Istanza Parcaroli sul riconteggio,
no anche del Consiglio di Stato

MACERATA AL BALLOTTAGGIO - L'appello dopo la prima sentenza del Tar. L'avvocato Renzo Tartuferi: «Non è un "no" qualunque. Il giudice ha detto che non si poteva proporre. Nessuno contesta il diritto di rivolgersi alla giustizia. Ma una cosa è la legittimità di un'iniziativa, altra la sua opportunità nel pieno di una campagna elettorale»

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C’è anche il Consiglio di Stato che ha detto no alla richiesta di Sandro Parcaroli di riconteggio dei voti (oggi si è appreso pure di una seconda istanza al Tar, dichiarata inammissibile). A dirlo in un intervento l’avvocato Renzo Tartuferi. «Dopo il Tar anche il Consiglio di Stato chiude: si deve andare a votare. Con decreto del 3 giugno, il presidente della Quinta Sezione, Francesco Caringella, ha dichiarato inammissibile l’appello con cui Sandro Parcaroli aveva impugnato il diniego del Tar Marche tornando a chiedere la sospensione del ballottaggio del 7 e 8 giugno.

Non è un “no” qualunque. Il giudice non ha detto che Parcaroli ha torto: ha detto che quell’appello non si poteva proporre. Il provvedimento impugnato era un decreto monocratico — una decisione provvisoria, presa dal solo presidente in attesa del collegio — e per espressa previsione di legge non è appellabile: lo stabilisce l’articolo 56 del codice del processo amministrativo, lo conferma una giurisprudenza pacifica, richiamata nel decreto con formula netta. La sede per discutere quei dieci voti era ed è una sola: l’udienza collegiale del 18 giugno, dove tutto resta impregiudicato. Ma se il diritto resta aperto, l’opportunità è ormai chiara. Il primo diniego riguardava l’assenza di urgenza; il secondo, la praticabilità stessa della strada intrapresa.

Due pronunce in cinque giorni per riportare la competizione esattamente al punto di partenza: le urne. Nessuno contesta il diritto di rivolgersi alla giustizia: è una garanzia, non una colpa. Ma una cosa è la legittimità di un’iniziativa, altra la sua opportunità nel pieno di una campagna elettorale. La lezione che resta è semplice e vale per chiunque: la consultazione popolare non si corregge in anticipo nelle aule dei tribunali. La si onora andando a votare».

Il sindaco uscente e candidato del centrodestra Sandro Parcaroli al primo turno si era fermato al 49,96%  non riuscendo a evitare il ballottaggio con Gianluca Tittarelli per soli 10 voti. Subito dopo l’esito elettorale si era rivolto al Tar per chiedere il controllo delle numerose schede nulle.

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