La ridda delle opinioni
nella crisi della politica

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Un bilancio sui tre anni di questa rubrica: i temi trattati, i lettori, i commenti. Cercare certezze? Inutile, prevale l’inesorabile confusione della realtà
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liuti giancarlodi Giancarlo Liuti

Visto che gennaio è il mese dei bilanci, ho deciso di farne uno sui tre anni di questo mio appuntamento settimanale, una specie di consuntivo nel quale, nonostante la varietà degli argomenti trattati, sia possibile individuare, se c’è, un costante filo logico fra le opinioni mie e quelle dei lettori, che in un quotidiano “on line” qual è Cronache Maceratesi sono espresse – pubblicamente, direttamente, a tamburo battente – nei cosiddetti “commenti”. Un fenomeno, questo,  reso possibile dall’uso della Rete e sempre più evidente  nell’informazione in generale, ormai caratterizzata dalla compresenza in tempo reale fra le idee degli operatori dei media e quelle dei fruitori dei media, in un quotidiano interscambio che sta modificando la tradizionale natura del giornalismo. Un fenomeno nel quale – e l’ho già detto in altre occasioni – oso intravvedere un potenziale progresso civile (non senza negativi effetti collaterali, certo, ma ogni progresso ne ha) perché in questo reciproco rapporto fra chi l’informazione la dà ma poi a sua  volta la riceve e chi la riceve ma poi a sua volta la dà mi pare di cogliere un passo avanti della democrazia nel senso di una sempre maggiore partecipazione dei cittadini al dibattito su ciò che singolarmente e collettivamente li riguarda.
 Ma ecco, in cifre, il bilancio. In 37 mesi, dal debutto nel dicembre 2010 fino al dicembre scorso,  le “Domeniche del villaggio” sono state 161 e hanno avuto 218.150 letture (media: 1.355) con 1.501 commenti (media: 9,3). Quali le più seguite? Quali le più commentate? Premesso che una rubrica di opinione non dà notizia di fatti ma riflette su fatti già descritti in altre parti del giornale e tuttavia viene inevitabilmente condizionata dal clamore suscitato dai fatti ai quali si riferisce, le prime tre sono state le seguenti:  quella sugli infortuni linguistici del deputato leghista Eraldo Isidori (dicembre 2012: ben 10.200 letture e 49 commenti), quella sul terribile suicidio di tre congiunti a Civitanova (aprile 2013: 4.600 letture e 32 commenti) e quella sulle rivalità tra Macerata e Fermo in vista dell’abolizione delle Province (luglio 2012: 3.450 letture e 50 commenti). Potrà sorprendere che nonostante la sua esigua importanza l’argomento “Isidori” abbia suscitato un’attenzione così alta, ma esso funzionò da occasione o da pretesto per un diffuso e radicato discredito popolare verso i membri del Parlamento. E, insomma, gettò benzina sul fuoco dell’antipolitica.
Ed è proprio questo – l’antipolitica – l’ideale filo logico che in quasi tutte le “Domeniche del villaggio” ha caratterizzato il rapporto dialettico fra le cose dette da me e quelle espresse nella maggioranza dei 1.501 commenti. Da una parte il sottoscritto, che ogni volta ho cercato non già di negare le colpe della “casta” ma di porre in evidenza le attenuanti costituite dalla crisi economica internazionale e dall’enorme debito pubblico nazionale che gravano come macigni sui governi e sulle amministrazioni periferiche. E dall’altra parte quei “commentatori” che ogni volta si sono dissociati da me accusandomi di nostalgico buonismo da prima repubblica o di precostituita militanza di parte. Posizioni inconciliabili? Certamente nei toni ma molto meno nella sostanza, giacché esse riflettono le due facce di una medesima medaglia:  l’eccessivo individualismo – ognuno pensa e fa come gli pare – che dalla società civile si allarga alla politica, in un rapporto di causa ed effetto nel quale non è facile capire se sia nato prima l’uovo o la gallina.  