Fra Paciotti e Troiani
la differenza è nel web

Da una parte il prezzo da pagare alla modernità e dall’altra l’esigenza di non superare i limiti della decenza, il confronto fra lo stilista e chi è privo di stile
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Il dibattito che si va accendendo, in Italia e non solo in Italia, sugli effetti e i limiti del crescente uso del web, dei blog e dei social network  (diventerà questo, in futuro e a livello planetario, l’unico mezzo di comunicazione interpersonale per scambiarsi opinioni di tutti, fra tutti e su tutto? Gianroberto Casaleggio, il “guru” di Beppe Grillo, ne è felicemente sicuro) mi offre l’occasione di riflettere su due vicende di opposto segno che si sono verificate a Civitanova e hanno avuto come protagonisti  per un verso Cesare Paciotti , lo stilista affermato oltre i confini nazionali, e per l’altro verso l’ex vicesindaco Fausto Troiani.

La Land Rover Defender di Cesare Paciotti impantanata alla Foce del Chienti

La Land Rover Defender di Cesare Paciotti impantanata alla Foce del Chienti

Prima vicenda. All’alba  di un qualche giorno fa Paciotti è finito in mare alla foce del Chienti con la sua “Land Rover Royal Defender” (leggi l’articolo), un fuoristrada da numeri uno, a bordo del quale c’era pure il suo dobermann, un cane anch’esso da numeri uno. Dododiché, conclusosi l’intervento dei vigili del fuoco che l’hanno tratto fuori da una situazione imbarazzante e forse rischiosa, la Capitaneria di Porto l’ha multato di 206 euro per aver violato il Codice della Navigazione (leggi l’articolo). Fin qui il fatto, curioso ma non clamoroso. Davvero clamorosa, invece, è stata l’eco che nel web, nei blog e nei social network ha suscitato la notizia di quell’infortunio e di quella multa. Pensate:  Facebook e Twitter a parte, solo su Cronache Maceratesi  si sono avute quarantacinquemila letture cui han fatto seguito cento commenti, la gran maggioranza dei quali con toni sarcastici ma non oltraggiosi sul personaggio in questione (uno, che m’è parso fra i più garbatamente graffianti,  l’ha fatto un anonimo Lord Kevin: “Il suo prossimo obiettivo sarà violare il Codice della Strada con lo yacht”). A questo punto – sempre nel web – Cesare Paciotti ha replicato dicendosi  offeso per l’immotivato e irrispettoso scandalismo di quelle reazioni, nelle quali, forse, ha intravisto un’ombra di lesa maestà.

Cesare Paciotti fotografato subito dopo l'accaduto (foto Picchio)

Cesare Paciotti fotografato subito dopo l’accaduto (foto Picchio)

Figlio di Giuseppe, un imprenditore che molti anni fa creò a Civitanova un’azienda per la produzione di scarpe, Cesare ha avuto il genio di cavalcare la modernità nel ruggente settore della moda aprendo l’iniziativa paterna anche alle borse, agli indumenti e agli arredi secondo linee estetiche che l’hanno reso famoso nel mondo. Ricco, di bell’aspetto e di solido carattere, non da oggi lui è l’uomo più eminente della comunità civitanovese, fino al punto che in città esiste una rotonda stradale intitolata ai Paciotti. Ma la modernità comprende un altro settore ruggente, quello del web, dei blog, dei social network. E chi gode di una così vasta e meritata visibilità non può rifiutarsi di pagare il prezzo forse sgradevole di questa nient’affatto sgradevole esposizione pubblica, anche perché il successo all’estero del suo “made in Italy” trova  impulso pure dall’immediatezza e dalla rapidità degli attuali mezzi di comunicazione e di relazione tra gli individui. Mi perdoni ma io, nei suoi panni e proprio in omaggio alla modernità, l’avrei tranquillamente pagato, questo prezzo, magari con un sorriso e senza chiudermi in risentimenti  di carattere personale. In fondo gli strali della cosiddetta gente comune somigliano a quelli dei giullari delle corti rinascimentali, che i re accettavano con intelligente allegria, ben consapevoli della propria intangibile sovranità.

Fausto Troiani

Fausto Troiani

La seconda vicenda ha anch’essa a che vedere col web, i blog e i social network, ma è di segno opposto perché il protagonista della prima ha giocato in difesa mentre quello della seconda ha giocato all’attacco. E mi riferisco agli insulti che il dottor Fausto Troiani, già vicesindaco e animosamente schierato a destra, ha rivolto su Facebook a Dario Fo e a Franca Rame appena defunta, definendo lui un “alcolizzato” e lei “quella tro …”, un termine sin troppo chiaro nonostante i furbastri puntini di sospensione (fra l’altro Troiani l’ha usato senza badare all’assonanza col proprio cognome e dimenticando che in passato Franca Rame fu stuprata da un branco di ragazzotti di estrema destra ).  Ora questo ex vicesindaco, che oltre a non essere uno … stilista non è nuovo a invettive del genere (sempre su Facebook avrebbe dato della “baldracca” al magistrato Ilda Boccassini), può eccepire che i suoi bersagli sono tutti di grande, pubblica e importante visibilità,  per cui, come ho già detto a proposito di Cesare Paciotti, debbono rassegnarsi a pagare il prezzo della loro privilegiata condizione.

Ma, come nella vita normale di ciascuno di noi, pure nel web, nei blog e nei social network dovranno pur esserci dei limiti, magari estremi, improntati a un minimo di umana decenza, limiti che se chi usa il web, i blog e i social network non ha la sensibilità di porseli  da solo dovrà pur esserci qualcuno o qualcosa – una legge? – in grado di imporglieli. Ed è di questo che appunto si discute, in Italia e non solo in Italia, a proposito del web, dei blog e dei social network, in un vivace confronto tra tesi ultraliberiste e tesi  inclini a soluzioni restrittive. Si troverà una via di mezzo che salvi l’umanità da uno tsunami di volgarissime contumelie di tutti contro tutti?



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