La vicenda Banca Marche
nella versione del Gruppo Lanari
“Un harakiri tra i più assurdi ipotizzabili”

IN TRIBUNALE - Il ricorso contro gli istituti bancari stravolge l'ottica di lettura: "Nel 2011 si è evidenziato un contrasto tra Franco Gazzani e Massimo Bianconi". Da quel momento sarebbe andato in scena il copione per togliere di mezzo il direttore generale. Protagonisti, oltre al presidente della Fondazione Carima, la nuova dirigenza. I legali censurano anche l'operato della Banca d’Italia
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Franco Gazzani, presidente della Fondazione Carima

Franco Gazzani, presidente della Fondazione Carima

di Marco Ricci

“Come abbiamo potuto vedere nello sceneggiato Adriano Olivetti, quando il concorrente Itala trama per far revocare alla Olivetti i fondi concessi da tre banche, anche in questo caso il copione si è ripetuto”. Secondo quanto presentato nel ricorso dei legali del gruppo Lanari al Tribunale di Ancona contro Banca Marche e Tercas (leggi l’articolo), ci sarebbe un copione nelle vicende che hanno portato all’interruzione delle linee di credito verso il gruppo edile. Un copione in qualche modo sorprendente che più in generale avrebbe portato al dissesto dell’istituto di credito. Un copione di cui  – da quanto si legge –  sarebbero attori volontari o meno Franco Gazzani, presidente di Fondazione Carima, alcuni consiglieri di amministrazione, la nuova dirigenza di Banca Marche e – in qualche modo – anche Banca d’Italia. Scena finale? Togliere di mezzo e mettere in cattiva luce l’ex direttore generale Massimo Bianconi.

“Nel 2011”, scrivono i legali del gruppo, “si è evidenziato un contrasto tra il presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani, ed il direttore generale, Massimo Bianconi”. Dunque, secondo quanto si legge nel ricorso, Gazzani nomina nel Cda dell’istituto di credito l’ex presidente di Unicredit Francesco Maria Cesarini e Giuseppe Grassano per “fare le pulci a tutte le pratiche di finanziamento al fine di trovare errori, omissioni, cavilli da segnalare alla Banca d’Italia affinché il direttore generale Bianconi venisse sollevato dall’incarico. Da quel momento – prosegue la ricostruzione – è iniziato un controllo assillante, ossessivo delle pratiche di finanziamento con le successive segnalazioni alla Banca d’Italia. E subito dopo si sono evidenziati gli effetti”.

L'ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

L’ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

Così nel febbraio 2012 – raccontano i legali – arrivano in Banca Marche due ispettori della Banca d’Italia per visionare le pratiche relative al gruppo Lanari e al gruppo Santarelli. L’allora responsabile dei crediti, Stefano Vallesi, eccepisce su come gli ispettori potessero essere a conoscenza del nome dei due gruppi più importanti finanziati da Banca Marche. “Il colloquio degenerò”, recita il riscorso censurando l’operato dei due funzionari della Banca d’Italia, “ed in quell’occasione il dottor Vallesi si sentì male”. Da allora, sempre secondo i legali del gruppo Lanari, seguì una “ricerca spasmodica di irregolarità attraverso le quali mettere in cattiva luce il direttore generale Massimo Bianconi”. Una ricerca durante la quale Cesarini e Grassano avrebbero evidenziato come il gruppo Lanari non potesse essere finanziato come da accordi, per la sussistenza di un limite tra il patrimonio della banca e le percentuali finanziate ad un solo gruppo”. Limite che secondo i ricorrenti sarebbe invece stato “ampiamente rispettato”.

Dunque il gruppo edile iniziò a subire una crisi di liquidità, “accentuata dalla circostanza che all’interno di Banca delle Marche ed all’esterno iniziano a circolare voci malevole che la Banca della Marche Spa ha finanziato eccessivamente il Gruppo Lanari”. Così alla fine, secondo il ricorso, il disegno messo in atto da Franco Gazzani raggiunge l’obbiettivo, con le dimissioni di Bianconi e il trasferimento alla Carilo prima e il licenziamento poi di Stefano Vallesi. Una volta nominato il nuovo management, in Banca Marche sarebbe “palpabile il clima di ostilità nei confronti delle imprese finanziate da Bianconi, e viene subito disposta una verifica peritale del valore degli immobili a garanzia dei finanziamenti concessi”. Per i cantieri Lanarila valutazione degli immobili di Senigallia e Numana sarebbe avvenuto “alla metà del loro valore”.

