito di locazione. Davanti a questo rischio il Comune pare non dar segni di vita né essere in grado di proporre al Rettore Lacchè una soluzione accettabile (servizi al posto del canone, ad esempio?). Nel frattempo il centro-destra ha fatto la duecentesima interrogazione sulle piscine. La via dell’eccellenza, come si sa, è durissima. E, prendendo a prestito il vangelo di Matteo, molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Quelli che sono stati eletti però, non preoccupatevi, da dove stanno non si schiodano più.

 Chi proprio non compare nelle cronache – salvo per le inchieste di Cronache Maceratesi sull’aumento degli stipendi dei dirigenti – è la Provincia. Probabilmente perché è diventato più o meno un ente fantasma. Sorge solo una domanda: tutti questi assessorati sono necessari solo ai partiti, agli equilibri tra partiti, agli Assessori stessi o hanno una qualche funzione anche nel mondo reale? Chi lavora in Provincia racconta di una paralisi completa. Rubando di nuovo dai Vangeli verrebbe da dire: alzati e cammina. Ma forse è più semplice resuscitare un morto che la nostra Provincia.

Per capire poi perché  è anche e soprattutto una questione generazionale, assolutamente trasversale alle idee politiche e alla società, basta girovagare ad esempio nelle Amministrazioni pubbliche (tutte) e scoprire che i più giovani (spesso i più volonterosi, i più bravi, con una valanga di titoli di studio e normalmente i peggio retribuiti) sono schiacciati da una schiera di ex-sessantottini, ex-settantasettini, ex-ciellini, ciellini, raccomandati di partito, ex-raccomandati, amanti, ex amanti, sindacalisti, ex-sindacalisti e chi più ne ha più ne metta. E’ ovviamente una generalizzazione perché ci sono bravi dipendenti pubblici a prescindere dall’età e del titolo di studio. Ma esiste una pletora di dipendenti, funzionari, dirigenti che è entrata nell’amministrazione pubblica senza penare, che ha lavorato per anni con ritmi da scampagnata di primo maggio con l’idea che tutto fosse dovuto, che ha  avuto scatti di carriera pressoché automatici e che avrà oltretutto una pensione decente che i più giovani non avranno mai. E che oltretutto adesso occupano posti di responsabilità in modo inadeguato bloccando l’efficienza delle amministrazioni e le carriere dei giovani. Chiedete poi a molti di costoro un sacrificio. Magari semplicemente di imparare ad aprire un file excel, di spostarsi di scrivania o di fare due ore di straordinario e vedrete di che pasta sono.

 A questo proposito mi vengono in mente due episodi che credo rendano bene la situazione. Il primo. Parlando con un dirigente pubblico locale a proposito di un certo posto da dirigente che si è liberato, viene fuori che un certo tizio sarebbe bravissimo, sicuramente il migliore. Però il suo problema, mi viene detto, è che è troppo giovane. Ha solo 42 anni e ci sono colleghi che, al di là del merito, sono di maggiore anzianità. Conoscete i tre robottini spediti dalla Nasa su Marte, Spirit, Opportunity e Curiosity?. A gestirli sono “ragazzini” di nemmeno quarant’anni. E parliamo di progetti di miliardi di dollari, non di un ufficio di dieci persone. Il secondo episodio mi viene riportato da una ricercatrice dell’Università di Macerata. Doveva cambiare un cavo del PC. Per farlo sarebbe stato opportuno spostare la scrivania. Lei si arma di cacciavite ma a quel punto il tecnico informatico (ovviamente maturo rappresentante sindacale) si indigna. Mi spiace, non sono un falegname io. Purtroppo, mi verrebbe da dire. In una segheria credo si troverebbe bene. Andatevi poi a guardare il sistema di valutazione dei dipendenti dell’Università di Macerata e capirete tutto su una certa mentalità generazionale. Un impiegato C3 per ottenere una certa valutazione deve avere nel suo tabellino tutti 10. Un D5? A lui invece, per ottenere lo stesso punteggio (e dunque lo stesso ritorno economico) è sufficiente un’abbondante media di 0,5! Sì, avete letto bene: 0,5. Neanche fosse solito sgozzare i colleghi e sputare sugli studenti. Esattamente il contrario di ogni meritocrazia. Una valutazione che, nel miglior spirito italico, premia più che altro anzianità di servizio e di stipendio e che schiaccia l’impegno, le capacità e il proprio bagaglio di competenze personali. Resterebbe da capire come i Sindacati possano aver firmato una roba così. Come c’è sempre da capire nelle Amministrazioni Pubbliche (tutte) cosa facciano i dirigenti. Nel migliore dei casi fanno finta di niente, visto che il loro stipendio arriva puntuale a fine mese senza bisogno di assumersi responsabilità e di mettersi contro qualcuno. E se non lo sapete, i dirigenti del Comune, della Provincia, della Regione e dell’Università guadagnano tra il doppio, il triplo e il quadruplo di un funzionario che lavora al Gabinetto di un Ministero. Quindici ore di lavoro al giorno, niente sabati, niente domeniche, dividi tutto quanto e fanno una media di sei euro l’ora. E’ vero. I dipendenti pubblici non sono tutti uguali. A quando allora un po’ di meritocrazia, di pulizia e di cambiamento anche dalle nostre parti? E quando qualcuno capirà che è ora di farsi da parte?

 Cambiare. Bisognerebbe davvero cambiare tutto dall’inizio alla fine. E molti che oggi occupano posizioni di potere e teoricamente di responsabilità dovrebbero avere il buon senso di capire. Ma non capiscono e non capiranno mai perché gli interessi, gli egoismi, i narcisismi e i privilegi sono troppi. Ripeto, non è una questione di politici o non politici, sarebbe facile porla così e facile sarebbe la soluzione. E’ una questione di chi ha privilegi e di chi non ce li ha. Di chi ha avuto tutto facile e di chi non ha quasi niente, di chi è protetto da un sistema di potere o da una cordata e da chi non lo è, di chi vive nella realtà e di chi vive nell’irrealtà di chi è cresciuto in un mondo scomparso dal resto del pianeta da più di vent’anni e chi no, di chi ha senso di dovere e chi no. Qui tutto sta cadendo a pezzi. Due tre generazioni che hanno avuto la fortuna di studiare (e molto), che sono cresciute con il mito di Falcone e Borsellino potrebbero rivoluzionare il modo di funzionare dello Stato, delle Amministrazioni e della società. E invece sono schiacciate dalla crisi, dalle colpe, dagli assurdi modi di pensare e dagli egoismi di chi li ha preceduti. E nessuno si schioda. Quindi abbiate, pietà. Davvero. Andatevene. Dalle Fondazioni Bancarie, dai partiti, dai sindacati, dalle Associazioni di categoria, dalle Università, dalle amministrazioni, dalla massoneria, dalle bocciofile e dalle riunioni di condominio. Andatevene. Il mondo girerà lo stesso. Sicuramente meglio.

 

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