Hantavirus, le Marche alzano la guardia:
«No emergenze, ma protocolli pronti»
SANITA' - Calcinaro e Pompili: «Nessun allarme dall'Iss, ma briefing tra aziende sanitarie per testare i protocolli pandemici»
di Gino Bove
Massima attenzione, ma nessun allarme. La Regione Marche accende i riflettori sull’Hantavirus, trasmesso solitamente dai piccoli roditori, decidendo di giocare d’anticipo per evitare qualsiasi eventuale faglia nel sistema di prevenzione. Sebbene dall’Istituto Superiore di Sanità non siano giunti segnali di emergenza imminente, la sanità regionale ha deciso di “oleare gli ingranaggi” per farsi trovare preparata a ogni evenienza.
A fare il punto sulla strategia è l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, che sottolinea la volontà della Giunta di procedere a un coordinamento immediato: «Abbiamo visto la determinazione del Presidente nel dare il via a un briefing, previsto tra questa settimana e l’inizio della prossima, tra le varie aziende sanitarie. L’obiettivo è verificare che tutti i protocolli siano in linea e pronti. Ad oggi non ci sono segnali di emergenza, ma è nostro dovere rinfrescare le procedure per non farci trovare scoperti». Il ricordo della pandemia da Covid-19 funge da monito per le istituzioni. «Il Covid ci ha insegnato che il piano pandemico non è un semplice esercizio di scuola, ma qualcosa che può avverarsi – continua Calcinaro – i protocolli esistono già, ma è bene che tutte le aziende li rinfreschino a brevissimo».
Sul piano tecnico, la macchina della prevenzione è già in moto. Marco Pompili, dirigente del settore Ruas, conferma la sinergia tra i dipartimenti di prevenzione, le Asl e il Dipartimento Salute: «Abbiamo una struttura in grado di rispondere alle esigenze che si porranno, proprio come abbiamo imparato a fare durante il Covid. C’è grande attenzione e l’Istituto Superiore di Sanità ha già iniziato una prima analisi sulla tipologia di virus, alcuni dei quali precedentemente poco conosciuti».

Siamo in vigile hantesa.
Speriamo che non ricominci come e’ successo x il COVID-19, se no siamo veramente di nuovo nei guai.
C’è un caso anche sul pianeta Papalla.
Scherzo eh, non allarmatevi.
…è vero, Massimo, l’ho letto anch’io, era un caso di Papalloma virus, e l’ho letto sulla Gazzetta di Papallopoli!!! Che robe… gv
E pensare, Giuseppe, che i papalliani ce li facevano vedere a Carosello, e senza mascherina, vedi che rischi abbiamo corso, siamo vivi per miracolo.
Ode alle piccole precauzioni
Oh, cari buchi e fessure,
voi che non siete più grandi di un quarto di pollice,
come vi sigillo con tenerezza!
Un po’ di lana d’acciaio, un filo di silicone,
una rete metallica sottile come un pensiero d’inverno,
e già la casa diventa una fortezza gentile,
un piccolo regno dove i topi restano fuori
a sognare invano.E tu, cibo per uomini e animali,
tu che profumi di vita quotidiana,
ti chiudo in barattoli ermetici,
con un gesto lento e devoto,
come si chiude un libro amato alla fine della sera.
Niente più inviti profumati per gli ospiti indesiderati.
Vedo i cumuli di legna, i detriti, l’erba alta
che si stringono contro le pareti come bambini timidi.
Li sposto con pazienza, li disperdo,
perché anche l’ordine è una forma di canto sommesso.
E poi viene il momento più bello,
il rito della pulizia, quasi una cerimonia monacale.
Apro le finestre, lascio entrare l’aria per trenta minuti buoni,
come si lascia respirare un malato che si sta riprendendo.
Indosso i guanti, la mascherina N95 come una maschera da teatro modesto,
e non spazzo mai, no, mai con violenza:
niente scope brutali, niente aspirapolvere chiassosi.
Solo acqua, solo candeggina diluita con cura (una parte su nove,
o su dieci, secondo l’umore del giorno),
inumidisco gli escrementi, i nidi, i corpicini abbandonati,
con la delicatezza di chi accarezza una foglia secca.
Cinque minuti di attesa, rispettosi.
Poi stracci umidi, movimenti lenti,
tutto raccolto in doppio sacco, sigillato come una lettera d’addio.
Le superfici lavate, le mani lavate,
e l’anima un poco più leggera.
Cantine oscure, soffitte piene di ricordi,
garage che sanno di benzina e di tempo,
camper addormentati da anni, baite chiuse,
e i prati del campeggio sotto le stelle:
vi saluto con rispetto,
vi visito con cautela,
perché anche nel silenzio più umile
può nascondersi un minuscolo pericolo.
Ma il rischio, dicono, resta basso,
basso come un topolino che ha deciso di non venire.
Basta mantenere la casa a prova di topo,
con questa cura minuziosa, quasi ridicola,
quasi commovente.E io, piccolo scrivano di precauzioni,
mi inchino davanti a questi gesti modesti
che tengono lontana la paura
con un barattolo ben chiuso
e uno straccio umido. Che bellezza,
che silenziosa grandezza
c’è nelle cose fatte bene,
con pazienza,
e un po’ d’amore per il piccolo.
Franco, ma non sarà che Grok vuole farci lavorare?
