Olive ascolane nell’olio di ricino

Ciccanti e la compravendita di terre e di teste in cui l’ovvio si unisce all’impossibile e dunque all’inutile
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Mi ero ripromesso di non intervenire più, almeno per un mese, sul riordino delle Province marchigiane, ma un clamoroso fatto nuovo m’impone ora di tornarci ed è che dal tira e molla tra Ascoli, Fermo e Macerata emerge, finalmente, un vincitore. Il suo nome? Pierino dell’omonimo bar, che da ritrovo per colazioni e aperitivi è assurto al prestigio istituzionale di sede annessa a Montecitorio e a Palazzo Madama. Tale infatti l’ha reso il deputato ascolano dell’Udc Amedeo Ciccanti, che vi ha tenuto una sorta di “briefing” – parlamentare o di governo – per presentare la soluzione, una buona volta, della complessa questione delle Province delle Marche meridionali. Va da sé che nell’importante riunione un ruolo di prim’ordine l’ha avuto Pierino in persona, il quale non ha mancato di esaltare la memorabilità dell’evento con bibite, tartine e gelati.

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Amedeo Ciccanti ha presentato nei giorni scorsi una proposta per salvare la Provincia di Macerata

Per quanto sia ormai stucchevole farlo, bisogna qui ricordare che secondo la legge sulla riduzione della spesa pubblica una qualsiasi Provincia può sopravvivere solo se attualmente dispone di una popolazione non inferiore a 350 mila abitanti e di un territorio non inferiore a 2.500 chilometri quadrati. Macerata, ora, ha circa 300 chilometri più dell’indispensabile ma 30 mila abitanti in meno, a Fermo mancano 175 mila abitanti e 1.640 chilometri, ad Ascoli mancano 140 mila abitanti e 1.270 chilometri, e l’eventuale fusione fra Ascoli e Fermo sarebbe in regola per gli abitanti (385 mila) ma andrebbe in rosso per i chilometri (gliene mancherebbero più di 400).
Che fare? Preso atto dell’impossibilità che le Province di Ascoli e Fermo restino distinte e rassegnandosi al loro accorpamento – con Ascoli capoluogo, naturalmente, e qui c’è da vedere cosa ne pensa Fermo – l’onorevole Ciccanti ha preso una cartina geografica, si è fornito di una calcolatrice tascabile e ha trovato la quadratura del cerchio: Macerata ceda al Fermano 500 chilometri di territorio, ossia i Comuni montani di Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Visso, Acquacanina, Bolognola, Sarnano, Monte San Martino, Montecavallo, Fiordimonte, Pievetorina, Pievebovigliana, Penna San Giovanni e Fiastra. Tutto a posto, così, per Ascoli-Fermo, ma non per Macerata, che si troverebbe in deficit di circa 200 chilometri. E allora? Semplice: Macerata si rivolga ad Ancona e si faccia dare Fabriano, Osimo e Castelfidardo. Geniale? Fino a un certo punto, giacché quei 500 chilometri da cedere al Fermano non sono il deserto del Sahara e ci vivono quasi 13 mila persone, per cui il “buco” di popolazione di Macerata, che è già di 30 mila, salirebbe a 43 mila abitanti. Ma Ciccanti non demorde: con l’acquisto di Fabriano, Osimo e Castelfidardo giungerebbero quasi 60 mila anime nuove (leggi l’articolo). Fantastico!
E come mai i politici maceratesi non ci avevano pensato? Sì che ci avevano pensato, sia pure con calcoli diversi. E, nel mio piccolo, ci avevo pensato anch’io. Come, del resto, ci avranno pensato tanti altri, compresi gli scolaretti delle elementari che a sei anni già se la cavano benissimo coi tasti della somma e della sottrazione. Ma il fatto è che a differenza dell’onorevole Ciccanti i nostri maggiorenti si son presto resi conto dell’ovvio e vano semplicismo di tali operazioni aritmetiche e per portare avanti il difficilissimo – quasi disperato – tentativo di salvare la loro Provincia stanno intraprendendo vie più complicate e più serie.
In altri tempi il progetto di Amedeo Ciccanti sarebbe stato possibile con cruente guerre di annessione e con deportazioni di massa a bordo di vagoni piombati, mentre oggi, purtroppo, occorre il consenso degli annessibili e dei deportabili. E sono curioso di sapere quale sarebbe in proposito il parere dei cittadini sarnanesi e degli altri che dovrebbero emigrare o dei fabrianesi e degli altri che dovrebbero immigrare. Ma esiste un altro fatto – decisivo, questo – che taglia la testa al toro e sbarra la strada alle fantasmagoriche conclusioni ciccantiane, ed è che il governo ha già stabilito – per legge e per tutta Italia – la non praticabilità, adesso, di qualsiasi compravendita di chilometri e di persone. Il deputato ascolano lo sa, ma la sua fervida immaginazione lo porta a immaginare che in Parlamento – o magari da Pierino – il divieto cada e si apra il mercatino ambulante delle terre e delle teste.
A questo punto mi chiedo quale sia stata la vera ragione della trasferta di Ciccanti da Pierino, quali, insomma, le sue reali intenzioni e quali le sue riserve mentali. A mio avviso – ma posso sbagliare – questo signore che fino a poche settimane fa dava orgogliosamente per scontata la creazione di un’unica Provincia dal Potenza al Tronto con Ascoli capoluogo s’è via via reso conto che siffatta sicumera aveva il fiato corto e si sarebbe infranta sugli scogli della ferma ostilità dei maceratesi. Perciò ha cambiato idea, è piombato da Pierino e brigando per un’eventuale maggioranza filoascolana in Regione ha tentato di rabbonire Macerata tirandola dalla sua parte. E qual è la sua parte? La solita: tutto è possibile, financo che gli asini volino, purché Ascoli sia la capitale di qualcosa.

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Il sindaco di Macerata Romano Carancini

Premesso che Ciccanti mi ispira simpatia per il tetragono affetto che nutre verso la sua città e per lo spiccato gusto della sorpresa (l’improvvisa apparizione da Pierino è stata un autentico capolavoro), bene ha fatto il sindaco Romano Carancini a liquidare questa iniziativa in cui l’ovvio – ripeto – si sposa con l’impossibile e dunque con l’inutile definendola un mediocre “risiko” destinato a minare la compattezza del fronte maceratese (si può dire che la ricetta di Ciccanti preveda, per Macerata, olive ascolane fritte nell’olio di ricino, un lassativo dal noto potere debilitante). Meno bene, semmai, è l’imbarazzo dell’Udc, dove Antonio Pettinari, segretario regionale del partito e presidente dell’attuale Provincia, non era stato messo al corrente della trovata e Rosalba Ubaldi, capogruppo dell’Udc in Provincia e anch’essa ignara di quelle somme e di quelle sottrazioni, s’è dovuta barcamenare apprezzando, per un verso, le nuove idee apparentemente filomaceratesi del deputato ascolano ma per l’altro verso ricordandogli che fino all’altro ieri lui si batteva per assegnare a Macerata una parte da modesta figurante nel palio della Quintana.



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