Il dilemma dell’energia:
botte piena o moglie ubriaca?

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO
di Giancarlo Liuti
- caricamento letture
fotovoltaico-rai-2-300x201

Pannelli fotovoltaici in provincia

di Giancarlo Liuti

Giorni fa, lungo la strada di Chiarino, m’incantai ancora una volta alla vista delle dolcissime colline che i colori della primavera rendono a tal punto affascinanti da pretendere una sosta e un pensiero alla terra delle armonie cantata da Leopardi. A un certo punto, però, lo spettacolo fu interrotto dalla comparsa di una vasta lenzuolata di neri pannelli fotovoltaici che somigliavano a un funerale per la morte della bellezza. Allora mi dissi: “Pazienza, mio caro. Questo è il giusto prezzo da pagare per liberarci dal gas, dal carbone, dal petrolio e dai rischi delle centrali nucleari“. Ma poi mi venne in mente quel vecchio proverbio che ammonisce sull’impossibilità di volere la botte piena e la moglie ubriaca. Un proverbio brutto, perché insopportabilmente maschilista e, in fondo, anche assurdo (quale sarebbe il vantaggio per un marito di vivere con una moglie in preda ai fumi dell’alcol?). Tuttavia saggio, perché insegna che nella vita non si può avere tutto, specialmente quando si tratta di cose che si escludono a vicenda. Quel bislacco marito, dunque, deve scegliere: se gli piace la moglie sbronza, si rassegni a una botte che piano piano si vuota. O viceversa. Non c’è nulla, a questo mondo, che non abbia i suoi pro e i suoi contro. E bisogna tenerne conto, e rifletterci, e non stancarsi mai di cercare un equilibrio fra l’impulso del desiderio e il freno della ragione.

fotovoltaico-chiesanuova

Striscioni contro il fotovoltaico a Chiesanuova

Già, il problema dell’energia. Gli ambientalisti – mi ci metto anch’io – hanno ottime frecce nel loro arco. No al gas naturale, al carbone e al petrolio, che oltre a non durare in eterno provocano danni alla salute, crisi economiche, tensioni internazionali, guerre. No alle centrali atomiche, che, come dimostrano Chernobyl e Fukushima, non offrono garanzie assolute contro catastrofi capaci di contaminare per secoli popolazioni di interi paesi e interi continenti. E allora? La soluzione esiste: il vento e il sole. Energie rinnovabili perché infinite. E pulite perché non comportano effetti nocivi. Forza, dunque, con gli impianti eolici e fotovoltaici. E ben vengano incentivi statali e regionali per favorirne la diffusione.

Attenzione, però. In Italia il fabbisogno annuo di energia elettrica è soddisfatto per l’80 per cento dalle fonti non rinnovabili (gas naturale, carbone, petrolio, importazione di energia soprattutto nucleare) e per il 20 per cento da quelle rinnovabili, nelle quali, con oltre il 15 per cento, prevalgono le centrali idroelettriche. Seguono il geotermico (esempio: i soffioni boraciferi di Larderello), l’incenerimento di biomasse e rifiuti, e infine, con meno del 2 per cento ciascuno, l’eolico e il solare. Ben si vede, dunque, in che misura dovrebbe crescere lo sfruttamento del sole e del vento per diventare una reale alternativa al gas naturale, al carbone, al petrolio e al nucleare importato dall’estero.

Nel Maceratese 56 progetti di fotovoltaico sono già stati approvati e altri 73 sono in attesa di approvazione. Se tutto va in porto si giungerà, complessivamente, una potenza di quasi 240 megawatt. Per l’eolico siamo appena agli inizi, giacché risulta che finora sono stati approvati solo due impianti – Giulo I e Giulo II, potenza pari a 400 kilowatt  – in territorio di Pievetorina. Ce ne sono altri, dalle parti di Serrapetrona. Ma ancora in fieri.

