Banca Marche, salgono in pedana
la Di Francisca e i sindacati

La schermitrice jesina è la testimonial dell'istituto per un nuovo prodotto, intanto le rappresentanze dei lavoratori si preparano a una primavera calda. Critiche alla scarsa comunicazione e alle politiche sul credito di Bankitalia. I precari scrivono ai commissari: "Soddisfatti che abbiate parlato del nostro problema"
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Banca_Marche_Jesi (5)di Marco Ricci

A Jesi, fucina di talentuose schermitrici, non solo la campionessa olimpica Elisa Di Francisca è salita sulla pedana per difendere i colori di Banca Marche, ma anche i sindacati sembrano pronti ad abbassare la maschera e a impugnare più che il fioretto la spada nei confronti dei vertici aziendali e delle politiche della Banca d’Italia che, per le rappresentanza dei lavoratori, avrebbero contribuito a portare al commissariamento, politiche che a tutt’oggi sono il sentiero su cui si muovono i commisari Feliziani e Terrinoni ma che i sindacati non sembrano condivire.

di franciscaTralasciando però per un momento rettifiche e crediti deteriorati e venendo per una volta a temi più ameni, l’istituto di credito ha comunicato che la giovane schermitrice jesina sarà la testimonial per Banca Marche di  un nuovo prodotto di interent banking legato alle piattaforme mobili, un’applicazione  in grado di consentire ai clienti di effettuare direttamente dai propri cellulari molte di quelle operazioni che di norma richiedevano l’accesso in filiale o l’utilizzo di un computer e di una rete internet. Sebbene a Jesi non si sia proprio scoperto il bosone di Higgs, questa iniziativa della direzione commerciale – che solo da pochi mesi è guidata da Filippo Corsaro – è sintomo di vitalità e di un repentino cambio di passo all’interno dell’istituto, nonché di un nuovo tipo di banca, senz’altro più moderna, verso cui si stanno orientando le scelte commerciali. Banca Marche Mobile è infatti il terzo prodotto presentato in soli due mesi, dopo un conto destinato alle famiglie e un plafond da 20 milioni di euro per gli operatori turistici (leggi l’articolo) a cui seguirà entro breve un simile prodotto destinato al mondo dell’agricoltura. Proprio durante la presentazione del plafond sul turismo, Filippo Corsaro aveva parlato di una sorta di D-Day per l’istituto di credito che, oltre ad aggiornare le proprie offerte, sta andando verso la riorganizzazione commerciale e del numero delle filiali. Uno dei punti questo, ma non l’unico, che sta facendo però salire sulla pedana le organizzazioni sindacali che rimproverano ai commissari e alla direzione uno scarso confronto fino a questo momento sulle scelte e su cosa Banca Marche sarà.

L’incontro del 27 febbraio avuto con i vertici aziendali è stato infatti considerato deludente dai rappresentanti dei lavoratori di Banca Marche che non hanno neppure gradito come la riunione con la direzione, prevista inizialmente per giovedì prossimo, sia alla fine slittata. Sul piatto sono molti i temi di discussione, dalla trattativa sul contratto integrativo aziendale prorogato l’11 dicembre scorso dai commissari fino al 30 giugno, al ruolo delle piccole filiali che, secondo i sindacati, non andrebbero chiuse poiché permettono alla banca la penetrazione in zone del territorio che sarebbero in caso contrario preda di altri competitori, al contenimento delle spese per il personale e all’uso eccessivo di consulenze esterne.

