Matteo Ricci contro il caldo torrido:
«Un albero per ogni marchigiano»
REGIONALI - Il candidato governatore del centrosinistra intende piantarne un milione e mezzo, in accordo con i comuni. «Dobbiamo farlo per controbattere al riscaldamento globale e ridurre di 2 gradi la temperatura delle città»

Matteo Ricci in un incontro con i cittadini
Matteo Ricci vuole l’ombra per combattere il caldo torrido e i cambiamenti climatici: la promessa di piantare un albero per ogni marchigiano. «Pianteremo 1.5 milioni di alberi perché abbiamo bisogno dell’ombra, un elemento fondamentale per contrastare il cambiamento climatico – ha detto il candidato governatore -. Per questo abbiamo deciso che, nei prossimi anni, in accordo con i comuni, pianteremo un albero per ogni cittadino marchigiano. Dobbiamo farlo per controbattere al riscaldamento globale e, attraverso l’ombra, ridurre di 2 gradi la temperatura delle città. Del resto ce ne rendiamo conto in questi giorni con il caldo torrido estivo, è innegabile che il cambiamento climatico sia molto più veloce di quanto immaginavamo. Abbiamo quindi bisogno di ripensare le città marchigiane, da un lato dovranno essere sempre più ‘città spugna’ per trattenere l’acqua che cade, dall’altro come città capaci di investire nell’ombra che sarà sempre più fondamentale per la qualità della vita. Per questo dobbiamo cambiare, per questo servono scelte green per la nostra regione, per questo serve un cambio di Marche».




































Vogliamo anche una borsa dell’acqua calda a testa per quando fa freddo.
Promette di tutto, tanto poi …. Dio provvederà
A volte tacendo si fa più bella figura.
…ma il signor Ricci lo sa, che negli ultimi 50 anni il verde e le foreste in Italia, sono più che raddoppiate e non è che ci manca il verde per combattere il cosiddetto ‘cambiamento climatico’, fonte di guadagni, sembra, per molti, soprattutto stranieri, e che quindi sarebbe meglio puntare sull’agricoltura, sui campi da coltivare e non da ‘attrezzare’ a pannelli fotovoltaici, per la gioia, sempre pare, dei cinesi, che hanno aumentato si, le fonti di energia alternativa, ma anche le miniere di carbone, per darci, a noi poveri illusi, elettricità ‘verde’!!! Allora, se proprio si vogliono piantare alberi da certe parti politiche (e comunque io sono d’accordo, per certi versi…), non rimarrebbe che piantare alberi detti ‘Siliquastro’ (indicato particolarmente in città per le alberature stradali – quindi ottimo – e detto anche ‘Albero di Giuda’), oppure, forse, a elezioni concluse, tanti ‘Salici Piangenti!!! gv
I dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) riportati nel rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” del 2023 caro Sig. Vallesi stanno ad indicare l’esatto contrario di quanto da Lei affermato. Secondo tale rapporto nel 2022 la crescita media delle superfici artificiali ha raggiunto i 2,4 metri quadrati al secondo (più di , 70 Km quadrati in un solo anno) solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali, per lo più associato al recupero di aree di cantiere o di altro suolo consumato reversibile. Il consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane è critico. L’aumento delle superfici artificiali comporta la perdita di superfici naturali all’interno e intorno alle città, fondamentali per l’adattamento ai cambiamenti climatici. I centri urbani, soprattutto i più grandi, stanno diventando sempre più caldi. Senza parlare della logistica e della grande distribuzione organizzata ritenute le principali cause di consumo di suolo. Quello che è certo è che nei prossimi anni il 5% del PIL italiano sarà destinato al riarmo con buona pace della massiccia riforestazione del nostro Paese negli ultimi 50 anni che gioco forza subirà un arresto.