Che ne pensano gli ambientalisti? Bene, ovviamente. Ma ecco saltar fuori la storiella della botte piena e della moglie ubriaca. Infatti l’espressione “ambiente” comprende una quantità di cose: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i prodotti agricoli che mangiamo ma anche – e non ultimo – il paesaggio che abitiamo. Due casi su tutti. A Chiesanuova e Schito di Treia un impianto c’è già (14 ettari, dieci megawatt, quarantamila pannelli) e un altro (12 ettari, sette megawatt, trentacinquemila pannelli) è stato fermato dal comitato “NoSolareSelvaggio”. Frutto soltanto di quella reazione diciamo egoistica che va sotto il nome di “Nimby” (mai nel mio giardino) per cui certe cose si facciano pure, ma altrove? Non solo. Tant’è vero che esponenti di sicura fede ambientalista si sono uniti alla protesta invitando i giornalisti ad affacciarsi da una piazza di Treia sulla sottostante distesa delle colline e mostrando la chiazza nera dei pannelli che deturpando il paesaggio recano danni a un aspetto non secondario per la qualità della vita e lo sviluppo economico. Figurarsi, poi, con quell’altra chiazza, che per fortuna non ci sarà. Anche il Pd locale ha alzato la voce, dicendo sì, in generale, ai pannelli, ma scagliandosi contro le speculazioni e auspicando “impianti piccoli” a disposizione degli agricoltori. Impianti piccoli? Da dieci kilowatt? Via, non scherziamo. Non sarà certo con allestimenti più o meno domestici che in Italia si potrà significativamente ridurre il ricorso alle energie non rinnovabili, passando dall’attuale 2 per cento a, come minimo, il 20.. Sapete a quanto ammonta il fabbisogno annuo di energia elettrica? A 340 miliardi di kilowatt! E dove crediamo di andare coi dieci kilowatt che servono a irrigare l’orto e a fare la doccia? Purtroppo ci vogliono grandi investimenti, grandi impianti, grandi potenze e grandi occupazioni di aree. Con la conseguenza di altrettanto grandi ferite al paesaggio, una risorsa che diversamente da altri paesi europei è – per l’Italia, e ancor più per le Marche, e ancor più per la nostra provincia – una preziosa carta da giocare anche nel turismo. Dice ancora il Pd: “Va imboccata una strada chiara e diritta. Sì alle energie rinnovabili, ma senza compromettere il paesaggio”. Chiara e diritta? Magari! Il dilemma della botte piena e della moglie ubriaca sta lì a dirci che questa strada sarà pure auspicabile ma, ahimè, non è chiara e neanche diritta.

Un secondo caso riguarda il “Boschetto Ricci”, nella campagna fra Macerata e Pollenza. Qui il progetto prevede l’occupazione di ben quaranta ettari con circa centomila pannelli e una potenza di oltre venti megawatt. Un bel guaio per il paesaggio e per l’agricoltura (ma ai proprietari dei terreni – il Sovrano Ordine di Malta – conviene, perché gli incentivi danno un reddito superiore a quello ricavabile dai prodotti dei campi). Tuttavia c’è una novità. Alle vibratissime proteste di un comitato “Pro Boschetto”, infatti, s’è aggiunto, forse una delle poche volte in Italia, il fermo “no” della “Legambiente” regionale. E vedremo come andrà a finire. Analoghe perplessità, per non dire vere e proprie opposizioni, vi sono state anche per l’eolico: attenzione, si è detto, a non deturpare lo scenario montano dei Sibillini, a protezione del quale esiste un Ente Parco.

Vero è che ci sono controlli pubblici, come l’organismo che valuta l’impatto ambientale. Ma ripeto: per ottenere i risultati sperati, gli impianti eolici e fotovoltaici dovranno assumere dimensioni tali che sarà impossibile evitare una vistosa manomissione del paesaggio. E l’imbarazzo espresso dagli stessi ambientalisti ne è la prova. Con ciò, badate, non intendo affermare che quella del solare e dell’eolico è una via da abbandonare e nemmeno che, sotto sotto, vedrei di buon occhio l’energia nucleare. Nient’affatto. Ma la chiazza nera di Chiarino – e la previsione delle enormi chiazze nere che si renderebbero necessarie in futuro – ha aperto in me un orizzonte in cui le certezze fanno a gara coi dubbi e i dubbi con le certezze. Non è stato ancora creato – né mai lo sarà – un farmaco totalmente privo di effetti collaterali. Ed è con questa realtà che dobbiamo misurarci ogni giorno, rinunciando, per quanto ci riesce, ai fondamentalismi delle verità assolute.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X