«Esasperati dalla burocrazia»
Panatta rinuncia ad Apiro,
l’ampliamento a Monte Roberto
L'AZIENDA da sei anni stava cercando di realizzare un nuovo stabilimento per allargare l'attività. Il patron Rudy Panatta: «Prima hanno dimezzato il progetto per rendere edificabili dei lotti di famiglia, poi lo scorso luglio acquistiamo un nuovo terreno e salta fuori un vincolo posto dall'Autorità di bacino nel 2022. Manterremo il nostro quartier generale, ma trasferiremo 90 addetti: così è un incentivo allo spopolamento»

Rudy Panatta, fondatore dell’omonima azienda
Panatta fa armi e bagagli e “salta” nell’Anconetano. L’azienda leader nella produzione di attrezzature e macchinari per il fitness, ha deciso di non accantonare la progettata costruzione di due nuovi stabilimenti di circa 8mila metri quadrati ad Apiro, nei pressi dell’attuale quartier generale dell’azienda, per spostare l’investimento a Monte Roberto, non lontano da Apiro (circa 20 minuti) ma in provincia di Ancona.
Il gruppo, in funzione del suo crescente sviluppo produttivo, già nel 2020 aveva richiesto al Comune la possibilità di rendere edificabile un’area di proprietà di famiglia per la realizzazione di un nuovo stabilimento di circa 15-20 mila metri quadrati. Il Comune aveva predisposto ed inoltrato alle autorità competenti la proposta di variante del piano regolatore generale e aveva dato seguito ad un iter che, dopo quattro anni, ha prodotto la possibilità di realizzare uno stabilimento con una superficie massima di circa 7.200 metri quadrati con prescrizioni edificatorie che però l’azienda ha ritenuto «costose e insostenibili: buona parte del plesso avrebbe dovuto essere interrato rispetto ai terreni circostanti e con la copertura dello stesso con strato di terra e manto erboso», spiega l’azienda.

Lo stabilimento Panatta ad Apiro
Sfumato tale progetto, «che peraltro ha comportato, di fatto, inutili, lunghe attese ed importanti spese di progettazione, ci siamo visti costretti, pur di mantenere le proprie attività ad Apiro, ad acquistare nello scorso mese di luglio due lotti edificabili nei pressi dell’azienda per realizzare uno stabilimento di circa mille metri quadrati». Redatto il progetto, sulla base di certificazioni di idoneità edificatoria dell’area interessata rilasciate dal Comune, firmati i contratti con le imprese e versati anticipi «per oltre 450mila euro», il progetto sembrava ormai prossimo a trasformarsi in cantiere, con la prospettiva di avere disponibile il nuovo stabilimento entro la fine del 2026. «A bloccare l’investimento è stato un vincolo sull’inaspettata inedificabilità dei terreni in questione, posto dall’Autorità di bacino nel 2022 ma emerso solamente nel corso dell’istruttoria edilizio-urbanistica per l’ottenimento del permesso di costruire, nonostante fosse stato in precedenza rilasciato il certificato di destinazione urbanistica come edificatorio. È stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per continuare a investire ad Apiro – afferma Rudy Panatta, fondatore del gruppo – sono stati impegnati ingenti capitali, tempo e lavoro. Il piano era ormai definito e prossimo all’avvio, ma oggi si deve prendere atto che non è più possibile proseguire».
Così ora l’azienda ha deciso di dirottare l’investimento su un nuovo polo produttivo a Monte Roberto: un trasferimento che coinvolgerà circa 90 addetti e comporterà la revisione degli investimenti che sarebbero invece stati realizzati ad Apiro, fra i quali l’acquisto di ulteriori appartamenti da destinare alle proprie maestranze che sarebbero rimaste a vivere in paese sostenendone l’economia. «Negli anni, infatti, il legame con la comunità locale si è sempre più rafforzato con importanti investimenti immobiliari ed anche attraverso iniziative extra-produttive: dal rilancio dell’Hotel Eldorado nel centro storico di Apiro, alle attività del Parco acquatico, fino a un sistema di welfare dedicato alle maestranze e alle loro famiglie – continua Panatta – la burocrazia, così come è concepita e gestista costituisce un freno allo sviluppo e, al contempo, incentiva quello spopolamento che tanto vogliamo combattere. Poi non lamentiamoci degli imprenditori che delocalizzano. Io, da parte mia, non andrò all’estero, ma in cuor mio comprendo e condivido il grado di esasperazione di chi scappa. Apiro resterà, comunque il quartier generale e l’anima del gruppo imprenditoriale. Questo passaggio tuttavia rappresenta per la Panatta una fase delicata, segnata dalla profonda amarezza per un percorso di crescita che avrebbe voluto rimanere ancorato al territorio mentre oggi, suo malgrado, per necessità, prende una nuova direzione».