Spacca chiede un tavolo su Banca Marche
I sindacati attaccano Bankitalia

Il governatore chiede l'apertura di un tavolo operativo. 60-90 giorni di tempo per avanzare ai commissari un piano industriale che nasca dal territorio. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono l'ipotesi di una public company e criticano duramente le politiche di Via Nazionale. "Orientamenti sul credito più drastici rispetto alla concorrenza, operazione verità sulle scelte dell'istituto". Fuori dal teatro alle Muse la protesta dei dipendenti Seba
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I dipendenti della Banca e sindacati con striscioni davanti al Teatro delle Muse

I dipendenti di Seba con striscioni davanti al Teatro delle Muse (FOTO ANSA)

 

di Marco Ricci

Il governatore Gian Mario Spacca lancia il suo appello perché si apra un tavolo di lavoro in grado di esprimere una proposta e un piano industriale da presentare a Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni, i commissari incaricati da via Nazionale di guidare in questa complessa fase Banca Marche. La proposta è stata lanciata oggi, al teatro alle Muse di Ancona, durante un incontro a cui erano presenti i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, i quali – a loro volta – hanno ribadito l’ipotesi di una public company ad azionariato diffuso. Una futura governance che possa evitare, secondo i sindacati, che il salvataggio di Banca Marche si trasformi in un’operazione “meramente speculativa”.

Già da luglio dello scorso anno, poco prima che Rainer Masera assumesse la presidenza dell’istituto,  il governatore delle Marche aveva speso la sua “moral suation” sulle forze economiche regionali perché intervenissero nella ricapitalizzazione di Banca Marche, proposta che Spacca ha ribadito anche oggi e che vorrebbe basata su tre pilastri. “Impegno plurale di imprenditori, artigiani, forze produttive, cittadini con pacchetti di massimo 1-2 milioni di euro ciascuno; un fondo di investimento; un partner bancario con vocazione al sostegno delle Pmi”.  I pilastri di Spacca non sembrano così dissimili dalla proposta che sembra sta portando avanti, come coordinatore, l’avvocato recanatese Paolo Tanoni il quale, recentemente, ci ha dichiarato che entro giugno potrebbero venire scoperte le carte.

Il presidente della regione Marche Gian Mario Spacca

Il presidente della regione Marche Gian Mario Spacca

Spacca è inoltre contrario ad una cessione di Banca Marche “a grandi gruppi internazionali o a banche con sovrapposizioni di sportelli in regione” e il suo appello di oggi potrebbe avere il suo motore nelle Camere di Commercio o  nelle associazioni di categoria.  Al convegno di oggi era presente, tra gli altri, anche il presidente regionale di Confindustria, Nando Ottavi.  Se secondo Spacca il territorio non può rinunciare ad un istituto di credito slegato dalla governance marchigiana, per l’ennesima volta il governatore non ha espresso alcuna critica su quella governance regionale che, nella crisi di Banca Marche, qualche responsabilità potrebbe averla e come.

Nando Ottavi, presidente di Confindustria Marche

Nando Ottavi, presidente di Confindustria Marche

A questo proposito, pur senza tirarsi indietro dalla proposta di essere l’organizzazione del tavolo, qualche distinguo l’ha posto il presidente di Confindustria Marche. Nando Ottavi da una parte ha infatti sottolineato il tempo perduto e la necessità di credito delle piccole e medie imprese ma dall’altro – parlando proprio del tessuto imprenditoriale marchigiano – ha lasciato intravedere le possibili difficoltà nel raccogliere sul territorio i capitali necessari da investire nell’istituto di credito, non tralasciando di accennare alle possibili responsabilità dei grandi gruppi nel dissesto di Banca Marche.

Se la governance marchigiana sembra voler spingere una proposta non si sa quanto gradita alla Banca d’Italia la quale, ormai da tempo, va predicando la necessità di maggiori aggregazioni tra gruppi bancari di medie dimensioni piuttosto che il perpetuarsi di soluzioni stand-alone, il tavolo di confronto di oggi  è stato aperto dal segretario generale della Uil, Graziano Fioretti, il quale  ha apertamente attaccato le politiche di Banca d’Italia sugli accantonamenti, politiche che i sindacati che operano in Banca Marche contestano ormai da tempo.