Tra Acquaroli e lui mi viene da piangere
Signor Damiani, Lei sta parlando d’altro, se permette. Quindi secondo i suoi ‘dati’, non è vero che negli ultimi 50 anni la superfice delle foreste in Italia è raddoppiata!!? Si vada a informare, ci vuole poco. Lei sta parlando, suppongo, delle superfici artificiali e cioè costruzioni, credo, nei centri abitati a discapito del verde (e questo è vero), ma cosa c’entra con i dati sul verde, veri, che ho riportato io!!? Poi mi parla di riscaldamento, ma non risponde a quel che io ho scritto sullo stesso e che, forse (forse, eh!), viene pilotato da chi ha enormi interessi economici e politici e non di certo italiani, mentre ci sono anche fior di scienziati che di certo non la pensano come Lei sul riscaldamento climatico! Poi alla fine mi parla di riarmo (chi è che all’inizio è andato in piazza, se pur confusamente, ad appoggiare le nuove spese belliche della tanto amata Europa!!?), affermando comunque che la riforestazione (comunque raddoppiata) si fermerà e per colpa del riarmo…ma chi lo dice, ma che cosa c’entra, lo sa Lei!!? Faccia un po’ pace, per favore… gv
Vista la crisi delle nascite che c’è nelle Marche (come del resto in tutto il resto dell’Italia), si potrebbe anche dire, dualmente: un Marchigiano per ogni albero della Regione:
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/04/Censimento-permanente-popolazione_Anno-2023_Marche.pdf
Sig. Vallesi non sono i “miei dati” ma quelli dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che è un ente pubblico di ricerca italiano sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. I dati sul consumo di suolo riportati nel rapporto ISPRA da me citato è al netto delle aree che vengono recuperate attraverso la riforestazione o il ripristino di aree naturali. Visto che gli interventi necessari all’adattamento ai cambiamenti climatici richiederanno in futuro l’investimento di cospicue risorse, penso solo che destinare il 5% del PIL vada in tutt’altra direzione ed un’ulteriore dimostrazione di miopia e ignoranza della classe politica sia nazionale che internazionale. Purtroppo il 99% della comunità scientifica internazionale è concorde sul fatto che i cambiamenti climatici siano in atto e siano causati principalmente dalle attività umana. se Lei ritiene che sia tutta un’invenzione liberissimo di farlo. io mi fido più della comunità scientifica che già nel 1972 con la pubblicazione del libro ” The limits to growth” redatto dal gruppo di dinamica dei sistemi del Massachussets Institute of Technology di Boston (MIT) preconizzava quello che sarebbe successo ai giorni nostri ed in futuro. Ovviamente nell’indifferenza generale della classe politica e imprenditoriale di allora come di oggi. Non sono in guerra con me stesso tanto meno con gli altri non si preoccupi.
Signor Damiani, allora non ci siamo capiti, oppure Lei non sa leggere bene i miei commenti. Sula fatto che negli ultimi 50 anni le foreste, e quindi il ‘verde’ in Italia (ma anche in Europa, sembra, considerata da molti il nuovo ‘polmone’ del mondo), sia raddoppiato, credo che Lei non abbia più molto da discutere (ha scritto che non è vero!!?) e comunque sul fatto che ciò sia anche dipeso dalla ridotta attività delle aree coltivate è pure vero, lo so, ma io ho anche scritto che, invece di destinare le aree incolte, ma anche quelle che si coltivano e per interessi (cinesi!!?), ai pannelli solari (chissà chi li produce, soprattutto!!?), si riavvii tanta agricoltura in Italia, invece di importare quel che possiamo, e molto meglio, produrre da soli. Tuttavia, Lei può leggere e credere a tutti i dati che cita, per carità, ma che comunque io non le ho contestato, come ha fatto Lei, anzi, e non le ho detto che non sono assolutamente veri. Sul fatto che il 99 per cento della comunità scientifica (quale???) sia d’accordo sul cambiamento climatico prodotto dall’uomo, bè, lasciamo perdere, che è meglio (quale comunità, quella che imponeva, per legge, praticamente, il vaccino ‘contro’ il covid!!?). Per l’indifferenza della classe politica (quale, quella che Lei non vota!!? Mah!!!) e imprenditoriale, io mi rivolgerei, più che all’Italia, ai cosiddetti paesi ‘emergenti’, soprattutto la Cina (sempre più vicina, eccome…), alla cui politica e ‘imprenditorialità’ (virgolette d’obbligo…) per ‘affondarci’ (secondo me, si intende), farei molta più attenzione, mentre Lei, mi pare proprio, le ignora completamente e chissà perché! Sul fatto del ‘riarmo’, bè, se mi sa leggere, sembra proprio che io le abbia già risposto. Infine, lei può portarmi tutti i dati (di parte!!? Anche l’OMS porta tanti dati, ma Lei sa chi la finanzia!!?) che vuole, ma io ho fatto altrettanto e su problematiche più importanti delle sue, probabilmente. Cordialmente. gv
tra il diavolo e Ricci mi fiderei più del primo, almeno è conclamato che sia un diabolico.
