L’informazione locale meglio della nazionale?

In potenza di fuoco il confronto è improponibile, ma c’è una “qualità” che deriva dal grado di autonomia rispetto agli interessi di altra natura.
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Brutta notizia quella delle lettere di licenziamento che la Beta Spa ha spedito ai ventuno dipendenti di Tvrs, l’emittente televisiva recanatese in attività dal 1979 ed ora destinata a ridimensionarsi. Brutta non soltanto per la maggior parte di quelle ventuno persone, fra cui cinque giornalisti. E non soltanto per il tramonto di una realtà che nel corso di ben trentaquattro anni ha svolto il compito non facile di farsi apprezzare da migliaia e migliaia di fedeli spettatori. Ma brutta per un’altra ragione, che più in generale riguarda l’esistenza, la natura e la qualità dell’informazione cosiddetta locale in un settore importante come quello televisivo, dove adesso, se mi limito a considerare le emittenti nate e cresciute nel Maceratese e dotate di  discreta audience, ne rimane solo una: Video Tolentino, molto seguita nell’entroterra, ben diretta e con ampi spazi riservati, appunto, all’informazione. Troppo poco, per un territorio di oltre trecentomila abitanti. Un tempo c’era Telemacerata, ma anch’essa  mutò identità passando a un gruppo prima toscano ed ora emiliano e continua sì a occuparsi di cronaca locale in un quadro regionale e ultraregionale col nome di “èTv” (fra l’altro svolge le riprese in diretta delle sedute consiliari del capoluogo) ma, insomma, le radici non sono più le stesse. E questo conta.

Non a caso ho parlato di qualità dell’informazione, che in gran misura dipende dagli assetti  proprietari e dai contingenti interessi economici e politici degli editori. Ebbene, nonostante i forti limiti finanziari e dunque produttivi, a me pare che in fatto non certo di quantità ma di qualità l’informazione locale sia, nel suo piccolo, migliore di quella nazionale, nel senso di più autonoma, più oggettiva e, se mi si consente di estremizzare il giudizio, meno faziosa. Il che riguarda la televisione, la carta stampata, le radio e i quotidiani online. Per quanto concerne la carta stampata, vero è che le pagine locali del Resto del Carlino (nettamente il più diffuso in provincia), del Corriere Adriatico e del Messaggero dipendono da editori – Riffeser e Caltagirone – i cui interessi  economico-politici pesano e non stanno nel nostro territorio, ma, sarà magari per convenienze diffusionali, alle rispettive redazioni locali viene concesso un certo margine di autonomia da cui risulta un evidente vantaggio per la qualità, come ho detto, di ciò che si scrive e si pubblica, ovviamente in sintonia con una linea dettata dall’alto ma con esiti pratici che di questa linea non sono di automatica, meccanica e passiva esecuzione.

Che cosa intendo per qualità dell’informazione? Lo dicono un paio di principi deontologici del giornalismo. Il primo: rispettare la verità sostanziale dei fatti. Il secondo: tenere distinti i fatti dalle opinioni. Ebbene, su questi due punti gli ultimi vent’anni hanno registrato un impressionante declino sia nella carta stampata sia nelle emittenti  televisive e radiofoniche, nel senso che i fatti vengono sistematicamente subordinati alle opinioni e troppo spesso non si tiene conto della verità sostanziale dei fatti, così impedendo alla pubblica opinione di farsi un’idea pur approssimativa della verità, che, magari con sfumature diverse, dovrebbe essere, ogni volta, una sola. Questo severo giudizio sulla qualità dell’informazione nazionale non si riferisce a tutte le testate singolarmente prese. Vi sono eccezioni importanti, ma la media è sconsolante. E a farla peggiorare contribuiscono casi di totale militanza politica come quelli del “Giornale”, di “Libero” e, sull’altro versante, del “Fatto quotidiano”. Dopodiché, a scalare, ce ne sono altri, e in ogni campo, televisione, radio, online. Organi d’informazione, voglio dire, finalizzati non a informare ma a fare proseliti e a demonizzare gli avversari, e a farlo, ripeto, con uno stile smaccatamente di parte.Nella nostra provincia operano 39 giornalisti professionisti  (il giornalismo è il loro unico mestiere) e 292 pubblicisti (il mestiere prevalente è un altro). Ebbene, nonostante i limiti economici e strutturali di cui ho già detto – la sproporzione delle forze in campo è enorme – ma forse anche grazie a questi limiti, i giornalisti che operano in provincia sono posti nella condizione di lavorare con un buon margine di autonomia professionale, il che favorisce la qualità del prodotto. Sono forse più bravi dei loro colleghi nazionali? No, sono semplicemente più liberi. Questo, ma fino a un certo punto, nella carta stampata. E con maggiore evidenza nelle emittenti radiofoniche (considerando le più importanti, in provincia ne esistono sei: Multiradio di Tolentino, Radiolinea di Civitanova, Radio Erre di Recanati, Radio Nuova di Macerata, Radio Cuore di Recanati, e mi scuso se involontariamente ne dimentico qualcuna), in quelle, pochissime, televisive e in quelle, ancora più rare, che operano in Rete, nel Web, nell’Online.

Qual è la situazione provinciale in quest’ultimo settore, nuovo ma dotato di una forza che gli viene da tendenze e da realtà di livello mondiale? E’ una situazione di “working in progress”, come s’usa dire: i soggetti in attività, da noi, non sono più di due, uno dei quali, a Civitanova, non gode ancora di notevole rilievo. Ma il futuro lascia prevedere che essi siano destinati ad aumentare. Uno, intanto, ha già spiccato il volo e in un pugno d’anni  ha assunto un’importanza che va oltre i confini della provincia. Mi riferisco, l’avrete capito, a “Cronache Maceratesi”. E lo faccio con un minimo d’imbarazzo, consapevole del rischio di cadere nella fattispecie del “conflitto d’interesse” per il fatto che la mia firma vi compare da tempo. Mi fermo allora a qualche dato oggettivo: oltre venticinquemila “visite uniche” – non ripetute – al giorno, oltre trecentomila al mese, primo posto in Italia per l’indice di visibilità nel rapporto fra “visite uniche” e popolazione di riferimento, quasi seimila coloro che si sono registrati per intervenire, commentandoli, sugli articoli quotidiani. E,  ciliegine sulla torta, due premi, uno dei quali su scala nazionale. Dal settembre del 2008, quando Matteo Zallocco ebbe l’idea di fondare questo giornale, “Cronache Maceratesi”, dunque, di strada ne ha fatta parecchia e in totale autonomia proprietaria, direzionale e gestionale da interessi  di altra natura. E qui mi riallaccio al discorso generale che ho cercato di fare all’inizio, ossia al grado di autonomia delle varie testate rispetto alle pressioni, alle convenienze e agli interessi  “extra-aziendali” di chi le possiede: quanto tale grado è minore tanto peggiore è la qualità dell’informazione ai fini di una reale crescita democratica della società. Ed è in questo che, nel suo piccolo o nel suo piccolissimo, l’informazione locale mi sembra migliore di quella nazionale.



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