BM, Gazzani: “Fondazioni e precari
sono vittime di scelte scellerate”

Il presidente ha invitato i lavoratori ad aver fiducia nei commissari Feliziani e Terrinoni. Bassotti della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi punta il dito su Bankitalia: "Le ispezioni non sono servite a evidenziare i fatti". E annuncia una possibile rivalsa sulla Vigilanza. Presentato ai sindacati il nuovo organigramma
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Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

di Marco Ricci

Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi Alfio Bassotti punta il dito contro Banca d’Italia e la vigilanza nel dissesto di Banca Marche. Infatti, dopo aver sottolineato l’eventuale intenzione della Fondazione di agire autonomamente contro la PriceWaterhouseCoopers, la società di revisione che certificò i bilanci della banca e sui cui dati fu elaborato il prospetto informativo relativo all’aumento di capitale del 2012, il presidente ha parlato dei «decennali controlli ispettivi» di Banca d’Italia. «Se i verbali ispettivi degli anni passati – ha spiegato Bassotti all’Ansa – avessero evidenziato fatti più che giudizi di carattere generale sulle difficoltà della banca, oggi sarebbe stato un altro discorso. Ora, una commissione interna alla Fondazione valuterà sia i verbali di Bankitalia degli ultimi anni, sia le certificazioni della società di revisione, anche con l’aiuto di un legale che individueremo prossimamente in Cda»

Una dichiarazione che replica quanto il presidente ha affermato davanti ai soci della Fondazione Carijesi durante l’assemblea del 9 dicembre. «La nostra posizione è chiara», ha spiegato ai soci, «Se ci saranno rinvii a giudizio difficilmente potremo evitare, anche per un dovere etico, di costituirci parte civile. Nel secondo caso valuteremo se sarà opportuno andare ad adiuvandum dell’azione civile che l’amministrazione commissariale dovesse intraprendere per singoli casi». Ma «il Cda della Fondazione sta valutando se sarà possibile, in collaborazione con la Fondazione di Pesaro e con l’aiuto di professionisti, intraprendere autonome iniziative legali. Dopo averne approfondito gli aspetti di opportunità e praticabilità, sia nei confronti della PriceWaterhouseCoopers, sia nei confronti della Vigilanza di Banca d’Italia».

Sempre durante l’assemblea Bassotti ha riferito dei contenuti dell’incontro del 28 novembre tra i commissari di Banca Marche, Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni, e i presidenti delle tre fondazioni bancarie. In particolare ha riportato della collaborazione in atto tra i commissari e la procura di Ancona, rimanendo in attesa delle conclusioni, per la fine di gennaio, della relazione dello Studio Bonelli Erede Pappalardo. Sulla scorta delle conclusioni dello studio legale, secondo il presidente Bassotti, i commissari valuteranno  eventuali posizioni di responsabilità da valutarsi in ordine alla opportunità di promuovere azioni legali di natura civilistica per la richiesta di danni».

Il Governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco

Il Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco

Un duro attacco dunque a Banca d’Italia e alle ispezioni della Vigilanza. Le quali però, a partire dal 2010-2011, riportarono tutta una serie di criticità esistenti all’interno della banca. Tanto che i verbali ispettivi relativi alle tre ispezioni mirate – oltre a condurre ai provvedimenti sanzionatori per Bianconi e gli organi amministrativi e di controllo del 2011 di Banca Marche – confluiranno in qualche modo nella durissima lettera di Visco del 9 gennaio 2012 (leggi qui i dettagli). In cui il governatore sottolinea come, davanti ai rilievi passati, molto non sia ancora stato sistemato. Le tre ispezioni – una in Medioleasing, una sull’antiriciclaggio e la terza sul processo del credito – si conclusero tutte con valutazione “parzialmente insoddisfacente”, terz’ultimo gradino in una scala di sei. L’impressione è quella più che altro di un ruolo di supplenza, per alcuni agita in modo troppo veemente nella seconda metà del 2012 dalla vigilanza di Via Nazionale. Ma anche davanti a probabili inerzie dell’istituto, in una situazione sicuramente resa più grave dalla crisi economica regionale. Istituto che senza dubbio era stato avvertito delle criticità  nel processo di valutazione e di erogazione del credito anche se – questo è vero – Banca d’Italia non impose rettifiche. Di norma però, dopo le segnalazioni, gli interventi diretti di Banca d’Italia avvengono come ultima ratio.