Il costruttore Pietro Lanari

Il costruttore Pietro Lanari

“Tale perizia, estesa anche ad altre imprese edili, è storia di oggi, ha avuto come conseguenza che rispetto dell’utile di 40 milioni maturato sino a settembre 2012, da tale momento si è aperta una perdita di oltre 500 milioni di euro che ha bloccato l’operatività della banca, l’ha costretta ad un aumento di capitale che nessuno voleva sottoscrivere (in particolare le fondazioni) ed oggi la banca è commissariata e risponde ai voleri della Banca d’Italia”. Secondo il gruppo Lanari sarebbe stato quindi l’odio di una persona nei confronti di un altra a dare origine ad uno degli “harakiri più assurdi che la mente umana può ipotizzare”. Perché a seguito dei valori delle perizie – contestati dal gruppo – in Banca Marche si avrebbe avuto “gioco facile nel ritenere che quei valori non coprivano i finanziamenti già concessi”, danneggiando alla fine “sé stessi e gli altri”.

L'Assemblea dei soci del 30 aprile 2013

L’Assemblea dei soci del 30 aprile 2013

Insomma da un certo punto in poi sarebbe stato, secondo questa ricostruzione dei fatti, un circolo vizioso.  “Nessuna banca italiana ha applicato quei criteri di svalutazione degli immobili a garanzia, nessuna banca ha avuto perdite così rilevanti da tale svalutazione […] Di fatto è avvenuto che il creditore banca ha svalutato unilateralmente le proprie garanzie fornendo peraltro al mercato il messaggio che quegli immobili non avevano più i valori originari e che quindi avrebbero potuto essere acquisiti in saldo!!!” In quest’ottica quindi il management di Banca Marche avrebbe trasformato “ciò che era un fiore all’occhiello della banca nel mezzo attraverso cui attribuire alla precedente direzione un passivo, creato con le assurde modalità sopradescritte, che neppure l’assemblea dei soci ha condiviso, respingendo l’azione di responsabilità nei confronti del direttore generale Massimo Bianconi”. La richiesta di valutare l’azione di responsabilità, lo ricordiamo, fu promossa ad aprile 2013 da Fondazione Carima e non venne appoggiata dalle altre due fondazioni principali azioniste – ovvero Pesaro e Jesi – acuendo ancor più lo scontro tra i soci.

bancamarche d'italia 2Riassumendo – al di là delle questioni specifiche relative ai finanziamenti al gruppo Lanari – secondo il testo del ricorso le vicende della banca si sarebbero svolte in un più ampio scenario per allontanare Massimo Bianconi, sia attraverso una “ricerca spasmodica di irregolarità”, sia mettendo in cattiva luce le aziende affidate dall’istituto per attribuire perdite alla precedente gestione. Una ricostruzione diversa dei fatti accaduti, per alcuni versi simile a quella proveniente da ambienti vicini a Pesaro e Jesi. E una serie di circostanze, da quanto scrivono gli avvocati, in cui compare anche una censura all’operato di alcuni funzionari della Banca d’Italia. Banca d’Italia che, seppure non in modo diretto, viene in qualche misura chiamata in causa da quanto si legge nel ricorso per le politiche messe in atto in Banca Marche. E’ noto infatti che la Vigilanza giudichi “adeguati” i criteri di valutazione del credito utilizzati dall’attuale management. Vigilanza che non solo ha da tempo entrambi i piedi ben saldi all’interno dell’istituto da prima del commissariamento ma che, non avendo aperto procedure sanzionatorie nei confronti dell’attuale dg Goffi e dei due consiglieri indicati da Fondazione Carima e citati nel testo del ricorso, di fatto ne ha riconosciuto l’operato. Un operato su cui l’impresa Lanari – dal suo punto di vista – avrebbe invece qualcosa da ridire.

[Come in tutti i casi in cui abbiamo presentato ricostruzioni di parte dei fatti, Cronache Maceratesi darà ampio spazio a tutti coloro che si sentissero chiamati in causa da quanto riassunto dal testo del ricorso presentato dal gruppo Lanari al Tribunale di Ancona]

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Aggiornamento delle ore 15 – Il presidente della Fondazione Carima, Franco Gazzani, interviene con una replica lapidaria: “Sono dichiarazioni fantasiose e diffamatorie, saranno la Banca d’Italia e la magistratura a chiarire l’intera vicenda”.

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