I parcheggi, eterna croce

Le auto aumentano e lo spazio non è illimitato. Che fare? Rassegnarsi a pagarlo.
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parcheggio-a-pagamentodi Giancarlo Liuti

La questione dei parcheggi è una di quelle – forse la più dibattuta – che da anni movimentano la cronaca maceratese. Negli ultimi giorni, poi, ha avuto una ulteriore impennata polemica per la delibera comunale di comminare una multa di 39 euro a chi parcheggia sulle strisce blu senza esporre lo scontrino dell’avvenuto pagamento orario. Questa delibera, che applica l’articolo 7 del codice della strada (sanzione amministrativa da 38 a 155 euro), ha indotto i vertici locali dell’Idv a contestare con particolare durezza l’assessore Ubaldo Urbani (dell’Idv) e il consigliere Giuliano Meschini (anche lui dell’Idv), accusandoli il primo di non averla preventivamente sottoposta al giudizio della maggioranza consiliare e il secondo di essersi schierato a favore del primo. Ma anche Massimiliano Bianchini, leader di “Pensare Macerata”, ha definito quell’aumento una “vessazione” nei confronti dei cittadini aggravata dal fatto che su tale delibera non era stato convocato un preventivo “vertice di maggioranza”. E’ facile concludere che queste prese di posizione sono figlie dell’ormai famoso documento dell’intero schieramento di centrosinistra contro il comportamento autocratico del sindaco e della giunta. Un percorso che, se la logica conta qualcosa e se non vi saranno deviazioni, avrà come sbocco finale la mozione di sfiducia, le dimissioni di Carancini, l’arrivo di un commissario prefettizio e nuove elezioni. Ma questa è un’altra storia, rispetto alla quale i parcheggi, le strisce blu e le multe svolgono un ruolo secondario e strumentale, quello del passo dopo passo. E dunque, siccome l’odierna “Domenica del villaggio” voglio dedicarla proprio ai parcheggi, la lascio perdere, quest’altra storia. E vengo al punto.

Che chi parcheggia sulle strisce blu senza esporre lo scontrino venga inflitta una multa mi sembra giusto. Che per evitare di incorrervi è sufficiente esporre lo scontrino dell’avvenuto pagamento per la sosta non mi pare un gran sacrificio. Che quei 39 euro non sono pochi è evidente. Che potevano e dovevano essere di meno o non dovevano esserci affatto non sono in grado di dirlo (ma quell’importo è stabilito dalla legge e ignoro con quale sistema il Comune avrebbe potuto abbassarlo, azzerarlo o far finta di niente). Che qualsiasi delibera di giunta debba ottenere il consenso dei partiti di maggioranza è ragionevole, purché tale principio non degeneri nella sistematica contestazione dei margini di autonomia che la legge garantisce al sindaco eletto direttamente dal popolo. Che il problema dei parcheggi esista e la cittadinanza lo avverta con crescente disagio è fuor di dubbio. Che l’amministrazione comunale lo gestisca meglio – risolverlo no, leviamocelo dalla testa – è nell’ordine delle cose auspicabili (impianto di Rampa Zara, contratti più flessibili coi gestori privati dei parcheggi coperti, eccetera).

Tuttavia c’è un aspetto che continua a sorprendermi e che riguarda la mancanza nella classe dirigente (non solo maceratese, ma direi nazionale e addirittura europea) di quell’impegno quasi “pedagogico” (brutta parola ma non me ne viene un’altra) che dovrebbe essere il fondamento della buona politica e che consiste nello stimolare la cosiddetta gente comune a partecipare, sì, alle scelte e alle decisioni, ma anche a riflettere sulla realtà per capirne le cause e gli effetti e per rendersi conto delle responsabilità che ne derivano e coinvolgono l’intera collettività. Mi sorprende, insomma, la consapevole o inconsapevole rinuncia della politica alla sua prioritaria funzione di guida degli umori, dei sentimenti e degli interessi della società.