E’ ragionevole la mia parziale clemenza di giudizio? A me pare di sì, ma potrei sbagliare. Hanno ragione coloro che invece attribuiscono ai politici l’intera responsabilità di qualsiasi disagio sociale, e ce ne sono di molto gravi? Ad essi pare di sì, ma potrebbero sbagliare. Tutto qui. Opinioni, signori, opinioni. Legittime, rispettabili e non prive, ciascuna, di reali elementi di fatto. Ma, appunto, opinabili. Ce ne sono a migliaia, in questi  tempi sbandati, forse a milioni. E la verità?  Come il futuro, sta nel  grembo degli dei. Andrebbe meglio se ci fossero meno opinioni?  Già, forse sono troppe, si smentiscono a vicenda, fanno una gran confusione. Però andrebbe peggio se ce ne fossero troppo poche o mancassero del tutto, perché il silenzio delle idee – ce lo insegna la storia – fa da incubatrice a dei mali che, si pensi alle dittature, sono i più perniciosi in assoluto. E allora? Come il futuro e la verità, anche le certezze stanno nel grembo degli  dei.
Pure a me, intendiamoci, la situazione politica offre ben pochi motivi di sollievo. A prescindere dalle malversazioni, dai traffici corruttivi e dagli indebiti privilegi, non sopporto più, per esempio, quell’ossessivo e retorico appellarsi di ogni esponente di partito a un generico “italiani”, come se gli italiani fossero tutti uguali e fra di loro non esistessero clamorose disparità di carattere socioeconomico e dunque di interessi. Né sopporto quel continuo dire “ognuno si assuma le proprie responsabilità”, che poi sarebbero, sempre, quelle degli altri. E’ anche per questo che negli ultimi mesi  ho dedicato la “Domenica del villaggio” a temi evasivi e più di fantasia, come la musica magica del Pifferaio di Hamelin e gli immaginari drammi esistenziali dei Pistacoppi, oppure a temi di attualità nient’affatto  politica come il taglio della “cresta” a un ragazzo di Civitanova , il premio all’attore Franco Graziosi e il censimento delle antiche fonti, oppure, fra lo scherzoso e l’indirettamente politico, la non comoda sosta a Macerata di Babbo Natale con le sue renne. Ma non c’è niente da fare. Anche se tento di rifugiarmi nelle fiabe, magari Biancaneve e i Sette Nani o Pollicino, inevitabilmente, nelle mie parole e in quelle dei miei commentatori, s’insinuano , inesorabili, la politica e l’antipolitica. Biancaneve chi? Deborah Pantana? E i Nani chi? Gli assessori comunali? E l’Orco di Pollicino chi? Luigi Carelli, l’ex presidente della commissione urbanistica? E’  un destino, non riesco a liberarmene.
Le certezze, già. Un mese fa la graduatoria del  “Sole 24 ore” sulla qualità della vita ha posto Macerata e il Maceratese all’ottavo posto a livello nazionale. Buona notizia? Certo. Ma appena due settimane dopo un sondaggio, ancora del “Sole 24 ore”, sul gradimento dei cittadini nei confronti del loro sindaco ha retrocesso Carancini al novantaduesimo posto fra i centosette dei  capoluoghi di provincia. Cattiva notizia? Certo. E la verità? Lontanissima, irraggiungibile, nascosta nel grembo degli dei.
  Gennaio, mese di bilanci. Ne salta fuori più di uno al giorno e su qualsiasi tema, l’economia, la politica, lo spread, la borsa, il lavoro, la condizione dei giovani, le questioni internazionali, la sicurezza, la sanità, le pensioni, gli imbrogli nel calcio e ancora, ancora, ancora. Quasi tutti negativi, al limite del catastrofico. Uno, impressionante, riguarda la fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni democratiche. Ebbene, il 70 per cento dei “sondaggiati” crede nelle forze dell’ordine e soltanto il 6,5 per cento crede nei partiti. Mi chiedo: verso che direzione sta andando un Paese dove la polizia è dieci volte più amata della politica? Non sarà che sta andando verso una qualche forma di nuovo fascismo? Non sarà che siamo davvero al tramonto della democrazia? Basta, mi taccio. Non senza ringraziare, tuttavia, i 1.501 commentatori della “Domenica del villaggio” che fin qui, talvolta con affettuosissimi  insulti, hanno avuto la pazienza di seguirmi e la voglia di dire la loro.

 

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