Banca Marche, Mercorelli: “Anche le fondazioni si assumano le loro responsabilità”

 L’intervento del portavoce del Movimento Cinque Stelle di Tolentino
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Gian Mario Mercorelli, M5S

Gian Mario Mercorelli, M5S

Riceviamo da Gian Mario Mercorelli portavoce del Movimento 5Stelle di Tolentino:

Nei giorni scorsi sono apparsi sulla stampa articoli che preannunciavano il piano di salvataggio di Banca Marche e si è parlato di Fonspa come del “cavaliere bianco” che dovrebbe riportarla ai vecchi splendori. Ciò che però non è emerso chiaramente, ma che da una lettura più approfondita appare evidente, è che questo “salvataggio” avverrà probabilmente senza che nessuno tiri fuori un euro “vero” e che quindi sarà solo un rinvio del problema a data da destinarsi. Infatti Fonspa, che si occupa di gestione e intermediazione di crediti deteriorati e illiquidi, difficilmente potrà mettere denaro “cash”, semplicemente perché non sembra avere i soldi per farlo: guardando i bilanci pubblicati su internet (www.tagesgroup.com/) ci chiediamo come Fonspa possa disporre di capitali idonei a ricapitalizzare Banca delle Marche. Ciò che invece può fare, è di prendere in carico i crediti deteriorati di Banca delle Marche (si tratterebbe di almeno 4 miliardi di euro), cartolarizzarli e gestirne il recupero. Quindi parte del denaro necessario al risanamento verrebbe dalla cartolarizzazione che vuol dire prestarsi del denaro garantendolo con l’incasso dei crediti in sofferenza ceduti dalla Banca. Ma quel denaro va rimborsato! Il Fondo Interbancario per la tutela dei depositi, da parte sua, interverrebbe prestando garanzia (si dice per circa 900 milioni di euro), ma anche questo non è denaro “vero” ma solo su carta, in questo caso spendibile da Fonspa. Inoltre la Banca d’Italia ha obbligato Banca Marche a svalutare i crediti in sofferenza e per questo la banca ha accantonato delle somme importanti nel fondo svalutazione crediti. Se i crediti deteriorati vengono ceduti il fondo può essere in parte sbloccato, ma questa sarebbe solo una mera operazione contabile. Si parla infine della cordata di imprenditori che, almeno in teoria, dovrebbero tirar fuori dei “soldi buoni”. Ma sicuramente lo faranno solo se avranno ampie, ampissime garanzie. Non ci meraviglieremmo quindi se il loro intervento dovesse avvenire solo “in un secondo tempo”, quando cioè l’affare sarà meglio delineato. Abbiamo l’impressione che Fonspa debba, in realtà, solo gestire questo periodo di transizione. Infatti, solo quando la banca “dovesse essere realmente risanata” si potranno conoscere i veri assetti proprietari. Allora si che si faranno avanti gli imprenditori locali (i soliti noti?) e con essi il vecchio sistema di potere che cercherà in tutti i modi di rimettere le mani sulla nuova banca.

Banca_Marche_Jesi (2)Questo sistema di potere locale, che ha contribuito in maniera determinante alla dissoluzione di una banca storica e radicata sul territorio e alla distruzione del patrimonio di tre Fondazioni bancarie, non può continuare a spadroneggiare e a non rispondere dei propri errori. E invece coloro che dovevano controllare sono ancora tutti, sempre gli stessi, seduti sulle stesse poltrone e addirittura ora chiedono sui giornali che sia fatta giustizia. Incompetenza o malafede non importa: in ambedue i casi i soggetti che hanno fatto parte delle Fondazioni Bancarie o del Consiglio di Amministrazione della banca e che sono coinvolti nel crack devono fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni. Il danno che hanno generato all’economia locale è enorme e hanno tradito la fiducia di migliaia di risparmiatori che hanno acquistato le azioni della banca aderendo persino ad aumenti di capitale lanciati mentre l’istituto era già tecnicamente fallito solo per la loro fiducia cieca nella “loro banca”. E le Fondazioni devono rivedere i loro statuti: quelli attuali prevedono nomine autoreferenziali (nel caso di Macerata si diventa socio della fondazione se presentati da altri soci) ed è inaccettabile. La società civile deve entrare a far parte degli organi di gestione in maniera trasparente e con meccanismi meritocratici. La stessa trasparenza la chiediamo nella determinazione del futuro assetto azionario della banca, visto che l’unico a dover pagare alla fine potrebbe essere il Fondo Interbancario con i soldi dei cittadini. Non dimentichiamo, infine, che a fare le spese di questa situazione saranno soprattutto due soggetti  “deboli”: i piccoli azionisti che, sembra ormai chiaro, vedranno sostanzialmente azzerato il valore delle loro azioni e il  personale dipendente della banca. La Banca, infatti, vedrà inevitabilmente ridotto il suo perimetro di azione e si possono già da ora prevedere ulteriori riduzioni di personale. Sarà sufficiente il taglio di 700 dipendenti, quindi di un terzo del personale, a riportare la banca, non diciamo ad essere redditizia, ma almeno a non produrre ulteriori perdite?

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