Una maratona epica
con il sole di mezzanotte:
«Sentivo il crack degli iceberg»

IMPRESA – Il maratoneta-dentista Leonardo Tallè, maceratese, quarto al mondo alla competizione in Groenlandia: «Gli Inuit offrivano barrette energetiche. Un’esperienza unica»

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Leonatdo Talè 4

Lorenzo Tallè in Groenlandia

di Francesca Marsili

Ci sono imprese sportive che superano i confini della pura competizione per trasformarsi in esperienze umane di rara bellezza. Esattamente quella vissuta lo scorso weekend dal 41enne maceratese Leonardo Tallè, arrivato quarto alla Icefjord midnight marathon a Ilulissat, in Groenlandia, una maratona epica corsa sotto il sole di mezzanotte, a zero gradi, nella tundra artica, che resterà scolpita per sempre non solo nelle gambe, ma nei suoi e nel suo cuore. «Potevo sentire il crack degli iceberg in movimento verso l’Oceano artico sotto le scogliere dove passava il sentiero – racconta Tallè a Cronache maceratesi -. Ho corso immerso in panorama mozzafiato, tra i ghiacciai Unesco e col calore degli Inuit che offrivano barrette energetiche per la strada. Un’esperienza unica».

Leonardo Tallè

Nella notte tra sabato e domenica scorsi, lì, vicino al Circolo polare artico dove in questo periodo il sole non tramonta mai, ha corso la sua prima esperienza estrema, tagliando il traguardo in 4 ore e 6 minuti, classificandosi quarto su 45 partecipanti provenienti da oltre 25 Paesi del mondo, il secondo europeo a completare il percorso. Dei sei italiani al via, tra cui anche Simone Giglietti, presidente dell’Atletica Cingoli e presidente di Cna Macerata, ma che a causa di due distorsioni non ha potuto concludere la gara, Tallé è stato il più veloce. Sul podio, irraggiungibili, due atleti groenlandesi che conoscono ogni sasso di quei sentieri da una vita: padroni di casa in tutti i sensi. La Icefjord midnight marathon è una competizione unica nel suo genere, concepita per fondere l’estrema durezza del trail artico con la meraviglia surreale di un territorio patrimonio mondiale dell’Unesco. La gara si è disputata a una temperatura oscillante attorno allo zero termico, ma immersa in una perenne e magica chiarezza. Alle ventuno ora locale, Tallè, dentista di professione, era pronto per percorrere i famosi 42 chilometri e 195 metri, lasciando alle spalle ogni riferimento abituale.

Leonardo Tallè 3

A quelle latitudini, durante l’estate boreale, il sole non tramonta mai. La notte è un concetto astratto: a mezzanotte, gli atleti correvano avvolti da una luce solare radente e dai riverberi cristallini prodotti dal riflesso della neve e dei ghiacciai sullo sfondo, sospesi in un tempo immobile. È in questo scenario che il maceratese, con una solida preparazione atletica, ha scritto una delle pagine più belle della sua vita: una corsa che ha sfidato anche i sensi. «Sono tornato a casa dopo aver vissuto un’emozione unica – dice – correre con un fiordo alle spalle, in un paesaggio lunare, dove a tratti sembrava di essere sospesi». Il tracciato, caratterizzato da un severo dislivello di mille metri di ascesa totale distribuiti su due giri tormentati attorno al villaggio di Ilulissat, ha messo a dura prova la resistenza fisica e mentale. Quasi la metà dei 42,195 chilometri si snodava direttamente sulla tundra artica, un labirinto di rocce granitiche levigate dal tempo, piccole ma insidiose lingue di neve. «Il rischio di cadere è costante – prosegue Tallè nel suo racconto – In alcuni punti il percorso è stato attrezzato con scale di legno e pedane sopraelevate. Il giorno precedente la gara, tutti i partecipanti hanno effettuato un briefing obbligatorio per conoscere il percorso tecnico, segnalato con bandierine colorate. Eppure – spiega – qualche metro è comunque stato necessario ripercorrere a ritroso per ritrovare l’orientamento nella natura selvaggia. La difficoltà maggiore è nel tipo di terreno: impervio, con rocce scivolose e pozzanghere ghiacciate. La mente poi, non riesce mai ad abituarsi alla incessante presenza di luce solare, soprattutto a una temperatura media decisamente invernale per le nostre latitudini».

Leonardo Tallè 2

In uno scenario lunare, il calore umano non è mancato. «Gli abitanti Inuit di Ilulissat, adulti e bambini, erano presenti ai ristori lungo il percorso, offrendo acqua e barrette energetiche ai corridori con un entusiasmo autentico e genuino. Un contorno – ricorda – che ha aggiunto un colore del tutto speciale a un’esperienza già irripetibile». Intorno a lui, nel pre e nel post gara, podisti provenienti da oltre 25 Paesi con cui ha condiviso non solo la fatica, ma storie, culture, lingue diverse. Il risultato di Tallé non è figlio del caso. Il professionista maceratese si allena cinque volte a settimana, con una preparazione orientata al trail running e alle maratone su terreni misti: «Sono soddisfatto del piazzamento. Sapevo di poter fare bene, visto l’allenamento su gare trail e altre maratone dei mesi precedenti – conclude -. È stato un viaggio pazzesco, una corsa magica che porto dentro: ho ancora la vista di quei ghiacciai stampata davanti agli occhi».


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