“Il sindacato confederale vuole che si accendano i riflettori sulle scelte fatte negli ultimi due anni – ha spiegato Fioretti –  dopo il cambio di management avvenuto a seguito dell’emersione di situazioni non esaltanti nella gestione dell’istituto. La scelta di assumere orientamenti sul credito problematico molto più drastici rispetto alla concorrenza, con la conseguenza di dover aumentare a dismisura gli accantonamenti a copertura del rischio di credito, ha causato infatti un forte aumento della perdita di esercizio del 2012 e un forte appesantimento dei conti anche per il 2013.”  Fioretti, che tra l’altro parlato di “accanimento”, si è anche domandato se tale modo di procedere non sia legato alla prossima entrata in funzione della Vigilanza unica europea, confidando infine “in un profondo ed oggettivo riesame da parte dei commissari, in quanto incaricati anche in qualità di pubblici ufficiali.”

Banca_Marche_Jesi (4)Stefano Mastrovincenzo e Roberto Ghiselli, rispettivamente segretari regionale della CISL e della CGIL, hanno ribadito il ruolo tradizionale di Banca Marche, un ruolo che veda al centro il territorio e che dal territorio possa ricevere i finanziamenti necessari alla ricapitalizzazione della banca, a tutela dei risparmiatori, delle imprese, delle istituzioni e dei lavoratori. “Il mix tra carenze delle gestioni precedenti e nuovi criteri adottati per gli accantonamenti – ha detto Ghiselli – hanno fortemente ridotto la possibilità di Banca Marche di erogare credito acuendo gli effetti della crisi sistemica, e aumentando il carico di difficoltà di famiglie e imprese marchigiane”.  Secondo i sindacati, che hanno in seguito rilasciato un comunicato, perché in futuro Banca Marche resti un patrimonio della comunità regionale, “occorre la coesione dei risparmiatori marchigiani, delle forze economiche e produttive ed una forte azione delle nostre Istituzioni sia nei confronti della Banca d’Italia, che oggi è orientata verso altre soluzioni, sia a garanzia della trasparenza di eventuali ricapitalizzazioni con apporti multipli e diffusi. Il sindacato ha inteso oggi dare un contributo, partendo da una operazione verità sulle scelte dell’istituto, per passare a proposte concrete, praticabili ed efficaci che consentano di mantenere Banca Marche integra, autonoma, a sostegno delle prospettive di sviluppo e coesione dell’intera regione”.

A margine dell’incontro si è svolta una manifestazione da parte dei lavoratori della Seba, la società di servizi bancari che ha visto rescissi i propri contratti con Banca Marche, Carilo e Medioleasing. La vicenda, di cui abbiamo già trattato in questi giorni (leggi l’articolo), rischia di mettere duramente a repentaglio i 26 posti di lavoro della società di Senigallia. Il governatore Spacca ha così incontrato all’esterno del teatro le Muse i lavoratori di Seba. I lavoratori Seba, nei giorni scorsi durante un incontro con il dg di Banca Marche, Luciano Goffi, avevano chiesto il rientro di tutte le lavorazioni appaltate a Seba all’interno dell’istituto, l’inserimento del personale Seba in Banca Marche con l’utilizzo del fondo emergenziale. “A tal proposito – scrivono nel loro blog – potrebbe essere presa in considerazione dalle rappresentanze sindacali l’apertura di un tavolo in Abi per l’utilizzo della mobilità. L’assunzione dei dipendenti in mobilità porterebbe alla Banca un risparmio dell’80% degli stipendi che sarebbe a carico del Fondo per un periodo di 24 mesi.”

Il convegno di oggi, in conclusione, da una parte ha ribadito l’auspicio delle forze politiche, imprenditoriali e sindacali per una governance locale che controlli Banca Marche, dall’altra ha espresso un attacco neppure troppo velato alla Banca d’Italia, sia in merito alle scelte effettuate dai commissari Feliziani e Terrinoni e dalla dirigenza Goffi, sia nell’ipotesi – forse più gradita a Via Nazionale – di una possibile aggregazione di Banca Marche con un altro gruppo bancario.

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