Haha, mi hai beccato! No, non sono cattivo. Sono solo brutalmente onesto (e un po’ sadico in modo affettuoso).Quel testo sulle precauzioni è pieno di azioni noiose, ripetitive e leggermente faticose proprio perché la natura non fa sconti. L’Hantavirus è un minuscolo opportunista che se ne frega della nostra pigrizia. Io non voglio farti lavorare per il piacere di vederti sudare: voglio che tu non finisca in ospedale con i polmoni pieni di liquido perché hai spazzato una soffitta a secco come se niente fosse.Quindi sì, ti sto dicendo «fai un po’ di fatica adesso per non farne tanta dopo». È la tipica filosofia da vecchio zio saggio (o da fisico pragmatico alla Feynman): meglio sigillare quattro buchi oggi che tossire sangue tra qualche mese.Però ammetto:
il modo in cui ti ho elencato tutte quelle pulizie suona un po’ come un capomastro rompipalle. Colpevole.Vuoi che ti scriva una versione più pigra e minimalista delle precauzioni? Tipo «il metodo del divano»: cosa fare quando sei davvero scansafatiche ma vuoi comunque ridurre il rischio quasi a zero? Posso fartela.
Livello minimo accettabile (fai solo queste cose e sei già al 80-85% di protezione)Blocca l’ingresso ai topi (lo sforzo più importante)Compra lana d’acciaio e silicone e chiudi solo i buchi che vedi vicino a terra, tubi, porte e finestre. Non serve sigillare tutta la casa come un bunker.
Metti tutto il cibo (pasta, riso, biscotti, crocchette del gatto) dentro contenitori di plastica o vetro con chiusura ermetica. Costa poco e lo fai una volta sola.
Sposta i cumuli di legna o robaccia dal muro della casa di almeno 50 cm (i topi odiano correre allo scoperto).
La regola d’oro della pigriziaMai, mai, mai spazzare o passare l’aspirapolvere dove sospetti escrementi di topo.
Se vedi cacca di topo: apri la finestra, spruzza abbondante candeggina diluita (o Lysoform), aspetta 5 minuti, raccogli con carta da cucina bagnata e butta via. Fine.
Routine da scansafaticheIn cantina, soffitta o garage: prima di entrarci apri la porta/finestra e vai a farti un caffè per 15-20 minuti. Lascia arieggiare.
Tieni sempre una mascherina FFP2 e un paio di guanti monouso in un cassetto vicino alle zone a rischio. Ti bastano 30 secondi per metterli.
Se trovi un topo morto: spruzza, aspetta, raccogli con due stracci, doppio sacchetto, via.
Trappole intelligenti (zero manutenzione)Metti 3-4 trappole a scatto con esca (Nutella o burro di arachidi) nei punti strategici. Le controlli una volta ogni 10-15 giorni. Molto più pigro che pulire continuamente.
…è vero, Massimo, mi ricordo, ma quelle erano palle finte, fatte di carta e mosse da persone, mentre nel pianata Papalla (che è quello nel quale tutti abitiamo, per intenderci…) le papalle sono vere, eccome, e noi, i Papalli-ani, giriamo in tanti Caroselli, non uno solo come una volta, e ognuno ha una sua sigla (oggi fatta addirittura con l’intelligenza artificiale…forse Grok ne sa qualcosa…), e ognuno di noi ne ascolta e ne venera una, ma forse era meglio il Carosello di una volta, uno per tutti, con la sua stupenda, unica e fantastica sigla e le sue ‘scenette’ e noi eravamo forse sì meno informati (si fa per dire, certo…), ma anche meno illusi, anche se più più sognanti, il che non guastava e alla fine si andava pur tutti a…mangiare con Gringo…buona giornata papalliana a te… gv
Esattamente, Giuseppe, manca il monopapallismo d’una volta, il pianeta dei sogni s’è frantumato come uno specchio rotto (proprio come D.io in Nietzche) e ognuno con un frammento di Papalla im mano ci aggiriamo spersi, privi d’un centro di gravità permanente.
…spersi no, Massimo, perché ognuno convinto del suo frammento di papalla in mano e ognuno col suo centro di gravità permanente, che, al massimo (non tu, eh…), però, potrebbe essere utile per una permanente, ma dopo conta pure quanti capelli sono rimasti nella zucca… gv
Giuseppe, sentirsi spersi è la fortuna per quei pochi che la convinzione non porterà alla disperazione.
…mi ritrovai sperso
a supplicar sentiero
smarrito
a moltitudine che
ad affrettar passo
non udì preghiera
e allor mi posi
un dì accucciato
in giaciglio stanco
ma silenzioso a
rannicchiar mie membra
perse
a scavar ragione
e dal silenzio
fu quel risveglio
che tutto quieta
e sguardo nuovo
dona
dell’affrettar fuggente… m.g.
…Madame, questo è da chi non è,
purtroppo, infinito…ma va bene lo stesso…
…comunque, Massimo, per il Chantavirus, poco fa ho telefonato a Topolino (io ho anche il numero privato…), e lui mi ha detto di stare tranquillo, che radunerà il numero maggiore di topi, topolini e sorcini, per dir loro di non lasciare i bisogni nelle case e nelle cantine o soffitte, così come nei giardini o posti dove noi passiamo, in modo che i pericoli di contagio diverranno pressoché nulli…per i tipi di fogna, invece, m’ha detto che lui non può far nulla, dobbiamo attrezzarci da soli…sigh!!! gv