Le mura Sforzesche gioiello di Recanati:
«Restituiamo alla città un sito storico»
INAUGURAZIONE oggi pomeriggio del Parco dei Torrioni. Il sindaco Emanuele Pepa: «Saranno uno dei nostri più importanti biglietti da visita». Un minuto di silenzio per Federico Magnarelli, morto due giorni fa in un incidente stradale

Il taglio del nastro
Taglio del nastro per il Parco dei Torrioni di Recanati. Oggi pomeriggio dopo circa un anno di lavori, il sito architettonico del XV secolo, è stato inaugurato con una grande festa con eventi e iniziative pensate per valorizzarne la storia e il suo futuro utilizzo come luogo di ritrovo per grandi e piccoli nel cuore del Rione Mercato.

Al restauro conservativo delle mura sforzesche, ottenuto grazie alla partecipazione ad un bando pubblico regionale, si sono affiancate progettualità e servizi per rendere il sito vivo a favore della cittadinanza recanatese, tra nuovi attrezzi per il fitness, gance di bocce rinnovate e persino un piccolo anfiteatro per eventi culturali.
L’inaugurazione è iniziata con il ricordo dell’ex dipendente comunale Federico Magnarelli, tragicamente scomparso due giorni fa in un incidente in moto. Gli è stato dedicato un minuto di silenzio alla presenza dei familiari. L’omaggio si è svolto davanti ad una corona floreale nel giardino del Parco.

Sul posto è poi giunto il corteo degli sbandieratori e dei tamburini di Montecassiano, giunti al Parco da Piazza Leopardi, insieme ai giocatori di pallone col bracciale “C. Didimi” di Treia. Poi il momento istituzionale del taglio del nastro, alla presenza del sindaco Emanuele Pepa, del vicesindaco Roberto Bartomeoli, dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale, della presidente del Comitato di quartiere del Rione Mercato Sabrina Ramazzotti e dell’Assessore regionale alle Infrastrutture Francesco Baldelli.

«Restituiamo alla città un sito storico di grande valore per Recanati e la cittadinanza – ha detto il sindaco Pepa – Da oggi le mura Sforzesche saranno uno dei nostri più importanti biglietti da visita sul territorio dal punto di vista storico, artistico, culturale e turistico». «Abbiamo lavorato tutti per raggiungere questo importante traguardo – ha commentato il vicesindaco con delega ai Lavori pubblici Roberto Bartomeoli – cogliendo l’opportunità di partecipare al bando regionale, non solo rinnovando le mura storiche, ma rendendo il parco vivibile con servizi e intrattenimenti. Ma non abbiamo ancora finito: a breve inizieranno i lavori per riqualificare la passeggiata in via Battisti». «Su Recanati la Regione ha investito 2,8 milioni di euro, di cui 500mila proprio per il Parco dei Torrioni – ha detto l’assessore regionale Baldelli – Sono i nostri investimenti nel cuore dei centri storici e Recanati, città dell’Infinito, merita infrastrutture all’altezza della sua storia».

La serata è proseguita nel segno degli appuntamenti con la storia e lo sport. Con Marco Moroni, docente Univpm e responsabile del Centro Studi Acli Marche, i visitatori sono stati accompagnati in un excursus storico sul Rione Mercato. Contemporaneamente, per i più piccoli, è stata allestita una postazione truccabimbi e balloon art. Ci sono state poi esibizioni e rievocazioni sportive storiche, a cominciare da una gara di pallone con il bracciale.
«Federico una persona straordinaria, oggi a Recanati piangono tutti»
Ai piedi di un importante tratto delle mura e dei torrioni sforzeschi si sviluppa un’area storicamente nota come il campo del “gioco del pallone” (oggi in parte occupata da impianti sportivi e aree verdi). Questo spazio è celebre non solo per la memoria delle storiche sfide agonistiche cittadine, ma anche perché ispirò Giacomo Leopardi nel 1821 per la composizione dell’ode «A un vincitore nel pallone», dedicata al celebre giocatore Carlo Didimi.
Il gioco del pallone col bracciale era lo sport più popolare e seguito dell’Italia dell’Ottocento, un fenomeno di massa paragonabile al calcio moderno. Si giocava spesso sfruttando come “muro d’appoggio” (fondamentale per il rimbalzo della palla) proprio le alte ed estese cortine murarie delle città, come quelle sforzesche di Recanati nella zona che prese poi il nome di via “Gioco del Pallone”.
Il significato dell’ode
Per Leopardi, la figura di Carlo Didimi non è solo quella di un atleta vigoroso, ma diventa un simbolo di virtù civile e riscatto patriottico.
L’antidoto alla noia e all’ozio: In un’Italia che il poeta vedeva spenta, decadente e priva di slanci generosi under la dominazione straniera, l’esercizio fisico intenso, il coraggio e l’agonismo del gioco erano visti come un modo per ridestare lo spirito nazionale e l’antico valore dei greci e dei romani.
Il valore del rischio: Leopardi esalta l’atleta che sfida il pericolo e si impegna in un’attività faticosa, contrapponendolo alla “neghittosa inerzia” (la pigrizia passiva) dei suoi contemporanei.
Un celebre passaggio
I versi iniziali dell’ode chiariscono subito questo parallelismo tra la giovinezza scattante dell’atleta e il destino della patria:
«Di patria amor d’inclita gloria acceso
Il periglioso gioco
Atto a rinvigorir l’alme fia poco
Ai robusti figlioli?…»
Didimi, che per coincidenza era quasi coetaneo di Leopardi (nato nel 1798), divenne in seguito un fervente patriota anche nella vita reale, partecipando ai moti risorgimentali.
Quello spazio sotto le mura, che oggi è stato valorizzato con il Parco dei Torrioni, era lo “stadio” dell’epoca: un luogo di grida, scommesse, polvere e sudore che il giovane Leopardi osservava dal colle, traendone una delle sue canzoni civili più intense.