Stavolta un miracolo
l’hanno fatto i frati

Il museo d’arte sacra dei Servi di Maria a Montefano è un “autentico gioiello”, parola del sovrintendente regionale di Urbino. La fede, la cultura, la bellezza
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di Giancarlo Liuti

“E’ un autentico gioiello”, ha detto Gabriele Barucca, direttore della sovrintendenza regionale ai beni storici e artistici, inaugurando a Montefano il piccolo museo d’arte sacra nel convento dei Servi di Maria dove ha sede il Centro di studi biblici guidato da padre Alberto Maggi con l’aiuto di padre Ricardo Perez Marquez. Nelle due sale, allestite con rara eleganza a totale carico del convento, sono esposti centinaia di oggetti che in massima parte risalgono al Settecento ed erano sparsi in vari locali o conservati alla rinfusa nei sotterranei. Vengono così a nuova luce ostensori , calici, pissidi e turiboli d’argento, reliquari in filigrana d’argento e oro (preziosi, questi ultimi, anche per le ridottissime dimensioni), candelabri in legno dorato, tovaglie d’altare con lamine d’oro, tabernacoli in legno dorato e finto marmo. In tal modo le Marche si arricchiscono di un luogo nel quale il visitatore – basta bussare al convento  – solleva il proprio animo a visioni di pura bellezza e a riflessioni sullo scorrere dei secoli.

Museo-Montefano-4-1024x764  Il convento di Montefano fu costruito nel 1640 per ospitare monache cistercensi che però non vi si trasferirono, per cui, trent’anni dopo, venne ceduto ai frati mendicanti dei Servi di Maria – ordine religioso del Duecento caratterizzato da una particolare devozione alla Madonna – che vivevano nelle campagne della zona. Nei primi del Settecento fu edificata,  di fianco al convento, la chiesa  di san Filippo Benizi, uno dei primi priori dell’ordine. Seguirono tempi di  fulgore, con le famiglie patrizie del luogo che effettuarono lasciti e donarono oggetti di culto. Poi, dagli inizi del Novecento, il declino. E per dieci anni il convento fu chiuso. Ma quando , sul finire del secolo, i Servi di Maria decisero di stabilirvi il Centro di studi biblici – una realtà, oggi, di livello internazionale – e di affidarlo all’incredibile dinamismo culturale di padre Alberto, teologo di opinioni molto avanzate e non sempre in linea con l’ufficialità istituzionale della Chiesa , ecco la riscossa, ecco il fiorire di iniziative, ecco l’accorrere di fedeli da ogni parte d’Italia, ecco la crescente attenzione dello Stato, della Regione e della Sovrintendenza, che utilizzando le leggi per i danni agli edifici storici causati dal terremoto del ’97-’98 finanziarono il restauro dell’intero convento, lavori che presero il via nel 2008 e dovrebbero concludersi entro dicembre.

 Museo-Montefano-3-300x200 Così, tre anni fa, sull’onda del crescere di notorietà e di prestigio, venne l’idea del museo (merito di padre Ricardo, dice padre Alberto) e in poco tempo, grazie anche alla collaborazione di laici entusiasti del progetto, il rilucente contenuto delle due sale è pronto ad essere vissuto e ammirato, espressione non solo di fede religiosa ma anche di un’attiva presenza nel sostegno alla cultura e alla memoria storica delle Marche. Una scelta di forte spirito innovativo, quest’ultima, che indirettamente si collega a quanto l’assessore regionale Pietro Marcolini ha più volte indicato come funzionale al progresso economico e sociale, e come possibile leva per la riscossa dalla crisi.

Museo-Montefano-1-2-223x300Né si dimentichi che nel 2002, su idea del professor Filippo Mignini, l’eminente studioso, fra l’altro, della figura di Padre Matteo Ricci,  l’allora assessore provinciale alla cultura Renato Pasqualetti realizzò un “Sistema museale” al quale tuttora aderiscono ben 62 dei 94 musei censiti in tutta la regione (un primato, questo,  che dimostra di quale entità sia il tesoro di bellezza diffuso nel nostro territorio). Ripeto: “Un autentico gioiello”, ha definito il sovrintendente Barucca il “miracolo” di Montefano. Piccolo, certo. Ma ci sono riusciti due frati, praticamente da soli, alla cui professione di fede si accompagna una visione altamente civile di servizio alla comunità dei cittadini. Vien da pensare ai monaci che riuscirono a illuminare i cosiddetti secoli bui dell’alto medioevo raccogliendo, conservando, copiando e salvando dalla distruzione moltissimi testi greci e romani. Ora che è ufficialmente entrato a far parte del patrimonio pubblico regionale, questo museo dei Frati di Maria non è più soltanto loro, è nostro, è di tutti. Montefano, Macerata, le Marche debbono essergliene grate.

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