Banca Marche, i piccoli azionisti
chiedono 30 milioni di danni

Class action contro 31 persone che hanno ricoperto ruoli gestionali, amministrativi e di controllo nell'istituto di credito, e alla societa' di revisione Price Waterhouse Coopers. I destinatari sono accusati di avere affondato i conti della banca e il valore delle azioni, da 2 euro a 0,219 euro l'una
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L'avvocato Corrado Canafoglia

L’avvocato Corrado Canafoglia

di Marco Ricci

“Questi signori non credano di salvarsi grazie ai tempi di prescrizione e quant’altro poiché il danno subito dagli attuali 400 azionisti che si sono finora affidati a noi è stimato in circa 30 milioni.” Con queste parole, l’avvocato Corrado Canafoglia, responsabile regionale dell’Unione Consumatori, ha espresso la determinazione degli oltre 400 azionisti privati nel rivalersi per i danni subiti verso i passati vertici di Banca Marche. Su mandato degli aderenti all’associazione Dipendiamo Banca Marche e di quella dei piccoli azionisti jesini, sono state inviate 31 lettere di diffida a Massimo Bianconi, ai quattro ex vice direttori – Giorgi, Cavicchi, Dall’Aquila e Vallesi – e ai due collegi sindacali e ai due consigli di amministrazione in carica dal 2006 al 2012, oltre che alla PriceWaterhouseCoppers, la società che revisionò i bilanci di Banca Marche. I destinatari sono accusati di avere affondato i conti della banca e il valore delle azioni, da 2 euro a 0,219 euro l’una.

Nessuna azione è stata invece mossa nei confronti della stessa Banca Marche. Il motivo, ci ha spiegato Sandro Forlani, è quello di tutelare di rilancio dell’istituto e non di comprometterne il futuro con un’azione che, se vincente, potrebbe aggravare i conti della banca. “La nostra intenzione – ha detto il presidente di Dipendiamo BM – quello è di lottare per salvare Banca Marche e la banca del territorio.” Forlani ha così preso le distanze dall’intervento del presidente dell’associazione iesina, Bruno Stronati, il quale ieri aveva in qualche modo agitato lo spauracchio di ritirare i conti correnti qualora, la soluzione in atto, non tenga conto dei piccoli azionisti.

Tornando alla richiesta di risarcimento, che ha preso anche le mosse oltre che dalle recente sentenza della Banca d’Italia che ha comminato oltre 4 milioni di euro di sanzioni agli ex vertici dell’istituto, anche le ipotesi accusatorie mosse dalla Procura di Ancona e l’analoga iniziativa, messa in campo dai commissari Feliziani e Terrinoni, che alcuni mesi fa inviarono agli ex vertici simili lettere di diffida. I commissari, nella loro comunicazione, avevano espressamente parlato di bilanci falsi fin dal 2006.

La prima iniziativa degli azionisti rappresentati da Corrado Canafoglia, sarà la richiesta alla Camera di Commercio di Ancona di aprire un tavolo ufficiale di conciliazione a cui chiamare tutti coloro che sono stati raggiunti dalla richiesta di risarcimento. “Vediamo chi verrà – ci ha spiegato Canafoglia – e certamente l’opinione pubblica ne verrà messa al corrente”. Le due associazioni, oltretutto, sono intenzionate a costituirsi come parte lesa nell’eventuale processo penale che dovesse aprirsi, in merito alle vicende che hanno contribuito a creare il dissesto dell’istitituto, presso il tribunale di Ancona.

Dopo aver parlato, durante l’incontro avvenuto questa mattina, di “panorama disasostro” e di un dissesto che non ha nulla da invidiare ai casi Parmalat e Monte dei Paschi, i rappresentanti degli azionisti hanno sottolineato la valenza sociale del dissesto Banca Marche, un dissesto che ha colpito non solo gli azionisti ma i dipendenti. Particolare attenzione, dunque, anche alla soluzione che stanno mettendo in campo Feliziani, Terrinoni e Inzitari. Forlani, il quale ci ha parlato di un futuro incontro previsto a breve con i tre commissari, da una parte ha rimarcato come la soluzione, che ovviamente deve essere tesa a salvare la banca, debba tutelare gli azionisti, garantendogli non solo una possibilità di recupero ma anche la possibilità di rientrare in gioco nell’operazione di salvataggio in atto.

E se viene valutata con una certa positività la soluzione ipotizzata, qualche perplessità viene sollevata dalle due associazioni e dall’avvocato Canafoglia sulla cessione dei crediti deteriorati a Fonspa. Oltre a chiedere attenzione sul valore dei crediti ceduti, lo stesso Forlani ha ricordato come cedere quei prestiti potrebbe voler dire, in futuro, far uscire dalle Marche magari ingenti possibilità di recupero. La cessione, lo ricordiamo, riguarda quei crediti più difficili da esigere che verrebbero coperti con la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, un’operazione di alleggerimento che ha anche lo scopo, riducendo gli impieghi, di abbassare il patrimonio di vigilanza necessario a Banca Marche e, in ultimo, la quantità di capitale fresco (stimato tra gli 800 e i 1000 milioni di euro) che dovrà essere immesso a breve attraverso un aumento di capitale.

Forlani, però, auspica che almeno in parte Banca Marche possa partecipare a quest’operazione di gestione dei crediti deteriorati che dovrebbe andare in capo a Fonspa, l’ex Credito Fondiario il quale, con l’ingresso nel gruppo Tages, si è ricollocato sul mercato come società specializzata per questo tipo di operazioni. “Perché non pensare, a questo proposito, all’utilizzo di Medioleasing – ci ha spiegato Forlani – e in ogni, caso, magari non nell’imminente, il recupero di questi crediti oggi in default potrebbe consentire agli azionisti, se l’istituto partecipasse all’operazione, di riprendere in parte quanto oggi hanno visto andare in fumo.”

Gli azionisti che volessero partecipare all’azione risarciatoria possono contattare le due associazioni.

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