Riflettere, dunque. Su che cosa? Veniamo a noi. Dalle rilevazioni ufficiali sul 2009 sappiamo che nelle Marche circolavano 950mila autovetture, pari a 63 ogni cento abitanti. Non dispongo di dati  per provincia né, a maggior ragione, per città. Ma è da supporre che nei capoluoghi quella percentuale fosse perfino più alta. A Macerata, dunque, circolavano, grosso modo, 25mila autovetture, 63 ogni cento abitanti. Sono diminuite negli ultimi due anni? No. Stando all’incremento registrato a livello nazionale – 6 per cento all’anno – è più probabile che siano aumentate.

E dove si muovono e si fermano questi almeno 25mila automezzi? In una città con vie non molto larghe, senza vaste pianure se non lontane dal centro e dall’immediata periferia, con un’alta affluenza quotidiana di personale che lavora in uffici pubblici e privati, dalla scuola alla pubblica amministrazione, alla sanità, alle banche, eccetera. Ecco allora una seconda riflessione: rispetto a questo stato di cose si crede forse che lo spazio per parcheggiare sia illimitato? Non solo non è illimitato, ma è limitatissimo. E qual è l’inevitabile conseguenza di una situazione in cui un certo bene non è illimitato? Che se ne paghi il consumo, specie se il consumo è crescente, in modo che calmierando il consumo individuale possa usufruirne il maggior numero possibile di persone. Una volta l’acqua era un bene illimitato, oggi no. E ci costerà sempre di più. Così lo spazio da destinare ai parcheggi. E’ dunque indispensabile farlo pagare, poco o molto a seconda di quanti sono coloro che ne hanno bisogno. Più crescono loro, più costerà parcheggiare. E crescono, crescono. Il problema, in fondo, è delle troppe auto, non dei pochi parcheggi.

Quei trentanove euro, ripeto, sono parecchi. Forse troppi. Ma, a parte l’eventuale intenzione del Comune di farne una modestissima cassa, essi  tendono a ostacolare che alcuni automobilisti, non pagando il parcheggio, sostino nelle strisce blu per un tempo indeterminato, con ciò sottraendo quegli spazi ad altri automobilisti. Ancor più ragionevolmente la stessa cosa va detta per gli spazi gratuiti, dei quali vari gruppi politici, di maggioranza e di opposizione, reclamano a gran voce che si moltiplichino. Sciocchezza! In uno spazio gratuito si può sostare per ore e ore, col risultato di impedire che esso venga utilizzato da più persone. Che lo spazio gratuito sia un sistema per ridurre le disuguaglianze sociali fra chi può spendere un euro e chi non può spenderlo è un’illusione venata di demagogia, perché lo spazio gratuito, semmai, fa crescere la disuguaglianza fra chi è furbo e chi non lo è, rendendo meno egualitario, ossia meno democratico, l’utilizzo di un bene pubblico così scarso.

Terza e ultima riflessione. Possedere una macchina costa. Per il carburante, l’assicurazione, la tassa di circolazione, l’elettrauto, il meccanico, il carrozziere, il gommista. E i relativi prezzi non fanno che lievitare Via, siamo onesti: coloro che per motivi economici non sono in grado di affrontare queste spese non sono tantissimi, altrimenti le auto in circolazione non sarebbero così numerose, e non si accatasterebbero in ogni angolo della città, e molto spesso gli autobus del servizio urbano non viaggerebbero quasi vuoti. Ma tutto questo – le spese che ho appena elencato – è considerato normale. E, quindi, accettabile. Anormale e inaccettabile, invece, appare il costo del parcheggio, tanto da gridare alla “vessazione” se ne deriva la necessità di punire chi non intende pagarlo. Chiedo venia e mi aspetto commenti infuriati, ma questa, secondo me, è un’assurdità. Di noi cittadini. E della politica, che dovrebbe spiegarci il nostro errore. Senza indulgere, sempre a caccia di voti, agli egoismi individuali. Post scriptum: ho forse inteso difendere l’assessore Urbano Urbani dalla condanna del suo leader Guido Garufi? No, se la sbrighino fra di loro. Ho semplicemente cercato di riflettere sulla vera natura di un problema che sta diventando sempre più acuto e troppo spesso si alimenta di opportunismo e di facile demagogia.



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