La sede romana di Banca d'Italia (Fonte: wikipedia.org)

La sede romana di Banca d’Italia (Fonte: wikipedia.org)

Più in generale, e forse questo è il punto di maggior frizione, le rappresentanze sindacati contestano ancora una volta le politiche scelte dalla Banca d’Italia sia prima che dopo il commissariamento, a partire dalla riapertura della semestrale del 2013 con gli ulteriori 170 milioni di perdita che, sempre secondo i rappresentanti dei lavoratori, avrebbero portato poi al commissariamento di Banca Marche. I sindacati, e da quanto trapela non solo quelli aziendali, continuano ad avere forti perplessità sulla politica di gestione del credito deteriorato e degli accantonamenti, la famosa “cura da cavallo”, come ebbero a dire qualche mese addietro, “che uccide anche il cavallo”. Una cura che, a parere delle organizzazioni dei lavoratori, non sarebbe stata applicata in modo così massiccio nei confronti di altri istituti. E se da una parte i sindacati si domandano quale sia l’obiettivo dei commissari, dall’altra lamentano che la scarsità di informazioni non solo genera poca trasparenza ma impedisce un dibattito serio. “Forse perché non vogliono un confronto che possa portare ad altre soluzioni?”, si è domandato oggi uno dei rappresentanti dei lavoratori in vista del tavolo intersindacale che si svolgerà martedì e che avrà probabilmente al centro della discussione molti dei temi che abbiamo elencato.

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm

Giuseppe Feliziani, uno dei due commissari di Bm

Apprezzate sono state almeno le ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa dai commissari Feliziani e Terrinoni che, per la prima volta, hanno posto l’attenzione sul problema dei precari. Così i giovani dipendenti di Banca Marche hanno così scritto una lettera indirizzata oltre che ai commissari – a cui hanno richiesto un incontro – anche al direttore generale Goffi e al responsabile delle risorse umane Riggi mostrando soddisfazione perché il tema della stabilizzazione è stato per la prima volta affrontato pubblicamente. “In occasione dell’ultimo incontro – si legge nella lettera –  fra l’Azienda e le sigle sindacali del 27 febbraio abbiamo chiesto a queste ultime di consegnarvi una graduatoria” che, seppure non definitiva e modificabile, potrà essere il punto di partenza ed il giusto metodo da seguire per una progressiva, graduale e, ovviamente, meritocratica stabilizzazione dei precari di Banca Marche, con la certezza che anche l’Azienda condivida tale metodo di lavoro che si caratterizza per obiettivi equi, trasparenti e condivisi”.

L'assemblea dei lavoratori di Banca Marche

Una recente assemblea dei lavoratori di Banca Marche a Macerata

Anche le rappresentanza sindacali hanno mostrato di apprezzare questo passaggio di Feliziani e Terrinoni. L’immissione di forze fresche e il ricambio generazionale viene infatti anche considerato un requisito necessario per far fronte agli oltre 300 lavoratori che da qui a pochi mesi, utilizzando il fondo esuberi, usciranno da gruppo. In caso contrario il rischio lamentato dai sindacati sarebbe quello di un gap di operatività che penalizzerebbe l’attivo di Banca Marche, una banca che considerano al momento troppo concentrata su come contenere i costi piuttosto che su come far soldi.

L’aria già calda di primavera potrebbe insomma essere il preludio di una primavera ancora più calda in Banca Marche, seppure fino a questo momento i nuovi vertici siano venuti incontro ai lavoratori non solo per quanto riguarda il fondo esuberi ma anche per aver messo a disposizione circa 20 milioni di euro per la proroga fino a giugno del contratto integrativo. La presa in carico del problema dei precari, qualora portasse a una conclusione positiva, sarebbe un altro tassello importante ma è indubbio che l’incertezza sul futuro crei nei lavoratori comprensibili malumori, come crea perplessità quel miliardo di euro di perdite che considerano un’esagerazione. Esagerazione però che – al di là dei fatti più o meno noti ormai materia della procura della Repubblica – in parte non può non fare i conti con la crisi del sistema economico della regione, con il crollo dell’edilizia e con quei valori dei beni in garanzia che solo pochi mesi fa erano ancora fermi al 2010, un’epoca ancora d’oro non solo per Banca Marche ma anche per il comparto delle costruzioni.

 

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