«Il cane non era di razza e pure malato»
Sotto accusa due allevatori.
La difesa: «Documenteremo che non è così»

MACERATA - Imputati al tribunale i titolari di Hobby zoo, Marco e Maurizio Rossi per truffa, frode in commercio e esercizio abusivo della professione veterinaria. La questione riguarda la vendita di un Golder Retriever. L'avvocato Sante Monti: «Nel contratto che hanno firmato veniva indicato che era “Simil Golden”, e che veniva venduto senza pedrigree. La patologia era rarissima e si poteva scoprire solo con tac o risonanza. Vendono 500 cani l'anno, mai accaduta una cosa simile»

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Un Golden Retriever

di Gianluca Ginella

«Il cane non era di razza Golden retriever ed era malato», «no, sapevano che era “simil Golden retriever quando l’hanno comprato e la malattia è una patologia rara che si poteva accertare solo con una tac». Versioni diverse, al centro del contendere l’acquisto di un cane da Hobby zoo di Macerata, pagato 600 euro. Sotto accusa al tribunale di Macerata i titolari di Hobby zoo, padre e figlio, Maurizio Rossi, 68 anni e Marco Rossi, 43 anni. Devono rispondere di truffa, frode in commercio, ed esercizio abusivo della professione veterinaria.

Oggi sono stati sentiti diversi testimoni nel corso dell’udienza davanti al giudice Domenico Potetti. Tra questi il veterinario della Hobby zoo, dirigenti dell’Ast, il veterinario della famiglia che aveva comprato il cane.

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Il pm Francesca D’Arienzo

L’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, contesta a Maurizio e Marco Rossi di aver truffato un cliente mettendo in vendita un cane Golden retriever sul social network Facebook, al prezzo di 600 euro. Il cliente aveva contattato l’inserzionista e visionato le foto postate in rete e poi visto personalmente il cucciolo. Era stato rassicurato, prosegue l’accusa, circa la razza e l’ottimo stato di salute del cane. A quel punto il cliente aveva versato un acconto di 300 euro e il resto al momento della consegna dell’animale. Successivamente aveva scoperto che il cucciolo non era Golden Retriever, dice ancora l’accusa, ma “simil Golden Retriever” e che era affetto da giardia e che il blister di medicinali senza ricetta e bugiardino che gli era stato consegnato al ricevimento del cane non era un anti-vomito necessario per affrontare il viaggio, m un antibiotico, “Stomorgyl”. Inoltre, continua l’accusa, il cane era affetto da una grave malformazione congenita all’uretere a causa della quale la bestiola è stata sottoposta, continua l’accusa, a plurimi ricoveri, visite mediche e somministrazione di farmaci. Fatti che risalgono al gennaio del 2023. I titolari dell’attività, assistita dall’avvocato Sante Monti, contestano in toto la ricostruzione dell’accusa.

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L’avvocato Sante Monti

«C’è un contratto, che allegheremo, in cui si dice che è stato acquistato un cane “Simil Golden Retriever”, venduto per espressa clausola sottoscritta senza pedigree e pagato 600 euro. Con pedigree costava 2.500 euro – dice l’avvocato Monti – e gli era stato detto. Dicono che hanno venduto un cane gravemente malato per una malformazione congenita all’uretere. Si tratta di una rarissima patologia, è possibile scoprirla solo con una risonanza magnetica o una tac, nessun veterinario, tanto meno il loro, l’aveva scoperto». Il legale sul fatto che il cucciolo avesse la giardia: «è un parassita che hanno quasi tutti i cuccioli, in 5 giorni passa». Ai due titolari viene anche contestato l’esercizio abusivo della professione di veterinario. «Per aver dato al cliente il blister con le pastiglie di “Stomorgyl”. Si è trattato di una cortesia – dice Monti -. Gli avevano detto che non potevano dargli il cucciolo perché non si poteva interrompere la terapia, visto che loro avevano fretta di portarlo via gliel’hanno dato con il blister con 5 pasticche di “Stomorgyl”. Glielo hanno detto, e hanno detto che non si poteva interrompere la terapia a tutela dell’animale. Sono 40 anni che hanno questa attività, vendono 500 cani l’anno, è la prima volta che capita una cosa simile. Riusciremo a dimostrare, documentalmente, che le cose non stanno come sostiene l’accusa».

L’udienza è stata rinviata al 19 ottobre per sentire altri testimoni. I proprietari del cane sono parte civile, assistiti dall’avvocato Francesca Capodagli. «Il problema è che non hanno detto ai miei assistiti che il cane era malato e in terapia – dice Capodagli -, inoltre il mio assistito era andato per comprare un cane di razza Golden retriever, nei box dove c’erano i cuccioli e veniva indicato “Golden retriever”. Subito dopo l’acquisto si sono resi conto che qualcosa non andava perché il cane aveva diarrea emorragica, vomito e continuava a fare pipì».


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