La maggioranza
è all’opposizione

La “nuova storia” di Carancini potrebbe concludersi in questi giorni. E ancora non sappiamo per quali ragioni che non siano solo di poltrone
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I banchi della maggioranza

di Giancarlo Liuti

Da qualche parte si lamenta che a Macerata l’opposizione di centro destra non sia abbastanza incisiva. Falso: l’opposizione di centro destra – anzi, di estrema destra – esiste e come. E se non esiste nel Pdl, esiste certamente nel Pd, nell’Idv e nella sinistra radicale, dove, a giudicare da ciò che hanno riferito alcuni giornali, il processo contro il sindaco va ormai assumendo il tipico stile delle leggi razziali del 1938 con prospettive Auschwitz e delle purghe d’epoca staliniana con prospettive Siberia. Ovviamente sto esagerando, ma non sono tanto lontano dal vero quando leggo che se Carancini non accetterà di modificare radicalmente la propria giunta secondo la volontà della coalizione, il Pd (il Pd!) potrebbe ordinare ai propri assessori (Manzi, Blunno, Canesin) di dimettersi e se loro tenessero duro potrebbe perfino espellerli dal partito. Solo voci? Può darsi. Fra l’altro come al solito, circolano blande smentite. Ma sono voci che certamente provengono dal Pd e che, guarda caso, corrispondono, nello spirito e nella lettera, al draconiano documento della verifica-processo tuttora in atto – ma in sostanza già conclusa – fra le forze della coalizione di una maggioranza che ormai è la vera opposizione.

Perciò si profila qualcosa che rispetto alle primarie e alle elezioni di un anno fa ha l’aria di essere un colpo di stato. Intendiamoci, non tutte le rivoluzioni e non tutti i colpi di stato mancano di buone ragioni. Si pensi al voto del Gran consiglio del fascismo che nel ’43 destituì Mussolini, si pensi alla perestroika e alla glasnost di Gorbaciov che nel 1991 provocarono la dissoluzione dell’impero sovietico, si pensi alle rivolte democratiche di Egitto, Tunisia e Libia. Ma in questi casi le buone ragioni furono dichiarate, documentate, portate al giudizio dei popoli. A Macerata, invece, gli accadimenti si susseguono senza che la politica – questa mediocre politica di corridoio, questa maleodorante politica delle segrete stanze – dica in che consistono gli errori di Carancini, quali problemi non ha affrontato o ha affrontato male, su quali fatti non ha rispettato gli impegni di programma, quali danni ne sono derivati ai reali interessi della città, e senza che Carancini dica apertis verbis quali sono, al contrario,  gli argomenti a suo favore. E’ di questo, signori, che la politica avrebbe il sacrosanto dovere di parlare. Invece niente. Tutto si riduce, da una parte e dall’altra, a una questione di poltrone, in giunta e nelle partecipate. E all’ostinazione di Carancini di non mollare la presa. Era questa la sua “nuova storia”? O è questa la “vecchia storia” di chi vuole cacciarlo via? Poniamo insomma che Irene Manzi ceda il suo posto di vicesindaco a Narciso Ricotta. Che vantaggi ne trarrebbe la cittadinanza? Magari potrebbero essercene, ma per quale motivo i cittadini maceratesi ne sono tenuti all’oscuro? E Canesin, e Blunno, di quali colpe si sono macchiati? Soltanto di occupare una sedia che a giudizio del Pd dovrebbe andare a qualcun altro? Tutto qui? Domanda dal sen fuggita: e chi se ne frega? L’ho già detto in passato e torno a dirlo: non difendo nessuno, semmai accuso tutti.

So bene che la “nuova storia” di Carancini non piacque sin da subito – ah, l’urbanistica! – alla componente del Pd ex Margherita, o, meglio, ex Meschini. Ma le primarie – democrazia, democrazia! – stabilirono che piaceva prima agli iscritti al Pd e poi all’intera coalizione, e infine, agli elettori. Tutto questo non conta nulla? Ripeto: conterebbe poco se poi, per il successivo e supposto malgoverno dell’amministrazione, la città ne avesse subito conseguenze negative. Ma ditecele, queste conseguenze! Documentatele, esponetele, elencatele nei fatti! Se invece ci troviamo costretti a immiserirci sulle bizze pro domo loro di un Lattanzi o di un Carelli o di un Garufi, allora, signori, la risposta è una sola: e chi se ne frega? Ma sia. Venga pure un commissario prefettizio. Resti per un anno. Anzi, di più. Resti per sempre. E monsignor Giuliodori continui pure a benedirci con omelie sangiulianesche che in realtà sono programmi di civica e laica gestione della cosa pubblica. E Pettinari, nuovo presidente della Provincia, lanci pure frecciatine anticarancini sullo Sferisterio, forse tramando, sotto sotto, per un nuovo assetto comunale con dentro l’Udc. Ahinoi, come siamo ridotti! Sia chiaro. Non ce l’ho con loro. Il fatto è che questa politica – con Mandrelli segretario del Pd si sperava in un salto di qualità –  non merita altro. E non si dica che l’opposizione di centrodestra non esiste. Non solo c’è, ma è forte. Solo che si chiama centrosinistra.



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