La cosa più buona del 2012?
La favola vera del cane Rocco

Di cose buone ce ne sono state altre, ma appannate o contraddette dall’inclinazione tutta maceratese alla mediocrità
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Giancarlo Liuti

 

di GiancarloLiuti

Ben più delle parole, a volte, contano le immagini. E lo dimostra il muso di Rocco, il “border collie” che vecchio e malato ha fatto ritorno a casa dopo ben nove anni di un’avventura che lui non sa o non vuole raccontare. Guardatelo, quel muso. Non è un muso, è un volto. E quegli occhi non sono gli occhi di un cane, sono gli occhi di un essere umano. Ricerche scientifiche sono giunte a dimostrare che negli animali c’è intelligenza, c’è passione, c’è perfino il senso del giusto e dell’ingiusto, ossia una morale. Non hanno la parola? Mica vero, ne hanno diverse. Le abbaiano, le miagolano, le muggiscono, le cinguettano. E forse sono più sagaci di noi, perché capiscono le nostre parole mentre noi non riusciamo a capire le loro.

Cane_Rocco-8-237x300Coccolato da adulti e bambini, Rocco viveva in casa Appignanesi, a Colmaggiore di Tolentino, e ogni tanto si concedeva qualche scappatella, magari per seguire sue simili un po’ civettuole, una delle quali, in prossimità del Natale del 2003, se l’è portato lontano, al di là dei confini con Macerata. E qui dev’essere stato accolto – catturato? – da altri adulti e da altri bambini, che l’hanno trattato bene e se lo son tenuto per oltre otto anni. Perché non è scappato? Mistero. L’amore, suppongo, la passione per quella cagnetta. Ma il tempo passa per tutti e quando diventiamo vecchi capita anche a noi di creare problemi a chi ci sta vicino. E Rocco, colpito da una paresi progressiva alle zampe – pardon, alle gambe – posteriori, non era più di gran compagnia. Per cui i suoi nuovi padroni – umani, dunque disumani – l’hanno abbandonato, stavolta in prossimità del Natale 2012, dalle parti di Montanello, dove sarebbe morto di stenti  se il servizio veterinario dell’Asur non l’avesse raccolto e consegnato alla Cooperativa Meridiana e all’associazione Argo che gestisce il canile comunale di Macerata. Si scopre allora che Rocco ha, invisibile, sotto pelle, un microchip con i dati di Colmaggiore e, miracoli dell’elettronica, nel giro di poche ore gli Appignanesi vengono avvertiti e l’intera famiglia si precipita a riprenderselo. Rocco li riconosce, guaisce di gioia, si commuove, dai suoi occhi – guardateli, son proprio umani – scendono lacrime. Lieto fine? Sì, ma ce n’è un altro. Lui si muoverebbe abbastanza bene se potesse disporre di uno speciale carrello per le sue zampe – pardon, per le sue gambe – ma questo supporto è costoso. E allora? Qui entra in gioco Cm, che diffonde la notizia e i lettori, a migliaia, ne amplificano la diffusione. Un paio di giorni e salta fuori un ragazzo: “Il carrello ce l’ho io, non mi serve più, il mio Lassie è morto, ve lo regalo”. E Rocco potrà camminare.

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Rocco ha riabbracciato la sua famiglia dopo nove anni

Un passo indietro. Questa  mia rubrica di fine d’anno avevo deciso di dedicarla alla cosa più buona accaduta nel nostro 2012. Era un mese che ci stavo pensando. Poche, le cose buone. Qualcuno che ha rischiato la vita per soccorrere qualche altro, gesti  individuali di solidarietà verso chi è finito sul lastrico, portafogli smarriti e restituiti ai proprietari, il tradizionale pranzo di Mirella “da Ezio” offerto a duecento persone cui il destino ha voltato le spalle. Niente di clamoroso, niente di eccezionale. E altre buone cose, che pure ci sono state, le ha appannate, indebolite e perfino contraddette il  tipico disincanto  dei maceratesi  per cui tutto deve sfibrarsi in una sorta di scettica mediocrità.

Si pensi  alla recente inaugurazione del restauro della chiesa di San Filippo, uno straordinario gioiello di fine Seicento che va a moltiplicare la bellezza del centro storico. Ottima cosa, resa ancora migliore dal confronto coi grigiori non solo economici dell’epoca attuale. Una gran festa, in teoria, a testimonianza di  una città che crede in se stessa, di una città che davvero si ama. E c’è stato il concerto diretto dall’illustre clavicembalista Marco Mencoboni (toh, un maceratese!) su musiche di Giuseppe Peranda (toh, un altro maceratese!), uno dei più famosi  compositori italiani nella Germania barocca di quattro secoli fa. Ma non poteva mancare qualche nota stonata, altrimenti sarebbe stata una festa troppo grande, troppo fuori scala rispetto alla perenne malattia che ci affligge: volare basso, non alzare il volume, diffidare del mettersi in luce. E allora poca risonanza, pochi squilli di tromba, poco impegno degli enti pubblici nell’invitare gli amanti della bellezza ad accorrere anche da fuori. E, la domenica, l’improvvida chiusura dei parcheggi coperti e degli ascensori. Il ritrovato splendore della chiesa di San Filippo? Altrove sarebbe stato un momento di gloria civile. Qui, invece, il mercatino dei prodotti francesi ha contato molto di più.

E si pensi a un’altra cosa buona, sempre in teoria: la “verifica” fra i partiti del centrosinistra allo scopo di risolvere, finalmente, gli screzi che da due anni stanno gravemente logorando i rapporti fra l’amministrazione comunale e la sua maggioranza consiliare, e la città ne subisce le conseguenze. Un’approfondita analisi della situazione non solo locale? Una chiara presa d’atto delle risorse di bilancio? Un accordo sulle priorità di programma? Magari! Ed ecco, puntuale, la nota stonata: da quel che è dato di sapere, la “verifica” si ferma alle poltrone in giunta e nelle partecipate. E si pensi all’appello del professor Adornato per “stringersi a coorte” in una candidatura cittadina e provinciale a “capitale della cultura”. Era una cosa buona, l’incitamento a volare un tantino più su.  Bene, se n’è parlato per un giorno, forse due. Poi basta: archiviato. E in ossequio al vivere sotto una floscia bandiera dai colori smorti qualcuno l’ha definito “delirio di onnipotenza”.

Ma è possibile che in questa benedetta città non ci sia mai una cosa buona in assoluto, una cosa buona finita bene, una cosa buona senza note stonate, una cosa buona a tal punto singolare nella sua bontà da attirare l’interesse di giornali e televisioni nazionali?  Una, sì, una ce n’è stata. E si chiama  Rocco, il vecchio cane che è balzato in prima pagina grazie alla sua avventura dal sapore di fiaba. E inchinandomi alla fantasia mi vengono alla mente i titoli di due celebri film. Il primo si riferisce a lui: “Torna a casa, Lassie!”. Il secondo – “Rocco e i suoi fratelli” – si riferisce all’affetto con cui è stato accolto, pur malandato, dalla famiglia che lo ebbe per prima. E non solo. C’è il perfetto funzionamento dei servizi pubblici, c’è la dedizione del volontariato, c’è la generosità di un ragazzo che non vuole vantarsene, c’è addirittura la concomitanza fra due pur lontani  periodi natalizi. Ho messo tutto insieme e ho concluso che lo scettro di cosa più buona, più bella e più giusta del 2012 debba andare proprio alla storia di Rocco.



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