Cavolaie e bulldog,
cavolate e bullismi

Dagli animali alla politica: le farfalle, i cani e la vicenda Cosmari - Smea
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Forse per l’estenuazione alla quale ci stanno condannando le vicende politiche nazionali e locali, le cronache di quest’ultimo scorcio d’estate han dato rilievo agli animali, e precisamente alle farfalle e ai cani. Come accadde mesi fa per l’invasione degli storni – i catastrofisti c’intravvidero un presagio di fine del mondo – anche la straordinaria proliferazione delle piccole farfalle bianche chiamate Cavolaie (leggi l’articolo)  ha suscitato non poche inquietudini, tanto da indurre al sospetto che qualcuno, non si sa perché ma certo con scopi malvagi, le avesse segretamente allevate e poi, imitando gli untori di peste di manzoniana memoria, le avesse sparse a migliaia di migliaia nei nostri campi e nei nostri giardini. Per fortuna, alla fine, è giunta l’autorevole voce del biologo David Fiacchini, che ha attribuito questo fenomeno a cause del tutto naturali, come la concomitanza fra particolari condizioni meteorologiche, l’ estrema facilità riproduttiva di questa specie e la ridotta presenza di predatori, quali, ad esempio, le rondini. Le Cavolaie, del resto, si sono moltiplicate dovunque, dai monti al mare, e in ogni regione. Per cui chi si fosse cimentato nella folle impresa di crearle e di farcele piovere addosso come annuncio di giudizio universale non poteva essere che il Padreterno, la qual cosa, considerando la suprema e misericordiosa serietà del personaggio, non era credibile.

CANI - Il corteo di protesta a Porto Potenza

CANI – Il corteo di protesta a Porto Potenza

Ma veniamo ai cani e alle vibranti proteste che i relativi possessori hanno levato contro le delibere dei sindaci di Potenza Picena e di Appignano, il primo ponendo severi limiti alla loro circolazione non solo nella spiaggia ma anche nelle vie di Porto Potenza e il secondo vietando “l’abbaiamento che rechi disturbo al vicinato specie nelle ore 13-16 e 21-07”. Singolare, in proposito, è stata la manifestazione svoltasi al Pincio di Potenza Picena, nel corso della quale oltre quaranta proprietari di cani – “ Basta limitazioni per i nostri animali!”, tuonava un cartello – hanno invocato una maggiore sensibilità da parte dei pubblici poteri verso i “nostri amici a quattro zampe” anche per incentivare il turismo estivo, e a questo proposito si è lamentato che sia stata persa l’occasione di ospitare la carovana nazionale del “Bull’in Tour”, dedicata ai bulldog inglesi. E in merito alla delibera appignanese sull’abbaiamento, le associazioni animaliste sono giunte perfino a citare sentenze della Cassazione in cui si afferma che “per il cane l’abbaiare è un diritto esistenziale” (“Ecco l’ennesima prova – potrebbe ora insorgere una certa parte politica – della faziosità della Corte di Cassazione, che non mette la museruola ai cani ma osa metterla al più grande statista italiano, europeo e mondiale”).

cavolaia

Un esemplare di Cavolaia

Due parole, adesso, mi consentono di passare dagli animali a quegli speciali esseri umani che fanno politica. Le parole sono: “Cavolaie” e “Bull”, che nella lingua italiana richiamano la prima a “cavolata” (balordaggine, sciocchezza) e la seconda a “bullo” (individuo sfrontato, spavaldo, prepotente). E le collego, queste due parole, all’ormai stucchevole tira e molla della  polemica fra il Cosmari e la Smea. Stucchevole perché verte su due temi diversi, in una sorta di ostinato, furbastro e reciproco litigio fra finti sordi:  dalla parte del Cosmari si denuncia che il Comune di Macerata è in ritardo sulla raccolta differenziata e che i dirigenti della Smea guadagnano troppo (vere entrambe le cose, specie la prima, ma il Comune non risponde a tono), e dalla parte del Comune si denuncia che l’inceneritore di Sforzacosta va chiuso in quanto produce diossina anche per colpa dell’inaffidabilità del Cosmari (vera pure questa cosa, ma il Cosmari cambia discorso). Il tutto con scandalizzata indignazione e qualche termine di animosa sfrontatezza sul piano personale. Che dovrebbe aspettarsi  la cosiddetta gente della strada, ossia la pubblica opinione? Che il Comune di Macerata respingesse quelle accuse, cercando, con dati alla mano, di spiegare l’eventuale giustezza del proprio operato. E che nello stesso modo si comportasse il Cosmari, facendo finalmente chiarezza sulla vicenda della diossina e sulle eventuali responsabilità tecniche e gestionali. Invece no. Ognuna delle due parti parla d’altro. E la baruffa continua, senza che i cittadini riescano una buona volta a farsi un’idea – non è forse un loro diritto? – circa le rispettive ragioni e i rispettivi torti. Ma allora, considerando la sostanziale inconcludenza di questa baruffa e la spavalderia, talvolta, di certe espressioni, non mi pare fuori luogo parlare di cavolate e di bulli.



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