Paziente contro Ostinato

Quali sono le vere ragioni di chi va a votare e chi no
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elezioniLogo2-300x264di Giancarlo Liuti

Mi è capitato di ascoltare un dialogo fra due maceratesi, uno che non è andato a votare e ha deciso di non andarci neanche al ballottaggio, l’altro che invece ha votato e certamente voterà. Per chi? Pettinari o Capponi? Il primo, neanche a parlarne. Il secondo non lo dice, il voto è segreto. Come si chiamano? Il non votante si chiama Ostinato. L’altro, quello che vota, si chiama Paziente.

Ostinato: “Stavolta avete preso una grossa botta, qui in provincia. Gli astenuti sono stati il 45 per cento, e questo significa che sono rimaste a casa 121.000 persone su 274.000. E poi, con le 9.500 schede bianche e nulle, il numero dei non voti è salito a 130.500, pari al 47 per cento”.

Paziente: “Purtroppo lo so, i dati sono questi”.

Ostinato: “E le pare poco? Visto che nessuno degli schieramento ha nemmeno sfiorato questa percentuale, mi pare che nel Maceratese il partito del non voto è di gran lunga il più forte. Si metta il cuore in pace, signore, i vincitori siamo noi”.

Paziente: “Vincitori? Al ballottaggio qualcuno vincerà per forza, e non sarà uno dei vostri”.

Ostinato: “Vittoria finta, come nei reality show. Oltretutto gli esperti di elezioni dicono che nei ballottaggi l’affluenza alle urne cala fisiologicamente di un ulteriore 20 per cento. Così l’esercito degli astenuti diventerà di 152 mila soldati. Quasi il 56 per cento, una nettissima maggioranza assoluta. Ripeto, i vincitori siamo noi”.

Paziente: “Non s’illuda. Voi, al contrario, siete i veri sconfitti. Più sconfitti di quelli che hanno perso”.

Ostinato: “Questa è bella! In democrazia non vale forse la legge della maggioranza? E la maggioranza siamo noi, quelli della protesta di massa contro la brutta politica, contro la politica sbagliata”.

Paziente: “Poniamo per assurdo che in una qualsiasi elezione non vada a votare il 90 per cento.. Quale dimostrazione di protesta, disaffezione e sfiducia verso la politica sarebbe più incisiva di questa?”

Ostinato: “Appunto, prima o poi ci arriveremo”.

Paziente: “Ma lei dimentica un particolare. Ed è che quel restante 10 per cento eleggerebbe deputati, senatori, governatori di regione, presidenti di provincia, sindaci. E sarebbero loro, poi, a fare leggi, delibere e ordinanze in ogni campo della vita sociale, dall’economia alla sicurezza, dal lavoro all’assistenza, dalla sanità all’istruzione, con ciò decidendo dei diritti, degli interessi e delle aspettative di tutti, compreso quel 90 per cento che non ha votato. E che razza di vittoria è mai questa?”

Ostinato: “Vedo che le sfugge il significato del non voto. In questo modo noi intendiamo lanciare un chiaro messaggio alla politica affinché migliori se stessa, si avvicini di più ai cittadini, ne interpreti più direttamente le istanze, la smetta di comportarsi da casta chiusa che ammira il proprio ombelico”.

Paziente: “Qui non le do torto. Specie negli ultimi decenni, i mali della politica son proprio questi”.

Ostinato: “Lo vede?”

Paziente: “Tuttavia, giusta o sbagliata, buona o cattiva, è pur sempre la politica – partiti, candidati,  coalizioni – a stabilire quali sono le cose da fare, come farle, in quali tempi, verso quali categorie. E qualunque sia la percentuale dei votanti, la politica, giusta o sbagliata, buona o cattiva, è solo quella che esce dalle urne. Non ce n’è un’altra. Sa che le dico? Mi viene in mente il proverbio di quel marito che vuol fare un dispetto alla moglie. Voi siete proprio così”.

Ostinato: “L’astensione dal voto sta crescendo da anni, dovunque, ogni volta di più, in ogni elezione. Le sembra un segnale da niente? Prima o poi la politica dovrà tenerne conto”.