CRISI EDILIZIAMa il presidente della fondazione jesina va oltre. Con una presa di distanza dall’azione dei commissari e della dirigenza di Banca Marche per quanto riguarda le garanzie richieste ai clienti e l’aumento dei tassi di interesse. Perplessità espresse sempre durante l’incontro di novembre con i commissari. «Riceviamo una valanga di proteste da parte di clienti che si dicono tartassati da Banca Marche perchè malgrado le garanzie offerte, enormemente superiori all’ammontare dei prestiti in atto, e trovandosi in difficoltà di liquidità, non ottengono nuovi piani di rateizzazione. O se li ottengono debbono passare sotto il giogo di un forte aumento dei tassi di interesse ed altri nuovi e pesanti oneri contrattuali». Concetto anche questo ripreso durante l’Assemblea dei soci. «Gli imprenditori vengono messi seriamente in difficoltà con il rischio reale di vederli portare i libri contabili in tribunale per la dichiarazione del fallimento. E lo stesso ragionamento vale anche per l’atteggiamento, spesso incomprensibile, assunto da Banca Marche di non accettare concordati, anche quando questi superano il 50% del contenzioso, e nella consapevolezza che l’alternativa al concordato è il fallimento dell’impresa interessata». Dunque di nuovo critiche, questa volta indirette, a Banca d’Italia sulla cui linea si muovono Feliziani e Terrinoni.

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Il presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani

Il presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani

Oggi sono terminati gli incontri tra le rappresentanze dei giovani lavoratori di Banca Marche con i presidenti delle tre fondazioni azioniste. Dopo aver raccolto la solidarietà del pesarese Gianfranco Sabbatini e dello jesino Alfio Bassotti, oggi un gruppo di precari ha incontrato il presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani. Che ha espresso ai precari la propria piena solidarietà, augurandosi che per loro si possa avere presto una soluzione positiva, “al pari di tutti i lavoratori di Banca Marche che si trovano a dover affrontare una condizione così difficile malgrado la loro dedizione all’azienda ed il loro impegno quotidiano”.

Il presidente Gazzani – avendo ricordato come l’istituto sia in questo momento guidato dai commissari Feliziani e Terrinoni e come le fondazioni, oltre a non conoscere l’evoluzione della situazione, non abbiano possibilità di intervenire –  ha spiegato ai precari che “correttezza ed onestà impongono invece di riconoscere che ogni promessa fatta ora, da chiunque eccetto che dai Commissari, non potrebbe che avere carattere illusorio”. Confidando poi che il lavoro degli stessi Feliziani e Terrinoni possa risollevare le sorti della banca – auspicando che la situazione possa trovare una sistemazione in tempi brevi – Gazzani ha tenuto a ribadire che “la Fondazione e tutti i lavoratori sono certamente vittime di quanti in passato hanno compiuto scelte scellerate, e che con le loro politiche ed i loro condizionamenti dei vertici bancari hanno portato al disastro che è oggi sotto gli occhi di tutti”.

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Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm (fonte youreporter.it)

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm (fonte youreporter.it)

Prosegue intanto l’opera di riorganizzazione di Banca Marche da parte dei commissari Feliziani e Terrinoni e dal direttore generale Goffi. Con una incisività e celerità d’azione ben diversa da quella a cui si è stati fino ad ora abituati. Così, dopo l’accordo giudicato da più parti molto positivo sulle uscite volontarie dal gruppo che interesseranno 400 dipendenti, Banca Marche ha presentato il nuovo organigramma. Che assomiglia a una vera e propria ristrutturazione dell’organizzazione interna, sia per il cambio di ruoli che per l’alleggerimento complessivo dei livelli decisionali.

Non più cinque livelli verticali ma tre: direzione, servizi e uffici, con i riporti funzionali ridotti da sedici a otto.E un ricambio del vertice e delle posizioni di responsabilità con circa un centinaio di figure che perderanno il ruolo, con relativi premi e indennità. Da quanto si apprende altre professionalità interne a Banca Marche sono state invece premiate dalla riorganizzazione e assumeranno posizioni di maggiore responsabilità. Il piano è stato presentato nella giornata di ieri ai sindacati. I quali però, rilevando come la riorganizzazione entrasse nel merito di trattamenti, posizioni e livelli regolati dal contratto collettivo nazionale, hanno intavolato a questo riguardo una trattativa con l’istituto. Trattativa però che, stanti le divergenze tra le parti, è stata interrotta. 

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