Sig. Vallesi la riforestazione di cui Lei parla non è una riforestazione volontaria ma è dovuta ad una rioccupazione naturale di terreni agricoli o seminaturali (come i pascoli) che erano stati progressivamente abbandonati. Nel dopoguerra con la rapida crescita economica molti abitanti delle aree rurali si trasferirono nelle città, dove il settore industriale e quello dei servizi erano in forte crescita e offrivano la speranza di una vita migliore.
Bisogna fare attenzione, però, a non pensare che l’aumento delle foreste corrisponda necessariamente a una diminuzione del consumo di suolo, cioè della superficie occupata da edifici e infrastrutture costruiti dall’uomo (case, industrie, strade, ferrovie ecc.), che riducono lo spazio per la copertura naturale del suolo, rappresentata dai terreni naturali o agricoli. In realtà, infatti, in Italia il consumo di suolo è in continuo aumento e non è purtroppo compensato dal territorio recuperato dai boschi come rilevano i dati del rapporto ISPRA che mi sono permesso di citare. Per quanto riguarda la comunità scientifica mi riferisco a quella che si occupa di queste problematiche e che a differenza di quanto successo con la pandemia ha raggiunto un grado di certezza paragonabile a quello di cui godono la teoria della tettonica a placche o quella dell’evoluzione. basti pensare che sugli 88.125 articoli scientifici sul clima pubblicati a partire dal 2012, soltanto 28 – tutti pubblicati per testate minori – esprimono posizioni scettiche. Tutti gli altri concordano sull’origine antropica dei cambiamenti climatici. Si può dire dunque che su questa tematica il consenso scientifico abbia superato il 99,2 per cento. A chi dovremmo dunque credere? Ha dei punti di riferimento alternativi? Mi dica Lei. Per quanto riguarda la Cina è sicuramente il paese più inquinante in assoluto ma se andiamo a vedere un parametro fondamentale la cosiddetta impronta ecologica (in parole povere il territorio di cui una nazione ha bisogno per mantenere il complesso delle sue attività) sa qual è tra Italia e Cina il paese con l’impronta più grande: ebbene nel 2024 l’Italia con 4,4 gh/pro capite contro i 3,67 della Cina (dove g = giga=10 elevato a 9, h=ettaro) e se vuole le do anche quello degli Stati Uniti e dell’Europa pari rispettivamente a 7,49 e 4,68 gh/procapite. dopo uno si spiega tra l’altro perchè li troviamo sempre impelagati direttamente e non nelle varie guerre insieme ai propri vassalli europei. Mi scuso se sono stato prolisso
Signor Damiani, dunque: per i tre quarti del suo ultimo commento le ho già risposto (e prima che Lei scrivesse cose che io avevo già scritto), se Lei mi rilegge o sa leggere o comprendere quel che ho scritto (non è difficile…), e comunque i suoi dati, che dice essere sicuri, sono sul riscaldamento globale, ma non necessariamente dovuto all’uomo, non ci sono dati certi su ciò!!! Nell’ultima parte Lei mi fa un confronto ‘pro capite’, come se le condizioni di vita degli italiani siano uguali alla maggior parte degli abitanti della Cina, i quali, fino a quando la Cina, prendendo il peggio del comunismo e il peggio del capitalismo e mettendoli insieme per dominare il mondo (secondo me, eh!), facevano quasi tutti, se non la fame, quasi, quindi confronto che, per me, non dice assolutamente nulla. Le guerre!!? Anche la Cina fa e ha fatto le sue guerre e se adesso sembra che non le faccia con le armi, le fa in tutt’altro modo e forse un modo ancor più pericoloso e subdolo. Buona serata a Lei. gv
Pensavo ad un candidato piu reattivo nei confronti dell’avversario con programmi importanti e sostenibili, oltre alle piante. Se l’impegno è solo quello, allora è strada in discesa per l’avversario.
Più ombra per tutti.
Meno sole per tutti.
Vi ricorda qualcosa?
Se vince torna nelle Marche, se perde resta a Bruxelles e in seguito può rifare il sindaco di Pesaro. Il piede in tre staffe, il piede il tre scarpe, il piede in tre uffici. Petrolini era un dilettante.