Paziente: “Ma negli stessi anni la qualità della politica è peggiorata. Non sarà allora che una delle cause di questa decadenza sta proprio nella scarsa partecipazione dei cittadini – il voto, in democrazia, è il più importante momento di partecipazione – al formarsi, allo sviluppo e alle modalità della politica? Non sarà che sta proprio in questo vostro tirarsene fuori? In questo vostro me ne frego? In questo vostro io non ci sto? Davvero una bella medicina, mio caro, quella che aggrava la malattia”.

Ostinato: “Lei non m’incanta. Pensi piuttosto alla provincia di Macerata, dove il non voto ha raggiunto una specie di primato nazionale. Eppure i candidati alla presidenza erano cinque, le liste diciassette, i candidati a consigliere trecentonove, una grandissima possibilità di scelta. E invece una marea gente si è rifiutata di scegliere. Come mai?”

Paziente: “Già, come mai? Qui casca l’asino, signore. Più si può scegliere, meno si sceglie. Non le sembra un’assurdità?”

Ostinato: “L’asino casca, sì, ma casca l’asino suo non il mio. Vuole la risposta? Semplice: nessuna scelta è possibile se tutte le opzioni sono uguali”.

Paziente: “Uguali in che senso?”

Ostinato: “La stessa sete di poltrone, gli stessi calcoli sottobanco, le stesse ambizioni personali, le stesse clientele, le stesse manovre di palazzo, gli stessi trasformismi, le stesse pratiche di sottogoverno”.

Paziente: “Via, non esageri. Mele marce, d’accordo. Ma anche mele sane, gente onesta, leale, preoccupata del bene comune. E poi basta con la storiella del tutti uguali. In Italia c’è chi vuole stravolgere la Costituzione e chi invece vuole difenderla, c’è chi guarda con fastidio al principio di uguaglianza e chi invece lo ritiene il caposaldo della coesione sociale, c’è chi vagheggia la rottura dell’unità nazionale e chi invece ci vede la morte della nostra identità storica, culturale e morale. Non a caso il presidente della Repubblica avverte il rischio di una seria emergenza democratica. Queste cose, rifletta, pesano pure da noi. Tutti uguali? Su, non dica sciocchezze”.

Ostinato: “Quante belle parole! E quanti bei sogni! Badi piuttosto a ciò che accade ogni giorno nei nostri piccoli mondi, nei consigli comunali, nei congressi provinciali, nelle segreterie dei partiti, nelle alleanze piovute dall’alto. Quanti brutti fatti! E quante brutte realtà!”

Paziente: “Lei si ostina a non capire. Per tentar di correggere questi malvezzi esiste un’unica arma, andare a votare. Chi se ne astiene potrà forse godersi in cuor suo il futile orgoglio di aver soddisfatto la propria individualissima rabbia. Ma le cose resteranno come sono e forse diventeranno peggiori”.

Ostinato: “Veniamo al concreto, signore. Adesso c’è il ballottaggio fra Pettinari e Capponi. Bene, mi vuol dire dove stanno le differenze fra questi due personaggi che fino a dieci mesi fa firmavano le stesse carte, facevano le stesse scelte, procedevano d’amore e d’accordo?”

Paziente: “Ecco, me l’aspettavo. Lei tira in ballo uno degli argomenti chiave di questa campagna elettorale. Il più suggestivo, il più viscerale. Quello che ha provocato tanti mal di pancia. Ma cerchi di volare più alto, cerchi di chiedersi cosa c’è dentro e dietro, quali prospettive, quale strategia generale, quale disegno unitario fra provincia, regione e nazione. Allora si renderà conto che non sono tutti uguali. Faccia tacere i rumori di pancia, vada a votare, scelga secondo ragione. E’ l’unico modo, mi creda, per non rimanere a rimorchio degli altri, per non subire la volontà degli altri. A lei piacciono le percentuali? Ebbene, il voto è la sola via per valere un po’ più dello zero virgola zero”.

Ostinato: “Non nego che lei mi abbia messo in testa un paio di dubbi. Ma non speri di avermi persuaso. Io credo proprio che non andrò, in fondo è anche una questione di nausea”.

Paziente: “Proprio inutile, dunque, il nostro scambio di idee?”

Ostinato: “Al massimo vedrò di far cambiare idea a qualche mio parente che la pensa come me”.

Paziente “Meglio di niente. E amici come prima”.



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